Sex and the city (de Roma). I

ENGLISH ORIGINAL
Traduzione da un originale in inglese del 2007. Un po’ sturm und drang quando lancia in resta lottavo cercando di dimostrare la superiorità dei mores romani … vabbè, caliamo un velo. Pls enjoy.

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Gli antichi Greci e Romani nutrivano un atteggiamento del tutto diverso nei confronti del sesso. Basta guardare queste statue – stupende nel loro erotismo – per cogliere in modo intuitivo una sensualità sincera che è agli antipodi dei costumi occidentali di oggi.

La bellezza e la naturale perfezione di questi corpi ci comunicano l’idea che il sesso non fosse percepito come osceno o licenzioso, bensì come una delle gioie della vita – un’idea molto semplice, direbbe l’intelligente studente greco conosciuto di recente, così come molto semplice, essenziale (e bellissimo) può essere un tempio greco. Il suo tormentone è meglio nell’originale:

It is so simple:
as simple (and beautiful)
as a Greek temple
.

Di qui un godimento del sesso estremanente naturale, anche se con modalità non concepibili a noi contemporanei, soprattutto se consideriamo che tali statue erano in qualche modo legate a riti e alla religione.

Qui sopra possiamo ammirare la Venus Kallipygos, o Venere dalle belle natiche. Sotto, la statua di un satiro (che un’amica ha scelto tra un set di mie proposte assicurandomi, non priva di entusiasmo: “Dai, è un corpo veramente erotico!” Ho dovuto inchinarmi di fronte al suo superiore discernimento).

Venere era la Dea dell’Amore (in ogni senso) mentre un satiro, secondo la Wikipedia inglese (un buon punto di partenza, la wikipedia, per una ricerca ma niente di più) “è una creatura dionisiaca amante del vino, delle donne e dei ragazzi e disponibile a qualsiasi tipo di esperienza sensuale”.

Esistevano anche i satiri fanciulli (il che ci sembra veramente terribile) i quali prendevano parte ai riti religiosi di Bacco-Dioniso, che prevedevano spesso anche pratiche orgiastiche.

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A questo punto sono sicuro che qualsiasi lettore non potrà che convenire su un punto: le abitudini sessuali greco-romane erano veramente diverse. Non può esservi ombra di dubbio. Esse erano completamente diverse.

Se potessimo dimenticare di trovarci di fronte a statue classiche e le vedessimo solo con i sensi (senza ragionarci, voglio dire, e fuori dal loro contesto) ci apparirebbero sicuramente pornografiche.

Secondo la Wikipedia inglese “il concetto di pornografia così come viene vissuto oggi non esisteva fino all’avvento dell’epoca vittoriana.

Quando vaste opere di scavo vennero compiute a Pompei nel decennio 1860 molte opere dell’arte erotica romana vennero alla luce il che scioccò gli inglesi vittoriani che si consideravano gli eredi spirituali dell’Impero Romano (cfr. questo nostro post, capitoletto I Vittoriani, gli Italiani e gli Stati Uniti). Non sapevano più come fare con opere che mostravano in modo così esplicito e naturale la sessualità e dunque si adoperarono per nasconderle. Pertanto gli oggetti che potevano essere spostati furono dunque chiusi a chiave nell’area segreta del Museo Nazionale di Napoli”.

Sessualità romana scioccante

Pan che copula con una capra. Wikimedia commons

Non sono d’accordo con la Wikipedia inglese sul come e sul quando sia nato il moderno concetto di pornografia poiché la ricostruzione mi sembra troppo incentrata su di una visione unicamente anglosassone della storia [articolo di allora, non so oggi, ndr].
Posso sbagliarmi, posso aver ragione, cosa conta, quel che conta è che ci troviamo qui di fronte a una situazione di grande comicità. Mi sembra di vederli questi puritani vittoriani presunti eredi della romanitas (per certi aspetti lo erano, almeno a mio parere) i quali un bel giorno pieni d’imbarazzo e orrore si resero conto di quanto fossero pervertiti i Romani (almeno a loro parere) mentre assieme ai napoletani disseppellivano statue e dipinti erotici.

Mi figuro i loro volti pallidi e scossi. Soprattutto mi diverto un sacco a vederli (popolo che amo, sia chiaro, e con cui peraltro mi sono imparentato) mentre pieni di vergogna aiutano in fretta i napoletani a nascondere l’orribile verità.
I napoletani forse anche loro ridevano alle spalle degli inglesi, assai meno turbati, ne sono sicuro, di fronte a tali “esplicite manifestazioni di sessualità” (prova a indovinare il perché, caro lettore italiano) [è forse una delle permanenze o tratti del mondo antico che a mio parere sopravvivono in noi italiani e latini, la disinvoltura in tali questioni ecc., ndr).

