Dettare (invece di scrivere) al cellulare (oppure al PC). 1

640px-NewMonti_-_Colle_Oppio_1060869
Il parco di Colle Oppio, con la bella strada che scende gradatamente verso il Colosseo (Di Lalupa – Opera propria, CC BY-SA 3.0 Credits)

Vorrei qui mostrare che invece di digitare faticosamente i nostri pezzi sul cellulare (o sul PC) esiste un metodo alternativo che è faticosissimo all’inizio ma poi diventa facile e molto utile. Trascrivo quanto dettato due giorni fa al mio cellulare, idee necessariamente un po’ sparse e poi corrette (non moltissimo) nel mio studio e con calma.

Ψ

“Sono qua al parco di Colle Oppio con la veduta sul Colosseo. Una signora simpatica grida a voce forte:

“A Kalì, vièqquà, non vedi che stai a da’ fastidio ai signori?“

Kalì in effetti stava annusando 5-6 persone che prendevano il sole beate sulle panchine.

Beh, non pensate che il cane si chiami Kali, come la dea indiana con le quattro braccia. No, il suo nome è Caligola – sto sempre dettando – perché i romani, si sa, sono molto attaccati alla storia antica della città eterna. La signora, simpatica e con gli occhi azzurri, è sì carina ma diciamolo anche un po’ rompicoglioni, nel senso solo del rumore che fa, intendiamoci.

Allora mi alzo, le sorrido e mi sposto in una panchina più vicino al Colosseo – di fronte all’entrata della Domus Aurea – per poter dettare in pace gli appunti al mio iPhone.

Dettando (sto dettando) butto giù queste idee per futuri post e altre cose.

Vorrei scrivere:

  • 4 medaglioni, due uomini, Gianvi e Giuseppe (Magister); due donne, Marina e Pauline O’Connor.
  • Come prologo ai quattro medaglioni: “le relazioni tra le persone sono sempre un insegnarsi a vicenda. Non c’è un maestro e l’altro o gli altri zitti e muti. Ci diamo tutti qualcosa, il rapporto è sempre a due o più vie. Siamo tutti cioè mentori l’uno dell’altro.
  • La fruttivendola di un rione vicino (nota 1), morta qualche anno fa, così avrebbe commentato:

“Ma che stai addì, mentore de qua mentore dellà, ma parla come c&ch! che è meglio!!”

Ehm

I 4 medaglioni nei dettagli (sto sempre dettando):

  • Poesia a Gianvincenzo, prima in italiano e poi in inglese, presa dal vecchio blog Man of Roma.
  • Pezzo sul Magister, prima in italiano e poi in inglese.
  • Poi Marina, la mia carissima allieva, con post successivo con la risata romana oppure la SUA risata romana nello stesso post.
  • Infine, Pauline O’Connor, la pianista allieva di Benedetti Michelangeli. Utilizzare il libro delle sue memorie trascritto dal figlio Hugo Belviso, ma soprattutto i miei ricordi di lei e i brani su Michelangeli e sul romanticismo & classicismo (scritti sul mio vecchio blog in inglese); poi lei che sembrava morta poi invece era viva (un po’ patetico, ma vero). Eccetera

Pauline

  • Il pezzo e video mio (in romanesco, imbarazzante) sulla Bibbia del Belli e la proposta a Gianvincenzo della lettura della Divina Commedia: la sua DC è meglio di quella di Benigni, non ho molti dubbi.
  • Altri post, vediamo: Aznavour; il post sul dialogo con Giorgio (il dialogo sui dialoghi, urgh); introdurre i personaggi del blog: i personaggi rinforzano l’idea della dialettica. Ci vuole anche un post semplice e lineare su come funziona la dialettica di Platone, la mia dialettica (addirittura!), quella di Hegel ecc. Lineare cioè come il post di quel polacco su input e output
  • Altri post sull’uso spinto del cellulare con moltissime app, non solo come dettatura che è molto comoda perché si può scrivere passeggiando tranquillamente per la città per la campagna, in un giardino pubblico eccetera.
  • Infine, e chiudo altrimenti non passeggio più, un post su Linux scritto in modo chiaro e semplice in modo che tutti possano capire (anche io). Passo e chiudo
  • C’è poi tutto l’asse pitagorico dei post dal Man of Roma che devo tradurre, dal romanzo in divenire di Massimo Giordano fino a tante altre cose ecc. ecc.
  • Quando poi parlo della scrittura dettata al cellulare posso ovviamente aggiungere che la stessa cosa si può fare con un PC e sempre con un documento di Google o magari provare Siri. Non ho mai visto se Siri è capace di arrivare al livello di Google, in questo, ma non credo. Idem non penso Cortana, di Windows (Microsoft). Spiegare anche il riconoscimento vocale dal punto di vista tecnico informatico, così lo capisco meglio anch’io 🙄
  • Il parco di Villa Celimontana è molto più adatto alla riflessione del parco di Colle Oppio. Qui è meno raccolto. La vista sul Colosseo però è impagabile.
villa-celimontana_20170412101714
Il parco di Villa Celimontana, bellissimo (ma senza vista sul Colosseo)
  • Altra cosa importante: inserire qua e là riferimenti al quartiere e ai suoi personaggi: i luoghi, le persone, i bar, i parchi, le piazze, le chiese, e poi le zone vicine: via Merulana, la  multicolore casbah di Roma (piazza Vittorio), il Testaccio eccetera eccetera
  • Infine si possono ricavare dialoghi scontri di opinioni ecc. tra uomini politici, opinionisti, giornalisti, esperti, sempre nello stesso modo, per rafforzare (e praticare) l’idea del dialogo. Prima pagina, su Radio 3, è uno strumento utilissimo e può far risparmiare tempo.
  • Anche un brano con gli estratti più divertenti tratti dai ricordi di Carlo Calcagni.

