The Chandos portrait, believed to depict William Shakespeare. Public Domain

“Non posso capire Shakespeare perché nell’assoluta asimmetria voglio trovare la simmetria. Mi sembra che i suoi drammi siano come enormi schizzi, non quadri, buttati giù da uno che, per così dire, può permettersi di tutto. Capisco come si possa esserne ammirati e chiamarla l’arte più eccelsa, ma a me non piace. Quindi posso capire chi sta senza parole di fronte a questi drammi, ma mi sembra fraintendere Shakespeare chi li ammira allo stesso modo in cui ad esempio si ammira Beethoven”. (Wittgenstein, Pensieri diversi, ripreso dal testo di Adelphi del sett. 1980, p. 156, pensiero del 1950)

Shakespeare e il continente

Se il filosofo austriaco Wittgenstein (1889 – 1951) lamenta la mancanza di simmetria nell’arte di Shakespeare, è ben noto il giudizio di Voltaire (1694 – 1778) su Amleto e il suo autore:

“Je suis bien loin assurément de justifier en tout la tragédie d’ Hamlet: c’est une pièce grossière et barbare, qui ne serait pas supportée par la plus vile populace de la France et de l’Italie. […] On croirait que cet ouvrage est le fruit de l’imagination d’un sauvage ivre. Mais parmi ces irrégularités grossières, qui rendent encore aujourd’hui le théâtre anglais si absurde et barbare, on trouve dans Hamlet, par une bizarrerie encore plus grande, des traites sublimes, dignes des plus grands génies. Il semble que la nature se soit plue à rassembler dans la tête de Shakespeare ce qu’on peut imaginer de plus fort et de plus grand, avec ce que la grossièreté sans esprit peut avoir de plus bas et de plus détestable”. (citaz. da Voltaire, Francois-Marie Arouet. Oeuvres Complètes de Voltaire. Vol. IV. Paris, Garnier Frères, 1877-85. 501-502.)

“Sono ben lungi dal giustificare in tutto la tragedia di Amleto: un dramma grossolano e barbaro che non sarebbe tollerato dalle plebi più vili della Francia e dell’Italia. Penseremmo che quest’opera sia il frutto dell’immaginazione di un selvaggio ubriaco. Ma tra tali grossolane irregolarità, che rendono ancora oggi il teatro inglese così assurdo e barbaro, troviamo in Amleto, per una bizzarria ancora più grande, dei tratti sublimi, degni dei più grandi geni. Sembra che la natura si sia compiaciuta a radunare nella testa di Shakespeare ciò che si può immaginare di più forte e grande, assieme a ciò che la grossolanità senza spirito può avere di più basso e di più detestabile” (traduzione di Man of Roma).

Hitler and a boy who might be Wittgenstein. Linz RoyalSchool in 1903. Public Domain

Che i lettori associno questi concetti a loro piacimento. Aggiungerò solo un’osservazione, poiché il tema della relazione tra struttura dell’opera d’arte e struttura del mondo mi sembra troppo vasto. Personalmente adoro sia Shakespeare che la poesia inglese in generale (una droga per me per molti anni) anche se a mio avviso – è solo il commento di un appassionato dilettante – il verso perfetto e totalmente armonico si manifesta, nella letteratura inglese, solo da Alexander Pope in poi. Insomma il gusto infallibile del verso – che i latini (Italiani, Francesi, Spagnoli ecc.) sembrano avere quasi naturale, ma che è frutto anche di studio duro – negli inglesi sembra essersi manifestato più tardi. Così almeno sembra a me. Il dubbio nasce dal fatto che la pronuncia inglese di molte parole ha subìto cambiamenti nel tempo, il che forse causa la mancanza di ritmo di alcuni (a volte molti) versi – anche di John Milton – se letti con pronuncia contemporanea. L’osservazione andrebbe controllata.

Man of Roma

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