Echi del Mediterraneo. Le due sponde nord e sud (2)

sidi-bou-said1
Sidi Bou Said, nel nord della Tunisia

L’animo italiano è intimamente legato all’Egitto e al Nord Africa. Siamo tutti mediterranei. Cibo, piante e molte tradizioni sono simili. In una prospettiva a lungo termine apparteniamo allo stesso flusso storico, allo stesso mare sulle cui sponde sono fiorite alcune delle prime civiltà in questa parte del pianeta.

Certo, ci sono delle differenze ma non siamo così diversi come qualcuno potrebbe (o vorrebbe) pensare e le nostre stesse religioni, che apparentemente ci dividono, in realtà adorano lo stesso Dio.

Non è un caso che le regioni nord-africane siano considerate diverse e quasi europee dagli abitanti delle zone sub-sahariane. E in effetti esse sono assai diverse dall’Africa cosiddetta nera.

Un altro spunto di riflessione è il fatto che durante tutto il Medioevo i nordafricani erano i più ricchi, potenti e civilizzati tra tutti i popoli che si affacciavano sul mare nostrum.

 

La ricchezza si è spostata sulla sponda nord

La ricchezza si è ormai spostata sulla riva nord anche se le coste settentrionali e meridionali del Mediterraneo tendono a scambiarsi i ruoli nei secoli.

La Tunisia conquistò la Sicilia per più di 300 anni. Oggi guarda alla Sicilia (e all’Italia) come a un faro guida, come a una preziosa fonte di ispirazione.

“Le Italiens pour nous sont comme des dieux”

“Gli italiani sono come dei per noi”, mi disse una volta un manager tunisino. E noi, nella nostra chiusura mentale, nemmeno ce ne accorgiamo.

Gli italiani (specialmente quelli che viaggiano poco) non sanno quanto siamo amati in tutto il Mediterraneo.

Anche quando sbarcammo sulle isole di questo mare come occupanti assieme ai nazisti venimmo accettati di buon grado dalle popolazioni locali (che ancora conservano un buon ricordo: posso testimoniarlo per Rodi e per Samos) perché ci sentivano come parenti stretti, i tedeschi appartenendo a un mondo diverso, senza dubbio. Quanti ricordi, tradizioni e legami condividiamo con loro!

Molti villaggi del Sud Italia – o di tante isole greche, per non parlare della Spagna, sotto gli arabi per così tanto tempo – sono arabeggianti o comunque appartenenti al profondo Sud del Mediterraneo: prendete Ostuni, in Puglia, o Sperlonga, nel Lazio, e confrontatele con la bellissima Sidi Bou Said in Tunisia (cfr. l’immagine sopra): sono quasi identiche, appartenenti a una cultura assai simile, che ci piaccia o meno, perché durante il Medioevo il modello vincente proveniva dalle coste del Sud del Mediterraneo, dove si trovava la civiltà, il denaro (e il potere).

Inutile dire che quando un romano – ancor più un napoletano (per non parlare di un siciliano) – sente una melodia araba qualche corda nascosta vibra nella sua anima, come ho cercato di esprimere nel brano precedente parlando delle canzoni di Diana Haddad.

dido-stabbing-herself1-public-domain
La regina di Cartagine, Didone, abbandonata dal progenitore di Roma, Enea, si uccide

 

Roma e Cartagine, dall’amore all’odio

Ma andiamo più indietro nel tempo e immaginiamo la guerra all’ultimo sangue tra Roma e Cartagine (la Tunisia immortale, ancora una volta) la cui origine leggendaria – narrata nel bellissimo poema di Virgilio, l’Eneide – scaturì dall’amore disperato di Didone per Enea, l’antenato troiano dei romani.

La regina di Cartagine, abbandonata dall’eroe, si trafigge con la spada del suo amato dopo aver predetto eterno odio tra Roma e Cartagine.