Gara a chi ha il sedere più bello

Ma torniamo agli antichi. Questa Afrodite dalle belle natiche (l’immagine qui sopra, statua pare ritrovata tra le rovine della Domus Aurea a Roma, ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ) si toglie il peplo e si guarda le spalle per valutarsi i fianchi perfetti e il sedere. Il motivo è molto semplice (ma erotico, lo confessiamo).

La cosa ebbe infatti origine da una gara tra due bellissime sorelle per cui la statua, certamente dedicata a Venere-Afrodite, potrebbe in effetti realisticamente rappresentare sia la vincitrice che le sue chiappe. Voglio dire – ed è mero interesse storico, intendiamoci – che esiste qualche possibilità di contemplare qui un deretano greco vero (e non idealizzato, come era il costume dell’arte ellenica).

Il modo della fanciulla di apprezzarsi il sedere era certamente più evidente a quell’epoca poiché gran parte delle statue classiche erano dipinte a colorvivaci, per cui la direzione dello sguardo era probabilmente più palese (le pupille erano dipinte e così via).

Il culto di Venere-Afrodite dalle belle natiche nacque forse nella greca Siracusa (Sicilia) poiché è lì che le belle sorelle nacquero e vissero.

E’ inutile dire, ancora, come sarebbe oggi inconcepibile creare un culto e un santuario solo per un paio di bei glutei femminili (leggete nella Wikipedia inglese la storia peculiare delle due sorelle).

Venere Esquilina, in tutta la sua voluttuosità. Statua trovata nel 1874 all’Esquilino (Piazza Dante, Roma) dal parco degli Horti Lamiani. Musei Capitolini. Cliccare per l’attribuzione

Venere era la dea della bellezza, della fertilità e dell’amore (sia spirituale che carnale).

La Venere romana era nata non a caso attorno a Lavinio poiché laggiù il grande antenato di Roma Enea (per inciso figlio di Venere) forse sbarcò e visse. Per cui, tecnicamente, i Romani erano figli di Venere (oltre che di Marte, Dio della Guerra): folle miscuglio, non vi pare?

A questo pensiamo a volte mentre passeggiamo tra il Colosseo, alla destra, e il Tempio di Venere e Roma, alla sinistra, in direzione della metro “Colosseo”; cioè tra i  simboli conturbanti della Vita e della Morte. Quanto erano complessi i Romani.

L’Afrodite greca era invece nata a Cipro (casualmente l’isola dello studente greco appena conosciuto anche se non crediamo ai segni come fa invece lo scrittore brasiliano Coelho).

Le giovani coppie si recavano vicino ai templi di Venere per pomiciare e fare all’amore. La gioventù era probabilmente riguardosa e discreta ma ciò che è interessante è che il loro amore era come esaltatosantificato dalla vicinanza della Dea, qualcosa ancora una volta inimmaginabile nella società occidentale di oggi, che pure è molto libera. Pensate allo scenario di frotte di teenager che si assembrano vicino a una chiesa cattolica o anglicana in primavera o in qualsiasi stagione dell’anno. Pomiciano e fanno sesso alla grande accanto alle mura della chiesa, con il parroco che li benedice.

Ancora la Venere Esquilina. Alcuni studiosi pensano che la modella usata per scolpire questa Venere sia stata Cleopatra in persona. Immagine da Flickr

Anche solo un’idea del genere può offendere i veri cristiani. Naturalmente chiedo loro perdono, sul serio [en passant sto tornando a una qualche religione cristiana dopo la scrittura del mio primo romanzo, ndr], però per favore anche voi religiosi fate un po’ ‘no sforzo. Non siamo qui per offendere o per fare di questo blog un sito porno (che ci renderebbe più ricchi ma non necessariamente più felici). Siamo qui per parlare delle radici occidentali le quali, nella sfera sessuale, si dà il caso fossero diverse dalle nostre, ci piaccia o meno.

E’ sbagliato? E’ giusto? Difficile a dirsi. Noi preferiamo la visione antica dell’amore ma questa è solo la nostra opinione. Il sesso è bellezza, amore e sesso sono indistinguibili [è banale dirlo oggi, ndr], sono una gioia della vita non necessariamente legata alla riproduzione, come troppi papi (e preti) hanno cercato di inculcarci [papa Francesco forse vorrebbe fare sforzi in questo senso ma non può, succederebbe la rivoluzione, si spaccherebbe la Chiesa che non è solo europea ma mondiale: nel Quebec, per esempio, il Concilio Vaticano II, un’apertura notevole del cattolicesimo, ha totalmente distaccato la popolazione, abb. conservatrice, dalle chiese che sono rimaste deserte, ndr].

Rivoluzione soffocante?

Ok, si potrebbe dire. Se queste sono le nostre radici occidentali dei nostri comportamenti sessuali, che cavolo allora è successo? Perché c’è stata ‘sta rivoluzione soffocante che ha reso una delle gioie più belle della vita qualcosa di cui vergognarsi?

