Birth of Venus by Sandro Botticelli (1445 – 1510), an Italian early Renaissance painter
Nascita di Venere di Sandro Botticelli (1445 – 1510), dipinto a tempera su telo di lino. Particolare del volto di Venere

Dice Antonio Gramsci, riportando un’idea di Ernst Walser (Quaderno IV dei Quaderni del Carcere), che per capire gli uomini del Rinascimento italiano bisogna pensare, entro certi limiti, agli italiani moderni. Inversamente io credo che lo stesso valga per gli uomini del Rinascimento italiano. Per capirli bisogna pensare ai greci e soprattutto ai romani, entro certi limiti. E gli storici in linea di massa concordano.

Ma allora, la distanza tra italiani moderni e antichi (romani) – rispetto alla differenza tra italiani del rinascimento e antichi – è maggiore? Pensiamo di sì, ma ci sono delle costanti che restano, e a noi interessano queste. Quali sono queste costanti?

Limitandoci agli argomenti trattati in Sex and the city (de Roma), in un documentario di History Channel ho sentito la frase: “Un esercito di Don Giovanni si apprestava a sbarcare …” in riferimento a una spedizione militare allestita da Mussolini nel Mediterraneo.

Elvis Presley. Public domain

Ora, la cosa è divertente, e io mi chiedo: è così che ci percepiscono molti anglosassoni? Dei don Giovanni? E se sì, quale può esserne il motivo? E perché il mondo latino dagli Stati Uniti è percepito come sensuale? Perché Casanova è italiano e Don Giovanni spagnolo? Perché Elvis Presley, che era del sud degli Stati Uniti – e quindi di un’area culturale in cui si sente ancora l’influenza spagnola e francese – faceva impazzire le americane (per non parlare di Rodolfo Valentino)? Era solo che era bello e aveva una bella voce o c’era qualcos’altro? Ma non sarà che ci troviamo qui di fronte a quelle permanenze di lungo periodo di cui parlava lo storico francese Braudel? Non sono questi i residui di un modo diverso, e pre-cristiano, di vivere la sessualità? Non è questo che intriga, che viene sentito come peccaminoso e quasi amorale (Elvis the pelvis), ma, proprio per questo, irresistibile?

Non è che con questo vogliamo esaurire (o osannare) il fenomeno del dongiovannismo, cosa complicata e con aspetti sicuramente fastidiosi. Non c’è nessun compiacimento, in quanto italiani, a trattare questo tema, sia chiaro. A noi interessano solo i possibili survivals of the past, i possibili residui del passato. Continuiamo dunque con le domande.

Perché gli Europei del nord che scendevano a Roma nel Rinascimento ne erano affascinati ma al contempo inorriditi? Forse perché capivano che da noi la religione cristiana non era veramente sentita? Non sarà che loro avevano cominciato a essere veramente civilizzati solo con il cristianesimo, mentre noi lo eravamo già da molto prima? Non sarà allora che sono loro i veri cristiani mentre in noi persistono ancora forti tracce di paganesimo? E non avrà ciò causato il fatto che da noi la religione cristiana è stata sentita soprattutto come fatto politico, come governo delle anime, così come Roma prima governava i popoli? E perché molti papi avevano delle amanti?

E perché il grande papa polacco (che amanti sicuramente non ne aveva) era apprezzato più dai grandi politici del pianeta (che si sono precipitati in massa al suo funerale) e assai meno dai grandi guru della spiritualità? (Oggi il Vaticano è visto come grande istituzione politica, più che spirituale, non ci sono molti dubbi al riguardo; persino in Germania il Dalai Lama è risultato più popolare – 44% – come leader spirituale rispetto al papa tedesco Benedetto XVI – 42% -, dato emerso da un sondaggio pubblicato da Der Spiegel nel luglio del 2007). Perché infine molti storici inglesi, fino a poco tempo fa, quando parlavano del Rinascimento italiano, manifestavano una specie di repulsione morale?

