I Saturnali dell’antica Roma nel Natale, Capodanno e Carnevale (1)

Siamo vicini a Natale. Vediamo le sue radici in un passato nemmeno troppo lontano. Enjoy ☃️🎄

The Notebook

Cerchiamo di capire come i Saturnalia (la festa più popolare della Roma antica e la più diffusa in tutto l’Impero Romano) possano essere sopravvissuti fino a noi.

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Saturno e l’età dell’oro. I Saturnalia, o Saturnali in italiano, erano dedicati a Saturno, dio romano dell’agricoltura e divinità assai antica secondo le fonti. Saturno aveva (ed ha) il proprio tempio ai piedi del Campidoglio, nel Foro Romano. L’edificio ospitava una statua del dio con una falce in mano. La statua, di legno e successivamente d’avorio, i cui piedi erano incatenati con fili e trecce di lana, veniva slegata soltanto durante i Saturnali, cioè dal 17 dicembre in poi.
Il tempio venne ricostruito tre volte e le otto colonne che vediamo oggi nel foro sono ciò che rimane dell’ultimo rifacimento.

Retro del Tempio del dio Saturno, nel foro romano. Cliccare sulla foto per i credits

Non è un caso, credo…

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I nonni sitter

Un canale (d’estate, però)

Eccoci qua in Olanda a fare i nonni sitter, come ha detto giustamente il mio amico Alvaro, d’Arezzo. Perché in effetti non si capisce se siamo noi a fare i babysitter della minuscola Sofia (3 mesi e mezzo precisi) o è lei a fare la babysitter dei nonni.

“La seconda che hai detto” direbbe il Profeta (di Quelo)

La riunione di condominio

Condominio rissoso. Cliccare sull'immagine per i credits
Litigio di condominio. Cliccare sull’immagine per i credits

Tra le crisi che incombono, which loom su di noi (vedi l’umore del precedente post) c’è la più grande di tutte, cioè il clima del pianeta che si surriscalda. Molti dicono: vabbè, conta più se riesco ad arrivare alla fine del mese, oppure se imparo l’inglese, o se mia figlia fa l’Erasums.

Conta più, OK, ma solo nell’immediato immediato. I nostri figli e nipoti che faranno? Ce ne freghiamo?

Ieri Marilù (nick) m’ha detto: “E ce ne freghiamo sì, io ho deciso di non fare figli!!”.

Vabbè, che devo, dire, allargo le braccia.

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Non so se ce la faremo. Perché molti pensano a sé stessi, persone e Stati (la Polonia presiede la conferenza mondiale sul clima 2018 e lì decide, per interesse nazionale, di puntare sul carbone!!).

Ora, gli Stati del mondo, leggo sulla wiki, sono 206, di cui 196 riconosciuti sovrani.

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Avete mai partecipato a una riunione di condominio? [idea, il condomio, ripresa da Radio 3 scienza]

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Si metteranno mai 196 (o 206) Stati d’accordo?

Non è l’Italia il paese del sole? No. La notte ci sovrasta

Il sacro Tevere, con le nuvole che incombono

Ecco un’improvvisazione musicale (da me eseguita all’inizio degli anni ’90) che sconfessa in qualche modo lo stereotipo che gli Italiani siano sempre felici.

Non lo sono affatto, almeno adesso.

Lo scopo di questa musica era vendere una colonna sonora (che non ho venduto). Non so se il pezzo ha vita indipendente.

Ma certo, pesa (1), lo è.

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Ero più giovane quando mi divertivo a orchestrare con il mio sintetizzatore Korg 01/W e gli splendidi Protei 1 & 2, e mi mancano terribilmente quei giorni.

Soprattutto mi manca la gioia pura, selvaggia, del suonare un organo infinito dove puoi scegliere migliaia di suoni al momento (reali ma anche immaginari).

Una gioia difficile da descrivere.

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Non credo nell’improvvisazione (soprattutto di chi come me è carente in contrappunto) anche se stimo chi improvvisa bene, con sapienza. In genere il suonare estemporaneo non porta a molto, fu un mito del ’68. Il passato è un’altra cosa (qui dico il contrario).

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Tornando all’autunno, e alle nuvole che incombono (sull’Italia e non solo), non suono più il piano o le tastiere.

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Anche questo è autunnale.


Nota 1. Peso (toscano) = pesante
Nota 2. La musica sopra e molte parti del blog The Notebook sono copyrighted SIAE.

“Ho bisogno non solo di amici ma anche di nemici” (K. Popper)

Karl Popper, filosofo e epistemologo austriaco naturalizzato britannico

Giulio Giorello (filosofo, accademico ed epistemologo italiano) ha detto giorni fa su Radio 3: “Platone diceva che i filosofi devono governare la città. Karl Popper, nel suo capolavoro “La società aperta” diceva invece che i filosofi devono consigliare i politici ma non governare”.

“Popper – continua Giorello –  nello scrivere il suo capolavoro filosofico politico si era scelto niente meno che tre grandi nemici: Platone Hegel e Marx”. 

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La dialettica è dunque anche scontro, scontro duro. Per cui, anche nel minuscolo, nel minuscolissimo di questo blog, ben vengano gli scontri – sia pur fatti con un minimo di civiltà, ben inteso: finora è sempre stato così (1).


(1) Come per es. è avvenuto *qui* con KEYOFEYE   🙂    

Paul et Thérèse Costopoulos, de Montréal, Québec

Centre historique de Civitavecchia by night
La traduction du post précédent sur des amis franco-canadiens. Centre historique de Civitavecchia. Cliquez pour les crédits

Originale in italiano

Le 5 novembre, je suis allé saluer un blogueur et sa femme à Civitavecchia. Nous nous étions déjà vus trois fois, au Nouveau Monde et deux fois en Italie. C’est beau quand le virtuel devient réel. Ma fille Elena, 31 ans, sur WhatsApp: ” Comment ça s’est passé avec les Canadiens?” J’avais mentionné un blogueur canadien, Paul, également présent dans The Notebook dans des conversations traduites (1, 2, 3, 4 etc.), avec qui j’avais beaucoup dialogué.