Dall’amore l’odio, dunque. E dall’odio la terribile guerra (così dice la leggenda): una guerra storica, però, non leggendaria, che decise se il Mediterraneo dovesse essere dominato dalle sponde Nord o da quelle del Sud.

Il Nord (e Roma) vinsero, anche se per un soffio, a onor del vero.

 

Dei tunisini, in un bar de La Goulette

Nel 2003 mi trovavo per lavoro in Tunisia e nei caffè de La Goulette – il porto pittoresco di Tunisi a 10 km dalla capitale dove per inciso nacque Claudia Cardinale, l’affascinante attrice italo-tunisina – la gente discute ancora della guerra tra il romano Scipione e il cartaginese Annibale (Cartagine è oggi un sobborgo di Tunisi) e allinea fagioli sui tavoli, delineando le truppe di entrambi gli eserciti per celebrare le brillanti vittorie di Annibale sui Romani e cercando ancora di capire quale fu l’errore del loro grande condottiero nell’ultima fatale battaglia di Zama, due secoli prima della nascita di Cristo.

Entrato in uno di quei bar conobbi un gruppo di persone tra cui un tizio che aveva lavorato con vari registi del nostro paese negli innumerevoli film che gli italiani hanno girato in Tunisia.

Percepii chiaramente la gentilezza e la cordialità nei confronti di questo italiano che mostrava così interesse per la loro cultura. Siccome se ne stavano a bere la birra mi venne di chieder loro:

“Ma l’alcol non è proibito dal Corano?”.

La risposta:

“Eh bien, nous on fait tout, mais en cachette”, “beh, noi facciamo tutto, anche se di nascosto”.

E la mia mente andò alla Sicilia, dove la segretezza, il fare le cose en chachette è tipica e ben radicata.

 

Cesare, Antonio, Cleopatra (e Ottaviano)

Cleopatra_and_Caesar_by_Jean-Leon-Gerome
Cleopatra incontra Cesare, del pittore francese Jean Leon Gerome (1824 – 1904)

Tornando all’Egitto pensiamo a Alessandro Magno e al suo rapporto con l’Egitto e la città di Alessandria, da lui fondata. E pensiamo a Cleopatra, discendente di uno dei generali di Alessandro, e alla sua storia d’amore con Giulio Cesare, prima, e con Marco Antonio parente di Cesare, poi.

Cesare e Antonio, uniti dalla parentela e attratti da Cleopatra, dalla splendida civiltà egiziana (e dalle sue ricchezze).

Alla morte di Cesare il conflitto tra Antonio e Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) fu di nuovo lo snodo storico che decise se il Mediterraneo dovesse esser dominato dalle sue sponde settentrionali o da quelle sud-orientali, questa volta.

Di nuovo Roma (e il Nord) vinsero ma successivamente, dopo la caduta dell’impero romano, il Sud e il Vicino Oriente si presero la rivincita, con l’Islam trionfante e la sopravvivenza dell’orientale Costantinopoli.

 

Mahfouz, come conclusione

In conclusione, l’eterna anima romana e mediterranea vibra in contatto con parenti a cui è legata da storia e tradizioni comuni.

Chi meglio di Naguib Mahfouz, lo scrittore premio nobel egiziano, può guidarci e aiutarci a comprendere?

nagib_mahfuz
Naghib Mahfouz (Il Cairo 1911 – Il Cairo 2006) ha descritto le mille sfumature della capitale egiziana

Nel prossimo brano dedicato alle sponde del Mediterraneo ascolteremo le parole d’amore del giovane Kamal, il personaggio principale del secondo volume – Il palazzo del desiderio – della Trilogia del Cairo di Mahfouz. Poi tratteremo la questione del patriarcato.

That Pride Which Is Actually Blindness

Il Gattopardo. Film by Luchino Visconti 1963

In the preceding post we have noticed how contemporary Italian literature and cinema seldom offer wide-fresco works – they perceive the single tree more than the entire forest (read a conversation on this topic.)