Saint Peter Cathedral in Rome. Public domain

Sentiamo allora Preserved Smith, storico medievalista britannico, che ha scritto la voce Rinascimento per l’edizione del 1956 della Britannica:

“Una successione di pontefici secolari portò la Chiesa in flagrante disaccordo con i principi della Cristianità. Saturi di sapere pagano, desiderosi di imitare le maniere degli antichi, in armonia nel pensiero e nel sentimento con Ovidio e Teocrito e allo stesso tempo resi cinici dalla corruzione della Roma papale, i ceti colti italiani persero il contatto con la moralità …”.

“Le virtù cristiane erano irrise dai protagonisti e dai più capaci pensatori del tempo … la Chiesa non si accorgeva del pericolo di incoraggiare ideali di vita pseudo pagani, violando il principio stesso della sua esistenza … e oltraggiando apertamente la cristianità con atti e dichiarazioni”.

La società italiana – continua Smith – quasi non si rese conto che il Nuovo Sapere che essa aveva in larga misura contribuito a creare stava provocando “una forza intellettuale di meravigliosa portata e incalcolabile potenza esplosiva …”.

“Perché [in Italia] le istituzioni costituite non avrebbero dovuto procedere secondo le solite e comode abitudini, se le delizie dell’esistenza erano aumentate, le maniere si erano raffinate, le arti sviluppate e una stagione dorata di agio epicureo era resa onesta da una religione di stato da cui nessuno teneva a distaccarsi poiché non c’era più nessuno che la considerasse seriamente? Questo era l’atteggiamento degli Italiani quando il Rinascimento, che essi avevano inaugurato come atto di bellezza [a thing of beauty, allusione a una stupenda poesia di Keats: a thing of beauty is a joy forever, ndr], cominciò ad operare come atto di potenza (a thing of power) al di là delle Alpi”.

raffael_new.jpg

Gramsci scrive, sempre nel Quaderno IV:

“Che la religiosità degli Italiani sia molto superficiale è innegabile, così come è innegabile che essa ha un carattere strettamente politico, di egemonia internazionale…”.

Quindi sembra proprio che siamo sovente considerati amorali. Ma lo siamo veramente? Siamo decadenti, corrotti? O in realtà c’è qualcuno che non riesce a capirci pienamente?

Finisco questo post che conclude la serie Sex and the city (de Roma) – non ci torneremo più? – con un bel brano dello storico britannico C. P. Rodocanachi (di probabile origine greca) dedicato a un fattore potente del miracolo ellenico. Esso fa luce in larga misura anche sui romani antichi e, ne siamo sicuri, su aspetti della mente degli uomini del Rinascimento italiano:

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Assenza di conflitti di coscienza: gli antichi Greci erano liberi “da questa lotta tarpante, angosciante. La loro morale era civica, non religiosa; il senso del dovere diretto unicamente alla città … Non sapevano nulla dell’idea cristiana della buona fede, delle intenzioni che condizionano gli atti in misura tale che persino il cittadino più rispettoso delle leggi può sentirsi un criminale nel profondo del cuore …”

“Essi possono considerarsi intrinsecamente amorali e proprio questa amoralità fu un potente fattore di equilibrio mentale che essi non avrebbero mai raggiunto se nella coscienza fossero stati dilaniati, come lo siamo noi, dalle forze contrastanti del bene e del male, della virtù e del vizio, del piacere e del peccato. Essi potevano godere della bellezza, e gustare delle delizie della vita senza rimorso alcuno. Fintanto che erano fedeli alle leggi e agli interessi della città non c’era dannazione da temere, né in questo mondo né nell’altro”.

Man of Roma

ψ

Gli altri post della serie:

Sex and the city (de Roma). 1
Sex and the city (de Roma). 2
Sex and the city (de Roma). 3
Sex and the city (de Roma). 4

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