Giovanni: « Cela s’est très bien passé. Il a 87 ans, elle 83. Une croisière ensemble, un voyage romantique tous les deux. Il sont franco-canadiens du Québec, Montréal. De langue maternelle française, naturellement, ils parlent aussi très bien l’anglais. Ils ont cette petite supériorité, les Canadiens, comparés aux ‘Américains’ (eux ne les aiment pas vraiment : Paul les appelle USaers 😂), TOUS les Canadiens, pas seulement ceux du Québec, de connaitre pratiquement les deux langues. Cela, je pense, se traduit par une majeure ouverture mentale ».

Paul Costopoulos, aka Costo: à 87 ans, il est toujours un lion
Paul Costopoulos, aka Costo: à 87 ans, il est toujours un lion. Ici photographié dans un bar près de leur hôtel

Giovanni: “Paul Costopoulos avait une mère française du Québec et un père grec qui avait émigré au Canada avant la Seconde Guerre mondiale. Le grec est tombé amoureux de cette belle fille à la peau très blanche. Le couple a u Paul et deux autres garçons. Mais la belle fille à la peau très blanche ne voulait pas que le père de Paul parle en grec avec son fils. Pour cette raison et pour des autres raisons que je ne connais pas, alors que Paul avait 10 ans le père grec est rentré en Grèce, ou bien – Paul vient de me dire – il est mort en 1952 en Ontario, au Canada, mais il y a aucune preuve de cela”.

“Paul alors s’est trouvé dans une situation très difficile. Les grecs de Montréal le considéraient comme français. Les français le considéraient comme grec. Il a pourtant combattu, il s’est élevé, il a étudié bien à l’école et lu secrètement la littérature française de France jugée trop osée 😂 à cette époque-là au Canada, a étudié les chefs-d’œuvre de la littérature anglaise, ceux-ci enfin suffisamment puritains 😂”.

[A ce moment ma fille aura pensé : « Noooo, il va passer comme la poudrerie, mon papa, c'est son habitude 😱», ndr]

“Le père Lachance, un prêtre qui était son professeur, l’a aidé à se bâtir intellectuellement et moralement. Puis Paul Costopoulos a rencontré une belle fille à la peau très blanche et aux yeux très bleus, comme sa mère, je crois. Ils sont tombés amoureux tous les deux et se sont mariés.

Thérèse Costopoulos, 83 ans, compagne pour la vie de Paul, dynamique et plein de vie

“Paul Costopoulos, un Grec canadien qui ne connaît pas le grec (mais il sait le latin mieux que moi) a travaillé jusqu’à la retraite dans une structure pour la récupération des mineurs à Montréal, structure de la commune de la ville, qui fonctionne comme une horloge comparée à Rome, un ville de 3000 ans (qui dort un peu). Il a fait du bien à ces jeunes, j’en suis sure. Je crois qu’il a posé à eux des limites : ils avaient besoin de ça, un jeune criminel ayant besoin de discipline, de limites (et d’affection). Mais c’est ma conjecture, en raison de ma connaissance de Paul”.

« Il a trois enfants: André, qui travaille à l’université et écrit sur l’archéologie en contact avec des spécialistes du monde entier; et deux filles jumelles identiques, qui ont d’abord travaillé à Toronto, puis ont décidé de retourner vivre chez leurs parents, sans s’être mariées (chose incompréhensible, elles étant intelligentes, spirituelles et très jolies) »

Piazza Leandra, le coeur du centre historique de Civitavecchia
Piazza Leandra, le coeur du centre historique de Civitavecchia

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“Ma chère Elena, je t’ai raconté l’histoire de Paul et Thérèse. Paul était l’un des meilleurs commentateurs, peut-être le meilleur, de mon ancien blog en anglais, compagnon de nombreuses aventures à la fois intellectuelles et émotionnelles. Donc je ne peux pas l’oublier “.

“Il n’est n’est pas un homme riche, mais il est plus riche que beaucoup et beaucoup de gens riches”.

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“Dailleurs, il était capable to say in 2 lines what I said in 50 lines 😂”

Paul e Thérèse Costopoulos, di Montreal, Québec

Il centro storico di CIvitavecchia di notte
Il centro storico di Civitavecchia di notte. Cliccare sulla foto per i credits

traduction en français

Il 5 novembre scorso sono andato a salutare un blogger e sua moglie, a Civitavecchia. Ci eravamo già visti precedentemente tre volte, una nel Nuovo Mondo e due in Italia. È bello quando il virtuale si fa reale. Mia figlia Elena, 31 anni, su WhatsApp: “Com’è andata con i canadesi??” Le avevo accennato a un blogger canadese, Paul, – presente anche su The Notebook (vedi 1, 2, 3, 4 ecc.) – con cui avevo dialogato molto.

Giovanni: “È andata molto bene. Lui 87 anni, lei 83. Partono da Civitavecchia in crociera per il Mediterraneo e l’Atlantico, un viaggio romantico insieme. Sono franco-canadesi del Québec, di Montreal. Lingua materna francese naturalmente [e non “madre”, fa notare giù Claudio Capriolo, ndr], ma parlano benissimo anche inglese. Hanno questa superiorità, i canadesi, rispetto agli “americani” (che non amano: Paul li chiama Usaers 😂): quasi tutti i canadesi, non solo quelli di Montreal, conoscono le due lingue. Questo, forse, porta a un’apertura mentale più grande”.

Paul Costopoulos, franco-canadese di Montreal
Paul Costopoulos, detto Costo: a 87 anni è ancora un leone. Qui ritratto in un bar vicino al loro albergo

Giovanni: “Paul Costopoulos ha avuto madre francese del Québec e padre greco, emigrato in Canada prima della Seconda Guerra Mondiale. Il greco, più scuro di pelle, si è innamorato di questa splendida ragazza dalla pelle chiarissima. La coppia ha avuto Paul e altri due maschi. Lei però non voleva che il padre parlasse in greco a Paul. Era molto rigida. Pertanto, quando Paul aveva 10 anni, l’emigrante greco tornò in Grecia”.

