Busto di Cesare. Museo nazionale di Napoli
Busto di Cesare. Museo archeologico nazionale di Napoli

“He felt alive with the thrill of the fight” (il fremito dello scontro lo fece sentire vivo). Scarica di adrenalina. L’espressione inglese thrill of the fight rende appunto bene il sentirsi vivi.

Per questo si può dire che lo stress sia in realtà una delle gioie della vita, poiché è come un’iniezione di vitalità. Una sensazione simile si prova quando affrontiamo un uditorio, si danno concerti, si calca la scena come attori ecc..

L’adrenalina (o epinefrina) è un ormone da attacco o fuga secreto dalle ghiandole surrenali in situazioni di pericolo o d’emergenza. Una volta immessa nel flusso sanguigno prepara rapidamente il corpo all’azione.

Adrenaline

Parlando di attacco (più che di fuga) ho sempre cercato di immaginarmi come dovesse sentirsi Giulio Cesare quando quasi 50enne, spesso in prima linea alla testa dei suoi soldati, si lanciava all’attacco delle selvagge e coraggiose tribù galliche e di fatto conquistava la Gallia, una regione un po’ più grande dell’odierna Francia, comprendente “il Belgio, le terre tedesche a ovest del Reno, l’Olanda meridionale e buona parte della Svizzera” (Wikipedia).

Sono certo che provasse questa scarica tremenda che lo rendeva come un giovane di vent’anni, gli ormoni essendo droghe potentissime, ogni teenager lo sa fin troppo bene.

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Cesare fu grande in tutto ciò che fece nonostante ciò che si possa pensare di lui e delle sue azioni, non sempre ineccepibili, bisogna riconoscerlo.

Persino la sua opera letteraria, il De Bello Gallico, “costituisce un vero e proprio tesoro storico. Raramente siamo così fortunati da possedere resoconti storici scritti dai testimoni oculari. E Cesare non era un semplice testimone oculare. Era il protagonista degli eventi narrati. E’ come se avessimo i diari delle campagne di Alessandro Magno scritti dal re macedone, o la vita di Carlomagno scritta di suo pugno. E i resoconti del generale romano, oltre ad essere di prima mano, sono scritti anche in modo brillante. I commentari di Cesare, sia della campagna gallica che delle guerre civili, sono considerati tra i sommi capolavori della prosa latina. Gli scritti di Cesare vengono ancora usati oggi per insegnare il Latino” [citaz. dal sito di Amazon].

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Lasciatemi aggiungere che le parole di Cesare sono disposte in modo chiaro, ordinato e comprensibile. Voglio dire che la sua esposizione è tersa così come lo furono la sua condotta e la sua mente, compiutamente razionali, l’esempio forse più perfetto di razionalità romana mai apparso, razionalità diversa nella sua natura dalla razionalità greca: i Greci insegnarono al mondo a pensare in modo più efficiente ma, fatto curioso, furono molto meno razionali di quanto non si pensi.

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Concludo il post con il dipinto dell’infelice eroe gallico Vercingetorige mentre si arrende tragicamente a Cesare, opera del pittore francese Lionel-Noel Royer (1852-1926).

Vercingetorige cercò di radunare le sparse tribù galliche nel disperato sforzo di sottrarsi al giogo di una super-potenza tecnologicamente superiore, più civilizzata e certo più disciplinata. Da notare che nel quadro i romani sembrano un po’ stupidi e barbari mentre Vercingetorige appare elegante e civilizzato, il che ci sembra tipico del nazionalismo ottocentesco. Vercingetorige si rivelò però cavaliere dall’animo coraggioso e assai nobile.

Vercingetorix surrender to Caesar. Public Domain

Cesare aveva motivi per conquistare la Gallia che non possono essere trattati qui. Quel che possiamo dire è che, avendo questa tragedia prodotto la Francia, ne amiamo molto il risultato finale anche se è impossibile dimenticare l’immenso dolore e il prezzo atroce pagato per tale nascita. 1 milione di morti – uno sui cinque milioni complessivi della popolazione gallica -, 1 milione ridotti in schiavitù, 300 tribù sottomesse e 800 città distrutte (Wikipedia); elemento non ultimo e certo non trascurabile, l’annientamento quasi completo della cultura celtica gallica, a cui porgiamo il nostro umile tributo.

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Nota 1. Il termine Gallo (latino Gallia, Gallus) e Celta (Celtus, Κέλτης) derivano più o meno dalla stessa radice. Ho sempre pensato che ‘Galli’ fosse il modo in cui i romani storpiavano la parola greca Κέλται, anche se essi usavano anche Celti o Celtae, preferiti dai greci e derivanti probabilmente da qualche appellativo proprio dei celti stessi.
La discussione su tali termini è enorme, soprattutto tra i discendenti dei Celti, alcuni dei quali cercano di resuscitare l’antica cultura, quasi completamente cancellata dai Romani e da altre popolazioni. Per ulteriori informazioni sia sui Celti che sulle questioni etimologiche vedi la Wikipedia e soprattutto la letteratura specializzata.
Nota 2. Nel capitolo 44 del libro V del De Bello Gallico “si fa espressamente menzione di Lucius Vorenus e di Titus Pullus, due centurioni romani dell’Undicesima Legione. Vorenus e Pullo sono i due eroi della fiction televisiva HBO-BBC Rome, una storia romanzata dell’ascesa e della caduta di Cesare” (Wikipedia inglese).

Originale inglese

One thought on “Stress e gioia. Conquista e dolore

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