Someone affirms that the secret of the forest is instead hidden in Palermo.

Palermo? Why are Palermo and Sicily so special?

While searching for an answer (in some recent Sicilian novels) we can make a guess.

ψ

Sicily, like a warm-fleshed woman lying languidly on the sea, was disputed by Greeks and Phoenicians, Spartans and Athenians, Romans and Carthaginians, and later Normans Arabs Popes & Emperors.

Such splendid (though tormented) history might have favoured a depth, a wider look in its people and writers, that the Italian literature has experienced only at its best moments.

Rob has said that writers such as Lampedusa and Sciascia would have known why the secret of the forest may be hidden in Palermo.

Ψ

So, for a glimpse of such wider look, we’ll quote a beautiful passage from Il Gattopardo (The Leopard) by the Sicilian writer Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896 – 1957.)

Tomasi di Lampedusa narrates how, soon after Italy’s unification, the honest Piedmont’s official Chevalley [Piedmont, at that time an advanced region, unified Italy in 1861] was sent to implore the Sicilian Prince of Lampedusa [the author’s great-grandfather and protagonist of the novel,] to represent Sicily in the new Italian Senate, “in order to remedy the state of material poverty, of blind and moral misery in which the Sicilian people find themselves, your own people!”

The Prince, smiling and inviting Chevalley to sit down with him on the sofa for a while, answered with the same words he had uttered with some English who, before Giuseppe Garibaldi conquered Palermo, were asking what all these Northern Italians, these Garibaldini, were doing in the South of Italy.

They are coming to teach us good manners – replied the Prince in English – but they won’t succeed, because we are gods.

Then in the end (with poor, decent Chevalley in total dismay because of the Prince’s denial) the aristocrat added that things in Sicily had not changed and will never change for that ‘sense of superiority that glitters in the eye of every Sicilian, that we ourselves call pride (fierezza,) but which is actually only blindness.’

An enlightening, though gloomy, reflection.

The Leopard. Burt Lancaster and Claudia Cardinale

Note. This ‘pride which is actually blindness’ can be said of all great civilizations on earth that were (the ancient Romans, the Egyptians, Greece, Hellenic etc.Sicily …)

If we are worth for what we were, we are much much worthier for what we are.

Past greatness is a richness, and a consolation, but is not enough.

ψ

Question. On the other hand, are these cultures / civilizations really dead? I mean, didn’t they adapt themselves still retaining some greatness?

Why Sicilians today – or  (2012 update) Romanesco Gioacchino Belli, Egyptian Naghib MahfuzNikos Kazantzakis  – see the forest and not the tree?

ψ

Previous installment:

The Secret of the Forest

Related posts:

The Southern Shores of the Mediterranean

Sidi Bou Said, Tunisia. Gnu Free documentation License

Italian version

The Greco-Roman soul is intimately tied to Egypt and North Africa.

We are all Mediterranean. Food, plants and plenty of traditions are similar. On a long-period perspective we belong to the same historical stream, to the same sea from which some of the first civilizations have germinated on this side of the planet.

Of course there are differences though we are not so dissimilar as someone might (or liked) to think plus our same religions, apparently dividing us, are in reality loving the same God.

It is not by chance that these north-African regions are considered diverse and almost European by Sub-Saharan black people. They are in fact very different from Sub-Saharan Africa.

Another interesting point is that during the whole Middle Ages north Africans were the most powerful, civilised and wealthy among all Mediterranean (and European) folks.

Wealth has move to the North

Wealth has now moved to the North shore.

The Northern and Southern shores of the Mediterranean tend to exchange their roles.

Tunisia conquered Sicily for 400 years. Today it looks at Sicily (and Italy) as a beloved guiding light and its greatest inspiring model (“les Italiens pour nous sont comme des dieux”, “Italians are like gods to us”, a Tunisian manager once told me). While we, in our narrow-mindedness, do not even notice it.

Italians (especially those who travel little) do not know how much they are loved within the entire Mediterranean area.