“Paul si trovò allora in una situazione molto dura. I greci di Montreal lo consideravano francese. I francesi lo consideravano greco. Ma lui si è fatto forza e ha combattuto, si è tirato su, a scuola studiava studiava, leggeva di nascosto la letteratura francese della Francia considerata troppo osé a quel tempo in Canada 😂, studiava i capolavori della letteratura inglese, questi finalmente un po’ puritani 😂”

[A questo punto mia figlia avrà pensato: "Noo, il solito pi***ne di papà". Non ha però usato questa parola, la usa suo padre, ndr]

Le père Lachance, un prete e suo prof, lo ha aiutato a costruirsi, intellettualmente e moralmente. Poi Paul ha conosciuto Thérèse, una splendida ragazza dalla pelle bianchissima e gli occhi azzurri, come la madre, di 4 anni più giovane. Si sono innamorati e sposati”.

Thérèse Costopoulos, 83 anni
Thérèse Costopoulos, 83 anni, valida e vivace compagna di vita di Paul

“Paul Costopoulos, greco canadese che non sa il greco (ma sa il latino meglio di me) ha lavorato fino alla pensione in una struttura per il recupero di delinquenti minorenni annessa al riformatorio di Mont-real, struttura del comune cittadino che, rispetto a Roma, funziona come un orologio. Ha fatto del bene a questi giovani, che l’hanno rispettato e amato. Non era tenero. Poneva dei limiti. Di questo avevano bisogno”.

“Paul e Thérèse Costopoulos hanno tre figli, André, che lavora all’università e scrive di archeologia in contatto con gli specialisti del settore nel mondo. E due figlie gemelle identiche, che avevano fatto una bella carriera a Toronto (la Milano del Canada) ma poi hanno deciso di tornare a vivere con i genitori, non essendosi sposate (il che è incomprensibile, essendo spiritose, intelligenti e carinissime)”.

Piazza Leandra, a Civitavecchia
Piazza Leandra, il cuore del centro storico di Civitavecchia. Cliccate sulla foto per i credits

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“Cara Elena, ti ho raccontato la storia di Paul e Thérèse. Paul è stato uno dei migliori commentatori, forse il migliore, del mio vecchio blog in inglese, compagno di tante avventure della mente sia emotiva che intellettuale. Per cui non posso dimenticarlo”.

“Non è un uomo ricco, ma è più ricco più di tanti e tanti ricchi”.

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“D’altronde, riusciva a dire in 2 righe quello che a me ne richiedeva 50 😂😂”.

Man of Roma

Traduzione in italiano

I am a man of Rome, Italy. Some of my ancestors, many centuries ago, were already citizens of Rome. So I guess I am a real Roman, or sort of, since some barbaric blood must unquestionably flow in my veins, Germanic probably and Gallic from the Alpine region.

My mother tongue is Italian, not very different from the Latin spoken by the common people at the times of the late Roman Empire.

The reason I am attempting to communicate in this Northern language – which I do not master entirely and which, though a bit chilly to my heart, I find not entirely deprived of charm – is that variety excites me like a drug and I am tired of talking mostly to my countrymen, this lingua franca, English, allowing me hopefully a wider exchange of ideas.

Why this blog

 

One reason, I have said, is wider communication.

But what can a Roman of today say to the world? Such a big statement (if there weren’t the Web to make it not entirely such.)

I think it is a great privilege to be born and to be raised here, such a special place, to the extent that something must have penetrated, something distinctive and worthy of being transmitted – in order to be able, in our turn, to receive.

I hope for comments from Western and non-Western people, since Rome and the Romans have a mediation nature that comes from the Mediterranean.

Rome in some way is more Mediterranean than European.

However, as she was already universal during the ancient Roman days, she has continued to be universal as a religious centre, like Mecca or Jerusalem, which makes Rome something way beyond Europe (*).

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Religion will not be a central topic here (there excepting ancient religions, of course) since, greatly respecting all faiths I personally have none, being an agnostic.

I like to think that I am similar to those Romans of the past who counted mostly on knowledge and reason (the followers of Epicure, Ἐπίκουρος – one among many possible ancient examples.)

 

Three Reasons for Uniqueness

 

Ages have passed since this great city was the capital of the known world, this role now being played by New York, London or Shanghai, perhaps.

Rome is though unique in the first place because “among all the greatest cities of the ancient world – Nineveh, Babylon, Alexandria, Tyre, Athens, Carthage, Antiochia – she is the only one that has continued to exist without any interruption, never reduced to a semi-abandoned village but rather finding herself often in the middle of world events and, equally often, paying for that a price (**).”

Secondly, and more importantly, Rome is the city of the soul (as Byron, Goethe and Victor Hugo put it,) of our authentic Western soul, since Europe and the West were shaped here and these roots are sacred – to me surely, and I think and hope to most of us.

These roots we have to rediscover in order to better open up to others in a new spirit of humanitas and conciliation (two chief components of the everlasting Roman mind.)

We all here in the West must encourage a totally new attitude which may enable us to better face both our present crisis of values and the radical changes looming ahead which might cause our swift decline.

Lastly, Rome, the eternal city, is unique because she is also one of the most beautiful cities in the world, if not the most beautiful.

Beyond her imperial testimonies, her stupendous urban spaces and squares, even small piazzas and alleys radiate that “sacred aura” which comes from the millennia and to which ever increasing multitudes from every land come to pay their tribute.

The capital of our beloved and civilised French cousins, Lutetia Parisiorum (it’s how the Romans called Paris, after the Parisii, a tribe of the Gallic Senones,) was not but a village until the year 1000 AD. “1700 years younger than Rome! It shows, one can feel it (***).”

Fragments Sent in a Bottle

 

Scattered fragments of this special identity inserted in a bottle and sent across the Web: this shall be the activity of this blog.

The conveyor of the message is not so important in relation to the greatness of the source and to one ingredient this conveyor might, willingly or unwillingly, possess: he perhaps being like a fossil from a distant past which is dead though, astoundingly enough, alive yet in so many Italians.

Let us admit it. In some central and especially southern areas of this country, minds and habits survive that may puzzle foreigners, historical remnants whose disadvantages towards modernity appear evident. Are they only disadvantages?

All Things Considered

This and other topics will be discussed here by a 60-year-old Roman (2014: 66) whose knowledge can be located at a medium level, with interfaces towards the upper and the lower layers of knowledge.

He will try his best to transmit something useful to others (and to himself) having been an ancient-history & literature educator for 16 years, then converted to Systems Engineering & Training for the last 14 years.

He hopes this blog will allow him to brush up humanities back, which is daunting at his age (not to mention the crazy idea of blogging in English, Italian and bits of other languages.)

