View of Rome. By paolo1899, member of www.igougo.com

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Alcune osservazioni del sociologo italiano Franco Ferrarotti su Roma, da quando nel 1870 è diventata capitale d’Italia ad oggi (prese dal Corriere della Sera e dal Messaggero, a cavallo tra il 2005 e il 2006, al tempo della rivolta della banlieu parigina).

1. Il sociologo Ferrarotti, in una intervista sul Corriere del 2 aprile 2006, dice di come Roma abbia trovato difficoltà a essere amata dagli Italiani dal tempo dell’Unità per il fatto di essere una doppia capitale, d’Italia e della Chiesa cattolica. Gli italiani, dice Ferrarotti, sentono che come capitale di uno stato essa è troppo universale. Roma, insomma, “gli starebbe larga”.

Solo esteti di provincia come Fellini e Pasolini – sostiene Ferrarotti – l’hanno amata. Ferrarotti pubblicò 40 anni fa Roma da capitale a periferia (Bari, Laterza 1970) parlando di una contro-Roma nella periferia, diversa da quella celebrata del centro. Oggi, grazie ad anni di buona amministrazione, la periferia è cresciuta, Roma da periferia sta diventando capitale, “oggi Michele Placido fa teatro a Tor Bella Monaca”.

A Roma, sostiene Ferrarotti, non c’è una periferia esplosiva come a Parigi perché da noi l’immigrazione è troppo recente. Tra 15 anni magari i figli e i nipoti rivendicheranno dei diritti. Roma per Ferrarotti è più una capitale mediterranea che europea, per la sua natura e la sua capacità mediatrice. Però è anche una capitale religiosa, come La Mecca o Gerusalemme, quindi è molto più che europea (osservazione citata nel nostro primo post, una specie di introduzione a questo web log).

Il problema resta sempre la gestione del piano regolatore. Ma l’alleanza antica tra immobiliaristi, finanza e potere politico oggi si è spezzata grazie ad un aumento della democrazia. Si cerca di andare verso un policentrismo, il che va bene, perché la città respira.

In sostanza, Roma non è più “madre matrigna” come Ferrarotti la chiamò nel 1991. Oggi, dice, è diventata “alma mater”, anche se a volte è anche lupa con i suoi figli. Zone un tempo desolate come il Quarticciolo e l’Alessandrino sono adesso aree urbane. “In due generazioni invece dell’imputridimento progressivo delle periferie si è passati all’auto-promozione sociale. Non ci sono le favelas di altre metropoli”.

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

2. Da un articolo apparso sul Messaggero online il 6 novembre del 2005.

Professor Ferrarotti, pensa che Prodi abbia ragione? Finiranno in fiamme anche le periferie italiane come quelle francesi?
«No, le periferie italiane non hanno nulla in comune con la banlieue parigina».

Che differenza c’è?
«Nella periferia parigina abitano gli immigrati di terza generazione. Sono figli e nipoti dei vecchi pieds-noir e si sentono ormai cittadini francesi a pieno titolo. Ma a scuola vige il francocentrismo e non si parla mai della loro cultura e delle loro radici maghrebine, così questi ragazzi si sentono alienati. La prima generazione di immigrati dimostrò gratitudine verso il Paese che li ospitava; la seconda e terza generazione vedono invece i padri ricattati dall’emarginazione e tramutano la loro antica gratitudine in odio per il Paese ospitante. E’ un dramma che non ha paralleli con la situazione italiana».

La periferia italiana è allora il migliore dei mondi possibili?
«Nel 1970 ho scritto un libro: “Roma da Capitale a periferia”, si intitolava. Ora bisognerebbe piuttosto parlare della trasformazione di Roma da periferia in una vera Capitale. A Roma le baraccopoli sono sparite. Alla Borgata Alessandrina il 50 per cento degli studenti è costituito da extracomunitari. Loro non hanno problemi. I problemi, semmai, ce li hanno gli insegnanti».

Perché, professore?
«Perché i genitori di questi ragazzi extracomunitari guadagnano di più dei professori italiani. Gli insegnanti devono moltiplicare i propri sforzi, perché devono parlare a una platea multietnica, e sono pagati poco e male. Perciò si demotivano. Al posto di Prodi mi preoccuperei di più di un’eventuale protesta da parte di insegnanti sottopagati e di giovani laureati e disoccupati. Sono questi i nuovi poveri che potrebbero dar vita in Italia a una situazione esplosiva, non gli immigrati».

Nessun imminente pericolo-immigrati in Italia, dunque.
«No. L’unico problema potrebbe forse venire dai Centri di permanenza temporanea stabiliti a suo tempo per legge dagli onorevoli Turco e Napolitano. Se i Cpt diventassero dei veri e propri lager, allora sì che da lì potrebbe nascere un pericolo. Ma per ora, in Italia, la situazione non mi pare così drammatica. Niente a che vedere, insomma, con le periferie di Parigi, Francoforte, Londra».

Un allarme eccessivo, quello di Prodi…
«Sì, mi sembra apocalittico. Tuttavia le affermazioni di Prodi contengono alcuni elementi degni di riflessione. Prodi invita a pensare e a programmare un processo di cittadinanza e di integrazione degli extracomunitari nel nostro Paese. Lo trovo giusto, anzi necessario. Se si avvia in Italia un vero processo di integrazione degli immigrati si disinnesca la mina prima che possa esplodere».

One thought on “Roma matrigna o alma mater?

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