____

Nota 1. Vendeva frutta al mercato dell’Esquilino. Guardava noi giovani e diceva: Ciò du bbelle pere, du cocomeri, du belle Susine, vieqquà a moro … compra qquà. Curioso, la frutta era sempre a coppia. Evvabbè.

Gli ebrei romani: i più antichi romani esistenti? (1)

“Chi è più romano degli ebrei romani? Alcuni di noi risalgono al tempo dell’imperatore Tito [39-81 d.C., ndr]” disse Davide Limentani nei primi anni ’80. Limentani era a capo dell’ingrosso di cristallerie e porcellane più antico di Roma. Gli avevo telefonato tre giorni prima per un’intervista che apparirà di lì a poco sul quotidiano romano La Repubblica (solo le parole di Limentani qui trascritte sono tratte da quella intervista).

Ricordo una bella giornata di primavera con i vicoli antichi del ghetto e le rondini che gemevano sullo sfondo di un glorioso cielo blu. Davide era seduto alla sua scrivania, gli occhi lucenti e rapidi che guardavano in ogni direzione. Eravamo all’interno di un’ampia stanza del negozio in via Portico d’Ottavia 47, ramificato come una catacomba e zeppo di un’immensa varietà di cristalli, ceramiche, argenti, porcellane, peltri, qualsiasi cosa si possa immaginare.

L’azienda aveva tra i suoi clienti papi, cardinali, celebrità e governi, tra cui la Casa Bianca. Davide è il discendente di Leone, che nel 1820 iniziò il negozio di vetreria che porta ancora il suo nome: Leone Limentani – 1820.

Ψ

“Leone er cocciaro – racconta Davide – era il nonno di mio nonno e cominciò con il rottame di vetro. Aveva accumulato un grosso credito presso la vetreria S. Paolo – quella dell’effigie sui bicchieri, i vecchi bibitari romani se la ricordano – allora in crisi per degli articoli non perfetti. Poiché un editto del 1514 permetteva agli ebrei di trattare soltanto merce ‘di secondaria importanza’ Leone disse: ‘L’editto non me lo vieta’ e rilevò gli articoli di sottoscelta creando così le basi della sua nuova attività.”

“Gli ebrei romani sono quasi 20.000 e solo qui al Portico d’Ottavia vivono ancora in comunità” continua Davide. “E’ una questione di attrazione e repulsione. Quando nel 1870 i piemontesi aprirono il ghetto molti vollero allontanarsene per dimenticare quanto vi avevano patito. Ma poi sono tornati perché il rione S. Angelo rappresenta le loro radici. Le sere d’estate gli ebrei più anziani seduti all’aperto parlano ancora un vernacolo dal sapore quasi dantesco: ‘guarda che vituperio!’ ”

Ψ

Mai sotto l’Arco di Tito. Tradizionalmente gli ebrei romani si sono sempre rifiutati di passare sotto l’arco di Tito. C’è un motivo. Tito Flavio Vespasiano – “delizia del genere umano”, come lo chiamava lo storico Svetonio – non risultò poi tutta questa delizia per gli ebrei che videro Gerusalemme e il suo tempio distrutti dagli eserciti di Tito nel 70 d.C. Domiziano, fratello minore di Tito, costruì l’arco per commemorare la vittoria e su uno dei due pannelli laterali vediamo il bottino del tempio esibito durante la processione trionfale a Roma.

La prima guerra romano-giudaica (66-73 d.C.) vide la morte di molti ebrei (lo storico Flavio Giuseppe parla di 1 milione e 100 mila morti solo nel corso dell’assedio di Gerusalemme, atto finale della guerra) il che intensificò enormemente la diaspora ebraica in tutto il Mediterraneo e altrove.

In seguito a tale guerra sappiamo che alcuni ebrei finirono la loro vita come gladiatori nel circo di Cesarea, la roccaforte romana in Palestina; altri morirono nelle miniere sarde o spagnole; un gran numero però venne portato a Roma.

Ψ

Ora, i romani avevano bisogno di manodopera per la costruzione dell’anfiteatro Flavio, solo successivamente chiamato Colosseo. Così le pietre del monumento antico romano oggi più famoso furono bagnate dal sudore di molti schiavi tra cui gli ebrei catturati da Tito. Questo gruppo venne accolto da una già fiorente comunità ebraica – mercanti, liberti e schiavi – per lo più arrivati a Roma 130 anni prima in seguito alle guerre in Oriente di Pompeo Magno.

Oggi dunque gli ebrei romani sembrano i discendenti di questi due insediamenti ebraici nell’antica Roma.

Pertanto ciò che disse Davide Limentani è probabilmente vero: gli ebrei romani sono i romani più antichi esistenti. E l’origine della loro “romanità” sembra essere assai anteriore all’epoca di Tito (l’epoca cosiddetta flavia). E infatti anche secondo l’enciclopedia ebraica “gli ebrei sono vissuti a Roma per più di 2000 anni, più a lungo che in qualsiasi altra città europea.”