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If not profundity of knowledge, he might though have an advantage (still to be proved) over many foreign commentators even born in one of the  ex-provinces of the ancient Roman Empire.

The plus of being a witness from right here.

The advantage of being a Man of Roma.

 

(H)omo de Roma

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Traduzione di un originale in inglese del 2007 (1) pubblicato nel post successivo a questo con i 106 commenti (credits dell’immagine)

Sono romano, nato e vissuto a Roma. Alcuni dei miei antenati materni, fino a qualche secolo fa, erano già romani. Dovrei quindi essere un romano vero, o quasi, anche se dosi di sangue “barbarico” mi scorrono certamente nelle vene, sangue germanico, forse, ma soprattutto gallo-ligure della regione alpina occidentale.

La mia lingua materna è l’italiano parlato a Roma, idioma non troppo diverso dal latino parlato dalla gente comune ai tempi del tardo Impero Romano [il titolo del post è infatti sia latino tardo che romanesco, ndr].

Il motivo per cui mi sforzo di comunicare in inglese – lingua nordica non materna che mi fa un po’ freddo al cuore ma che trovo ricca e fascinosa – è la varietà che mi eccita come una droga e un po’ la stanchezza di comunicare solo con i connazionali, per cui la lingua franca del mondo spero possa aprirmi a un più vasto scambio di idee.

Perché questo blog

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Un motivo, come ho detto, è la più ampia comunicazione. Ma come può un romano di oggi “parlare al mondo”?

[che frase pomposa, se non ci fosse il Web a renderla meno tale]

Sono convinto che sia un privilegio essere nati e cresciuti quaggiù, un posto talmente straordinario che qualcosa deve esser “passato”, qualcosa di distintivo e che valga la pena di trasmettere, per poter, a nostra volta, ricevere.

Spero dunque in un dialogo con occidentali e non occidentali, perché Roma e i Romani, nonostante i difetti (tanti), hanno una natura universale e mediatrice che proviene dal Mediterraneo.

Roma per certi aspetti è più mediterranea che europea.

Ciononostante, già universale all’epoca degli antichi Romani, essa ha continuato ad esserlo come centro religioso, come La Mecca o Gerusalemme.

Roma, dunque, va ben oltre l’Europa (2).

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La religione non sarà un argomento centrale (a parte le religioni antiche), perché pur nutrendo un rispetto profondo per ogni fede personalmente non ne ho alcuna, essendo agnostico.

Mi piace, quasi in un gioco, immaginarmi simile a quei Romani del passato che contavano principalmente sulla ragione e sulla conoscenza (gli stoici e i seguaci di Epicuro, Ἐπίκουρος, per esempio).

Tre ragioni di un’unicità

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Ere sono ormai trascorse da quando questa grande città era la capitale del mondo conosciuto, tale ruolo essendo oggi passato a Londra, New York e un domani Shanghai, chi lo sa.

1. Roma è però unica in primo luogo perché “fra tutte le più grandi città del mondo antico – Ninive, Babilonia, Alessandria, Tiro, Atene, Cartagine, Antiochia – è la sola che abbia continuato ininterrottamente ad esistere, mai ridotta a villaggio semi abbandonato, anzi, trovandosi spesso al centro di avvenimenti di portata mondiale e pagandone altrettanto spesso il prezzo (3)”.

2. In secondo luogo, il che è ancora più importante, Roma è la città dell’anima (così l’hanno sentita Byron, Goethe e Victor Hugo), è la città della nostra autentica anima occidentale, poiché l’Europa e l’Occidente sono stati plasmati qui (non nelle nebbie germaniche) e queste radici sono sacre – per me certamente, e credo e spero per la gran parte di tutti noi.

Tali radici andrebbero riscoperte per poterci aprire agli altri con nuovo spirito di humanitas e conciliazione (due componenti essenziali dello spirito romano eterno).

Dobbiamo insomma, noi dell’Occidente, incoraggiare atteggiamenti nuovi [e non beceri, ndr], che ci permettano di affrontare meglio sia l’attuale crisi di valori sia i cambiamenti radicali che incombono [miliardi di persone in rapidissimo sviluppo in Estremo Oriente ecc. ndr] e che potrebbero causare il nostro rapido declino.

3. Infine Roma, la città eterna, è unica anche perché è una delle più belle città del mondo, se non la più bella.

Al di là delle testimonianze imperiali, dei grandi spazi urbani e piazze, meravigliosi, certo, anche vicoli e piazzette emanano quell’ “aura sacra” che proviene dai millenni e a cui la gente di tutto il mondo porge in misura crescente il suo tributo.

La capitale dei nostri amati e civilizzati cugini francesi, Lutetia Parisiorum (così i Romani chiamavano Parigi, dai Parisii, tribù dei Galli Senoni) non era che un villaggio fino all’anno 1000 dopo Cristo. “Millesettecento anni meno di Roma. Si sentono, e si vedono” (3).

Frammenti in bottiglia

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Frammenti sparsi di un’identità speciale inseriti in una bottiglia e lanciati nel mare del Web: questa l’attività del blog Man of Roma.

Il latore del messaggio conta poco rispetto alla grandezza della sorgente e di un ingrediente che lo stesso latore potrebbe, volente nolente, possedere: l’esser cioè una sorta di fossile di un passato che certo è morto ma è anche enigmaticamente vivo in molti di noi italiani.

Ammettiamolo. In aree centrali e soprattutto meridionali del nostro paese persistono abitudini, mentalità (e altri aspetti della cultura) che lasciano perplessi non pochi stranieri: residui storici i cui svantaggi nei confronti della modernità sono evidenti.

Sono solo svantaggi?

In conclusione

Questo e tanti altri temi verranno discussi da un romano quasi 60enne [70enne, oggi, ndr] le cui conoscenze si collocano a un livello intermedio, con interfacce verso gli strati superiori e quelli inferiori della cultura.

Egli spera di trasmettere qualcosa di utile agli altri (e a sé stesso) avendo insegnato per 16 anni Storia antica e Letteratura nelle scuole superiori per poi, negli ultimi 14 anni, rivolgersi all’ingegneria dei Sistemi informatici e alla formazione aziendale.