Even when we landed on its islands as occupants, together with the Nazis, we were accepted with affection by the local populations because they felt us as close relatives. How many memories, traditions and bonds we do share with them.

Many villages in Southern Italy – or in so many Greek islands, not to mention Spain, who was under Arabic rule for so long – look Arabic or belonging in any case to the deep South Mediterranean: take Ostuni, in Apulia, or Sperlonga, in the south of Latium; then cast a glance at Sidi Bou Said in Tunisia (see picture above:)

They are almost identical, belonging to a very similar culture, whether we like it or not, because during the Middle Ages the winning model came from the South Mediterranean coasts, where civilization (and power) lay.

Needless to say, when a Roman – even more a Neapolitan (not to mention a Sicilian) – hears an Arabic melody he feels hidden strings vibrating in his soul.

Death of Dido, by Augustin Cayot (French, 1667-1772). Public domain

Going further back in time let us conjure up the war to the death between Rome and Carthage immortal Tunisia, again) whose legendary origin – narrated by Virgil’s classical (and beautiful) poem Aeneid – sprang from Dido’s desperate love for Aeneas, our Trojan ancestor of Rome.

This Carthage’s queen, forsaken by the Trojan hero, stabbed herself after predicting eternal hate between Rome and Carthage.

So from love sprang hate; from hate tremendous war (thus says the legend): a moment of history – the historical, not legendary war, this time – that decided whether the Mediterranean was to be dominated by its North or its South shores.

The North (and Rome) won – by a hair’s breadth it’d be fair to say.

Meeting Tunisians
à La Goulette

I was in Tunisia for work and in La Goulette coffee houses – La Goulette is a picturesque district in Tunis, close to the harbour, where incidentally the beautiful Italian-Tunisian actress Claudia Cardinale was born – people still discuss the battles of Roman Scipio and of Carthaginian Hannibal, and they line up beans on tables thus drawing up troops of both armies in order to celebrate Hannibal’s brilliant victories over the Romans, still trying also to understand where Hannibal went wrong in the last fatal battle of Zama.

One of the guys I met there had worked with several Italian movie directors in the innumerable films the Italians shot in Tunisia.

I clearly felt they were all kind and warm to this Italian who showed interest in them. They were drinking beer so I asked them:

“Isn’t alcohol forbidden by the Koran?”.

One of them replied:

Eh bien, nous on fait tout, mais en cachette”, “well, we do everything, though in secret”. And my mind went to Sicily, where secrecy, doing things en chachette, is typical and well ingrained.

Anthony, Cleopatra
(and Octavian)

Getting back to Egypt, let us consider Alexander the Great and his relationship with Egypt and the city of Alexandria, which he founded. And let us consider Cleopatra, descendant of one of Alexander’s generals, as well as her love affair with Julius Caesar, first, and with Mark Anthony, Caesar’s relative, later.

Caesar and Anthony, united by both kinship and their love for Egypt’s splendid civilization. Was Caesar’s love for Egypt sincere, or was it the result of mere political calculations? Hard to fathom, Caesar’s mind, but we are inclined to believe Anthony’s interest for Egypt was not only political.

 

lupaottimigut1.jpg

The conflict between Anthony and Octavian was again a moment in history that decided whether the Mediterranean had to be dominated by its Northern or South-eastern shores, this time. Again Rome (and the North) won but later, after the fall of the Roman empire, the South and Near East took their revenge, with triumphant Islam and the survival of Greek Constantinople.

Mahfouz, as a conclusion

As a conclusion, the eternal Roman and Mediterranean soul vibrates when in contact with relatives to whom it is tied by both common history and traditions.

Who better than Naguib Mahfouz, the great Egyptian writer (and future virtual guest), can guide us and help us to understand?

In our next post dedicated to the Southern shores of the Mediterranean we will in fact listen to the love words of young Kamal, the main character from the second volume of Mahfouz’s Cairo trilogy.