Egli si augura che un Weblog (o blog) lo aiuti a rispolverare gli interessi umanistici, il che desta affanno con gli impegni e gli anni che avanzano (per non parlare della follia del doppio blog, in inglese e in italiano).

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Se non la profondità della conoscenza egli potrebbe tuttavia godere di un plus (da dimostrare) nei confronti di commentatori stranieri sia pur cresciuti in aree un tempo province dell’Impero Romano.

Il plus del testimone di quaggiù.

Il vantaggio di esser “(H)omo de Roma”.

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Note
(1) Il blog Man of Roma / A quirky research on Roman-ness durò 7 anni, ora è chiuso ed ebbe un discreto successo e moltissimi accessi (quasi 700.000). Se aveva, che so, 4 mila pagine di articoli, ricevette molto più di 15.000 pagine di commenti (tra cui i miei). Farò un conteggio esatto.

Il primo post in inglese, dal titolo Man of Roma, tradotto qui sopra in Italiano, ricevette 106 commenti (devo riuscire a importarli tutti: fatto -qualche giorno dopo) molti dei quali lunghi quasi quanto il post stesso.

Il blog The Notebook, un taccuino, ha mire assai più modeste, in parte simili ma in gran parte diverse.

(2) Franco Ferrarotti, sociologo, Corriere della Sera, 2 Aprile 2006;
Franco Ferrarotti, intervista apparsa nel quotidiano romano Il Messaggero nel nov. 2005.

(3) Corrado Augias, I Segreti di Roma, Mondadori 2005, p. 13.

Putin, Trump, Salvini (e Di Maio). Note sparse

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Vladimir Putin, ex militare ed ex KGB, presidente della Federazione Russa dal 2012, è un grande burattinaio? (credits)

Vladimir Putin dice che vuole aiutare l’Italia, ma è un’economia più piccola della nostra. È dunque irrilevante quello che può fare Putin. Ma può dare un’idea a Trump. Cerchiamo di capire meglio.

Contro i poteri forti (o a favore?)

Salvini e Di Maio non fanno che ripetere che sono contro i poteri forti ma si affidano, pare, ai poteri forti. Vediamo.

L’America di Trump è fortissima, economicamente e militarmente (e non ama che gli Europei siano forti, ricchi e qualsiasi salsa li tenga insieme).

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Un gioco pericoloso? (Credits)

La Russia di Putin è molto debole economicamente, detesta la Nato e non vuole un’Europa forte, in qualsia salsa e legame essa stia. Ma, come gli USA, è fortissima militarmente e i suoi servizi segreti non scherzano (si sono bevuti, come dicono, quelli americani? 😲)

La scarpa sui documenti

Stamattina a Prima Pagina la conduttrice Annalisa Cuzzocrea (equanime e preparata, a mio modesto parere) ha ricevuto una domanda da un genitore di Padova assai perplesso per quello che sua figlia adolescente gli aveva chiesto.

La domanda della ragazza si riferiva a “quel signore”, Angelo Ciocca, che ha messo una scarpa (calcandola) sui documenti presentati da un “altro signore” rappresentante della Commissione Europea, Pierre Moscovici.

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Chiede la 16enne al padre (cito a memoria):

“Papà, quel signore ha fatto bene o male?”

Imbarazzo del padre. Poi la giovanissima ha aggiunto:

“Possiamo farlo anche noi con i compiti che ci ridà il professore?”

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Nota. Per saperne di più sul tema dell’autorità in crisi, dei figli che picchiano genitori,  professori, dei genitori che picchiano gli insegnanti (chi più ne ha più ne metta):

 

Marina (e la risata romana)

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Marina, a pranzo durante la pausa, fotografata con il mio piccolo Nokia qualche anno fa. Qui siamo io e lei ma a volte c’era anche Darryl, di Los Angeles

Giovanni (*quando l’andavo a trovare*: “Marina, andiamo a pranzo?”
Marina (*scherzosa*): “Vabbe’ professo’. Villa Borghese?” Del resto l’ambasciata americana dove lavorava era proprio a due passi.

Marina, in tutti gli anni che ho insegnato IT (Information Technology), ha sempre avuto un’influenza benefica: una medicina, in pratica.

Somiglia moltissimo a Sabrina Ferilli ma con la parlata più romana. La Ferilli, cresciuta a Fiano Romano, vicino a Roma, ha una parlata più ‘burina’ (giornada e non ‘giornata’, passado e non ‘passato’ ecc.), il che rende l’attrice indubbiamente interessante.

Era ed è, Marina, talmente bella, così pura nell’aspetto e nel comportamento, che irradia qualcosa di speciale e quando arrivava all’Elea Spa, una delle società di formazione di cui ero consulente (ormai defunta, purtroppo, dopo la crisi), si scatenava il panico:

“È arrivata Marina! È arrivata Marina!”

Capelli e occhi castani, fare schietto, Marina è una bellezza italiana raggiante e il tipo di “romana” alla Sabrina Ferilli (come già detto sopra). Ma quello che più conta per me è che è stata una delle migliori, più devote e calorose allieve che abbia mai avuto nel corso dei lunghi (e duri) anni di lavoro nell’IT. C’è molto affetto e rispetto tra noi.

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L’attrice Sabrina Ferilli

Flavia [personaggio dei vecchi dialoghi del “Man di Roma”, ndr] è al 60% mia moglie ma è al 40% Marina.

Le due sono simili e, se mia moglie è forse più vicina a Minerva e a Giunone 😲, Marina invece possiede tra le altre cose una qualità speciale che mia moglie non ha:

Marina ride con la risata romana, uno dei migliori esemplari che abbia mai sentito, non scherzo.

Dal vecchio blog Man of Roma:

“Flavia’s ancient Roman laughter pops in the room. It is loud, slightly crass but shining, as it should be and as I hope it will ever and ever be in the future, somewhat like a sympathetic, warm BIG HUG to the world.”

“La risata antica di Flavia schiocca nella stanza. È rumorosa, lievemente volgare ma scintillante, come dovrebbe essere e come spero sempre sarà nel futuro, una specie di espansivo e caldo grande abbraccio al mondo“.

[Mia madre rideva quasi allo stesso modo … ma Anna Magnani, il massimo! 💩, ndr]

Pranzo al sole a Villa Borghese

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Villa Borghese, Roma (credits)

In primavera, durante un pranzo sotto un bel sole a Villa Borghese, con i pini a ombrello tutt’attorno, ci siamo visti di fronte due ricchi vassoi di antipasti misti (fusilli, olive, pomodori, mozzarella, schegge di parmigiano ecc.), il tutto accompagnato da un mezzo bicchiere di vino bianco.

L’appetito ha invogliato alle chiacchiere mentre sia il vino che la primavera, il ver degli antichi. intossicavano a poco a poco l’aria.

Quando è arrivato il momento giusto ho preso il cellulare dalla giacca e ho cominciato a fare un po’ il deficiente (cosa che mi riesce, è noto 😕)

E allora è successo.
Abbiamo riso.
Soprattutto, LEI ha riso.

Beh, non era una delle sue risate migliori – ha visto che ero lì apposta con il cellulare – eppure è una risata romana sana, simpatica, che un minimo rivela la “cultura” della nostra città, con i suoi pro e i suoi contro (come qualsiasi risata è un po’ rivelatrice di qualsiasi cultura, mi sembra sensato affermarlo).

Cliccate su play nella barra audio qui sotto (e giudicate voi).

To My Eldest Brother

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Rome’s rooftops at dawn (credits)

Rome, April 2004, 6 am. A cold but bright morning. I am sitting in my terrace, looking at the Roman rooftops. It’s almost dawn and I’m cold. I had two sisters and 8 female first cousins,you know, and I met him at 3. He therefore became my eldest brother.

My Eldest Brother

I’ve heard him on the phone last night, after many years of silence. So now on the first shred of paper I’ve found I’m quickly jotting down, here on my terrace, the words I got in my head before I forget them.

Words thrown spontaneously – and a bit wild too, perhaps.

1950s-1960s remote, antediluvian stuff?

God knows. We lived in immediate post-war Italy, a different world altogether. Judge for yourself.

Gianvi13 anni
My ‘brother’ at 13. We had the same colours, green eyes and blonde hair, but he was blonder. They took us for real brothers

To My Eldest Brother

My friend, companion of happy adventures
during the prime of life,
at 6 am in a Roman morning,
a cold breeze running over the rooftops
of a pagan city,
you, companion and brother,
I come to celebrate
as in an ancient rite,
a pencil splashing words
on a page, rapidly,
words alive, unlaboured.

You taught me to enjoy this life,
its primordial side and strength;
I, more fearful,
brought up in a world of women,
the manly ways
by you was taught,

the male attributes, or nuts,
you always had,
and have: do not forget!

Oh fuck, male attributes,
may the Lord be thanked!
In a world
full of empty jaded phony people,
you were example, always,
friend and brother,
of strength and courage,
more than my father was.
You – and my mother’s brothers,
so dear and much beloved.

My father, though,
who meant a lot to me,
from him I took a few things.
But you were vast to me.
One more year is a lot
when one is a child,
A primacy, it establishes,
I’ve always recognized you.

Here, now, on this small terrace
facing the city of Rome,
in front of the ancient temples
of our primeval culture,
I you honour, brother,
I you celebrate, my friend,
that primacy still recognizing
that wasn’t only of age.

dioniso05

At this point red wine I’d drink
(but it’s early in the morning…)
the full-bodied red, Tuscan wine
of our wonderful winter evenings
(in our Arezzo countryside: do you recall?)
when, meat roasted over embers,

the Dionysian pleasures
of meat and wine you did deliver
and of the women
grabbed by the hair
and gently, strongly,
sweetly loved.

bacio1

The breeze is warmer.
and words begin to fail.

I only hope,
my friend & strong companion
& ‘eldest brother’,
to have conveyed you
memories & emotions
during abrupt awakening
after a telephone call.

[Geraldine, a Dubliner blogger, made the translation from the Italian original; I, now (20 oct 2018) totally remade it. This dear Celtic woman is btw not responsible for the four letter word – f@#k, I have decided to use, not her]

GianviEpadre
My friend at 22 with his dad Michele. They had a very strong bond. While Gianvi’s mum was Tuscan, his dad was from Salerno, which meant a lot to both of us

 

Joys (and sorrows) we had in our relationship, but all was lived with exuberance and almost violent intensity.

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Arezzo and its country. There’s a third friend and we were like the 3 Musketeers. Shot years ago with my small Nokia E63

He had a beautiful house across from mine but when we first met over the wall at 3-4 years of age (I was alone, he with his grandma, a gentle lady as from an old-time painting, ) we did not like each other at all. He looked prissy and too well-groomed to my taste.

Then one day his mother took him to our house for an official visit (the two mums were close friends). Disturbed we were a bit so we began to throw pebbles at a can placed on a stone table at 10 yards from where we were, just to kill moodiness.

The throwing-pebbles-at-a-can thing triggered ALL. We have never left each other since then (apart from a few intervals.) Thing being, our brains knew how to fly together, and we laughed and laughed and we laughed out loud. His mind, odd and humorous, rich with ideas, well connected with mine.

In the picture below I am 18. From then on we had the first break. A long one.

giov_tessera_18_c
Man of Roma at 18 (1966.) Our friendship was about to go on a hiatus. Pauline O’Connor, my piano teacher, had just arrived. Magister will also, though in 1972

 

Now that we are old, we feel even closer and there won’t be intervals any more.

It’s this desire we have to stay close at the end of a marvellous adventure we did begin together, in the company also of the loved ones from his side and from my side – who make our life more humane (and who console us of its miseries.)

Magister

old-manmagist

Le mie idee cominciarono a fermentare 45 anni fa, quando mi imbattei nella persona che chiamo Maestro, Mentore o Magister – chiamatelo come vi pare (nota 1).

Aveva piovuto tutto il giorno. Roma ha un odore strano quando piove. La sera ero passato, da Trastevere o Transtiberim dove abitavo, alla riva sinistra del Tevere, il fiume sacro di Roma.

tiber-rain
Il Tevere e l’isola tiberina sotto la pioggia

Me ne andavo a zig zag quando mi si parò di fronte l’Istituto Gramsci. Vi ero stato qualche volta anche se ero a quel tempo privo di colorazione politica: i giovani lì andavano e venivano, questo mi bastava. Varco la soglia dell’Istituto e vedo che la gente se ne va. Qualcuno però c’era ancora e c’era Vincenzino, una specie di custode affetto da una malformazione alla schiena, a cui tutti volevano bene. Gli faccio un saluto e mi incammino verso l’emeroteca. Poi cambio idea ed entro in biblioteca.

Fu allora che lo vidi.

Magister, Covatta (e i Pink Floyd)

Si appoggiava a una delle scrivanie con fare casual, capelli radi e giacca sdrucita. Teneva un discorso a braccio, credo, al quale seguì un dialogo tra lui che parlava e lo sparuto pubblico di giovani che lo ascoltavano. Era sua consuetudine – lo seppi solo dopo – quella di parlare nella biblioteca dell’Istituto quando molti erano quasi già andati via.

Luigi_Covatta
Luigi Covatta in quegli anni

Nei mesi a seguire mi accorsi che il gruppetto di ragazzi, ne ero parte ormai anch’io, pian piano si infoltiva. Ci si spostò dunque altrove: a casa sua; a casa di Luigi Covatta (giornalista e politico che in anni successivi fu eletto Senatore della Repubblica); da qualche altra parte (più volte nel mio appartamentino di vicolo della Penitenza, a Trastevere).

Già molto vecchio, barba e capelli bianchissimi, Magister aveva occhi attenti, penetranti. Nei ruggenti anni ’70 l’Italia era tutto un dibattito, un accapigliarsi (come adesso, ma su temi diversi). Mentre scrivo sto ascoltando The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd per cercare ricreare l’atmosfera di quell’epoca meravigliosa (1972 e 1973).

Voce bassa, silenzio assoluto

Magister parlava a voce bassa, per lo più, e il silenzio degli ascoltatori era assoluto, persino imbarazzante a tratti. Poi arrivavano le domande e le risposte. Se gli capitava di arrabbiarsi la voce si faceva possente, profonda, e gli occhi scintillavano.

Non lo dimenticherò mai. Ero un brutto anatroccolo prima di conoscerlo. Non che sia diventato un cigno grazie a lui (l’idea fa un po’ ridere) ma certo ricevetti da lui, tra le altre cose, la nozione della mente e della volontà come forti strumenti di liberazione personale e di gruppo.

Ψ

Non sono stato un buon allievo.

Lasciai definitivamente la casa dei miei genitori e andai in cerca di fortuna. Sfortuna è di coloro che non trovano Maestri.

Non rivelerò la sua identità. Non che a lui importi, ormai non c’è più, riposa da qualche parte (nel suo paese d’origine? A Roma da lui tanto amata?)

L’ammiravo e l’amavo (nonostante alcuni contrasti che alla fine ci separarono). Non fui il solo a piangere sulle sue ceneri.

Curiosità, desiderio di conoscenza,
edonismo culturale

Se ho motivi per non rivelarne l’identità [scrivevo nel giugno 2011, ndr] vorrei qui solo ribadire che A LUI DEVO MOLTO, non ultimo quell’amore, curiosità, desiderio di conoscenza – non so bene come dirlo -, quella specie d’“edonismo culturale” (o edonismo “conoscitivo”, come direbbero gli anglosassoni) che tende ad auto-organizzarsi e che a dispetto dell’età continua a crescere nel mio spirito invece d’abbandonarlo.

Dialettica, scrittura:
palestra della mente

Tra le altre cose, devo al Maestro il metodo dialettico utilizzato in questo blog [riferimento al vecchio blog Man of Roma, ndr], nonché l’idea che la scrittura sia la miglior palestra per imparare a pensare in modo chiaro, razionale, ordinato [come educazione della mente: è chiaro che la scrittura fantasiosa, emozionale è egualmente stupenda: che ne pensate? ndr]

Scrittura & pensiero

writing3

Una piccola poesia composta nel 2011 in onore del Magister.

Writing, thinking, clarifying,
striving to sort out thoughts
in ways so “clear and ordinate”
and comprehensible.

This, many years ago, Magister counselled
for the good education of the mind.
Beloved Magister,
writer, philosopher, educator

Pensare, scrivere, chiarire:
lo sforzo del disporre i tuoi pensieri
in modo “chiaro, ordinato” e comprensibile.

Così tanti anni or sono ci insegnava,
per la buona educazione della mente,
Il Maestro amato,
filosofo, scrittore, educatore

___

(Nota 1). Brano del 5 giugno 2011, scritto nel mio vecchio blog in inglese Man or Roma e qui tradotto, arricchito. La figura di Giuseppe, molisano, è però trasfigurata anche se in verità è assai aderente a tutto ciò che avvenne: fatti, luoghi, persone, atmosfere, elementi del suo metodo (la scrittura maestra della mente ecc. Qui trovate altro sul tema della sua pedagogia).

Figura, quella di Giuseppe, trasfigurata, dicevo, ma aderente ad eccezione dell’età. Giuseppe aveva 4 anni meno di me, che ne avevo 24. Qui è l’archetipo junghiano del vecchio saggio (cfr., in The NotebookSolitudine, positiva e negativa) e lui lo era, un vecchio saggio: l’età spesso non conta e in lui certamente non contava affatto.

Non sono mai stato a casa di Luigi Covatta. Giuseppe sì, perché Covatta lo tenne a casa sua per parecchio tempo e lo coltivò, giudicandono assai promettente come uomo e come politico.

Ad un matrimonio di pochi anni fa, a Vito Gamberale – molisano e padre di un amico di mia figlia maggiore – che sedeva al nostro tavolo, chiesi che fine avesse fatto un certo Giuseppe che 44 anni prima aveva vissuto a casa di Covatta per vario tempo. Lui, efficiente, telefona a Covatta seduta stante lasciandomi emozionato, di stucco.

Luigi Covatta rivela purtroppo al telefono la morte (nota A) di Giuseppe in Sicilia, alla fine degli anni ’70 😦

Nota A. Giuseppe, Peppino per gli amici, venne ucciso pochi anni dopo il nostro incontro, ancora giovanissimo, dalla Mafia in Sicilia mentre portava in quella bella terra il movimento dei disoccupati organizzati nato a Napoli a metà degli anni 1970.

Questo blog è dedicato a lui, dal più profondo del mio cuore.

Al mio fratello maggiore

I tetti di Roma all'alba
Alba romana ad aprile (originale).

Roma, aprile 2004. Le 6 di una mattina fredda e luminosa. Guardo i tetti di Roma. Sono seduto nella mia terrazza. E’ quasi l’alba e ho freddo.

Ho risentito Gianvincenzo ieri sera al telefono dopo anni di silenzio. Scrivo velocemente a matita sul primo pezzaccio di carta che trovo parole che ho in testa, per timore di dimenticarle.

Parole buttate là, piene dell’emozioni di quegli anni, i 1950 e ’60, e dunque anche un po’ selvagge e d’epoca remota, superata.

Che volete che vi dica, era l’Italia del dopoguerra. Giudicherete voi.

Gianvi13 anni
Mio ‘fratello’ a 13 anni. Avevamo gli stessi colori, occhi verdi e capelli biondi, ma lui era più biondo. Ci prendevano per dei ‘veri fratelli’

 

Al mio fratello maggiore

Amico mio, compagno
di scorribande felici
nella fase più piena della vita,
alle 6 di un mattino romano,
la fredda brezza che corre
sui tetti di una città pagana,
io te, compagno mio e fratello,
vengo qui a celebrare
come in un rito antico,
schizzando con la matita
rapide su un foglio
parole vive e non lavorate.

Mi hai insegnato a godere della vita
l’aspetto primordiale e forte;
io, con più timore,
cresciuto in un mondo femminile,
il lato virile mi hai insegnato,
quello con gli attributi,
che hai sempre avuto,
e hai,
non lo dimenticare!

E cazzo vivaiddio gli attributi!
In un mondo spompato
pieno di gente vuota stanca fasulla,
sei sempre stato esempio,
caro fratello mio,
di forza e di coraggio,
molto più che mio padre;
tu, e i miei zii materni,
i carissimi e amati
fratelli di mia madre.

GianviEpadre
Il mio amico a 22 anni, con il papà Michele. Erano molto legati l’uno all’altro. Se la madre di Gianvi era toscana, il papà era di Salerno, il che ha avuto significato nella nostra amicizia

A mio padre,
che pure fu tanto,
devo altre cose,
ma tu sei stato molto per me,
un anno in più vuol dire,
quando si è giovanissimi:
aiuta a stabilire il primato
che sempre ho riconosciuto.

E qui, in questa piccola terrazza
della città di Roma,
di fronte ai templi antichi
della nostra cultura primigenia,
io qui ti onoro,
fratello mio maggiore;
io qui ti celebro,
quel primato ancora riconoscendo
che non fu solo d’età.

A questo punto vino rosso berrei
(ma è mattino presto…)
il vino rosso forte, toscano,
di quelle serate d’inverno
meravigliose
della nostra campagna d’Arezzo.
In cui tu,
la bistecca arrostita sulle braci,
i piaceri dionisiaci consegnavi
della carne, del vino
e delle femmine prese per i capelli,
e dolcemente, fortemente,
teneramente amate.

La brezza ora è più calda
e le parole cominciano a mancare.

Spero soltanto,
amico caro, mio forte compagno
e fratello maggiore,
di averti comunicato
le mie emozioni al brusco risveglio
dopo una telefonata.

ψ

Arezzo e la campagna attorno dove crescemmo insieme. C’è un terzo amico, perché eravamo come i 3 Moschettieri. Ne parlerò. Scattato con il mio piccolo Nokia E63

Nota. I nostri cervelli sapevano volare insieme, e ridevamo, ridevamo a crepapelle. Aveva una mente bizzarra, umoristica, piena di idee. Ci intendevamo per questo.

Qui sotto ho 18 anni. Sono serio. Dì li in poi ci fu il primo lungo intervallo. Mi ero urtato perché era stato, secondo me, insensibile nei confronti di una relazione amorosa mai sbocciata tra me e una certa Cristiana, bruna con gli occhi neri, aretina. Lei 15 anni, io 17.

Giovanni in 1966. I’m not THAT vain to put only myself here. “My photo is arriving” he said yesterday. Well, we will see. Our frienship was about to go on a hiatus. Pauline O’Connor had just arrived. Magister will also, in 1972

Adesso che siamo vecchi, o quasi, ci sentiamo ancora più vicini e non ci saranno intervalli.

Credo che sia la voglia di finire l’avventura meravigliosa cominciata insieme, anche con tutte le altre persone care accanto a lui e accanto a me, che ci rendono la vita più umana (e ci consolano delle sue miserie).

Work in progress

A Witch in Albion? Hard for me to say since I didn’t watch Sky Atlantic’s epic fantasy Britannia. Click picture for reaching credits

Sto in salotto, con gli operai che stanno lavorando fuori e che mi stracatafrangono il terrazzo perché la guaina era stata fatta male e leaks, fa cioè filtrare l’acqua al piano di sotto.
Sono un po’ abbattuto, per tutta una serie di problemi immaginabili (e non immaginabili).

La scrittura per fortuna è pace, ti fa evadere e per questo crea una qualche armonia anche se questa non c’è nella vita (al momento). Poi, l’ho detto in un commento, ho un romanzo incompiuto nel cassetto, un thriller fantasy che mi promette chimere, avventure, scenari d’amore e diletti.

Ψ

Ecco allora che è tempo di connettersi con chi riflette su come architettare trame anche complesse, personaggi ecc., in un’ottica che sia thriller e di gradevolezza per il lettore. Enjoy.

Giallo e thriller

Non so quanti di voi si dilettino a scrivere, ma probabilmente molti lo fanno.

Io sto scrivendo il mio nuovo romanzo, sempre ad ambientazione Palermitana, come protagonista un nuovo personaggio che mi intriga scoprire dove mi porterà. Perchè ho scoperto che i personaggi, quando ti prendono per davvero, vivono di vita propria. Io do’ una direzione alla storia, ma magari loro hanno altre idee e mi portano da un altra parte ed è proprio questa la cosa divertente. Scrivo perché mi piace, perché mi diverte, mi rilassa, controbilancia e incanala lo stress della mia vita.

Scrivo perché qualcuno mi legga, ovviamente, ma non è questa la cosa fondamentale, indipendentemente dal numero di copie vendute, lo faccio per me, perché non so farne a meno.

Ma voi, e mi rivolgo a voi che scrivete, certamente molto meglio di me, avete le idee chiare o anche voi vi fate portare per mano…

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