Perché solo un paio di generazioni fa i ragazzini e le ragazzine erano divisi a scuola e dovunque? E’ colpa dei preti? Degli intellettuali cattolici? E’ colpa degli inglesi vittoriani?

Forse in India sì, la terra del primo grande libro sull’amore e sui rapporti sessuali (tutti pensano solo alle posizioni, invece è terribilmente bello, terribilmente poetico, il Kamasutra, oltre che altamente scientifico). Voglio dire, in India forse i vittoriani inglesi avranno avuto pure qualche influenza (dannosa?) in questo settore, al punto che oggi le donne indiane nemmeno si mettono il costume da bagno al mare [nel 2007, oggi chissà]. Non posso però parlare dell’India non essendo indiano.

Per l’Occidente invece sono certo che la risposta – su quel che diavolo sia successo – vada ricercata a partire dall’epoca in cui l’Impero Romano divenne Impero Romano cristiano, cioè da Costantino [e Teodosio] in poi, quindi a partire dal IV secolo dopo Cristo. Anche se per onestà va detto che per reazione agli eccessi precedenti, in quel periodo di transizione sia pagani che cristiani erano già un pochino più … morigerati (anche se dalla morigeratezza alla totale repressione … qualche monaco ma anche teologi come Origene – Ὠριγένης di Alessandria – arrivarono a ‘castrarsi’ per non cadere in tentazione … andiamo!)

Un’ultima cosa. Vi sono ancora residui, oggi, di una simile e più libera visione sessuale? Noi lo crediamo ma non riveleremo il seguito di questa serie dedicata al sesso di Roma.

Gruppo scultoreo romano di Castore e Polluce (o secondo alcuni studiosi di Oreste e del suo amico Pilade). Museo del Prado. Foto Flickr di János Korom

Nell’attesa 1) guardiamoci questa bella immagine dei Dioscuri Castore e Polluce, copia romana dell’originale del grande Prassitele (anch’essa approvata, non senza un certo entusiasmo, dalla nostra esperta romana. 2) Leggiamo infine la splendida preghiera a Venere di Lucrezio.

Lucrezio è un grandissimo poeta romano. Grazie ai suoi versi, se sarete in grado di apprezzarli, vivrete forse l’esperienza unica della macchina del tempo. Potrete cioè cogliere cosa un antico romano sentisse a proposito di Venere. E’ anche questa la forza dei classici. Essere una possente macchina del tempo, per penetrare misteri arcani eppure vicini, più vicini di quel che pensiamo o miei carissimi lettori italiani [testo, la traduz. sotto, tratto dal bellissimo sito Voci del mondo antico]:

O genitrice degli Eneadi, godimento degli uomini e degli dei,
divina Venere, che sotto i segni mutevoli del cielo
il mare che sostiene le navi e le terre che producono i raccolti
vivifichi, perché grazie a te ogni genere di viventi
viene concepito e giunge a visitare, una volta nato, i lumi del sole:
te, dea, te fuggono i venti, te le nubi del cielo
e il tuo arrivo, sotto di te la terra operosa soavi
fiori distende, a te sorridono le distese del mare
e, rasserenato, il cielo risplende di luce diffusa.
Infatti non appena si è manifestato l’aspetto primaverile del giorno
e, dischiusasi, prende vigore l’aura generatrice di favonio,
prima di tutto gli uccelli dell’aria te, o dea, e il tuo
ingresso segnalano, risvegliàti nei cuori dalla tua forza.
Quindi fiere le greggi balzano attraverso i pascoli rigogliosi
e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: a tal punto, colto dalla bellezza,
ciascuno ti segue con desiderio dove ti accingi a condurlo.
Infine per mari e monti e fiumi impetuosi
e frondose case di uccelli e campagne verdeggianti
in tutti infondendo nei petti un dolce amore
fai sì che con desiderio, genere per genere, propaghino le specie.
E poiché tu sola governi la natura delle cose
né senza te alle luminose sponde della luce alcunché
sorge né si produce alcunché di lieto né di amabile,
desidero che tu sia collaboratrice per scrivere i versi
che io sulla natura delle cose tento di comporre
per il nostro Memmiade, che tu, o dea, in ogni occasione
hai voluto si distinguesse dotato di tutte le qualità.
Per cui a maggior ragione da’, o divina, eterna bellezza alle parole.

Marte e Venere, Museo archeologico nazionale di Napoli, (inv. nr. 9248). Da Pompei, Casa delle Nozze di Ercole (o Casa di Marte e Venere). Marte solleva il manto azzurro di Venere, per ammirarne la nudità caratterizzata solo da una catena d’oro disposta ad X. Caratteristica è la rappresentazione dei due sessi che prevede una carnagione bruna per l’uomo e chiara e delicata per la donna. Wikimedia


Fai in modo che frattanto i feroci effetti della milizia
per i mari e le terre tutte riposino assopiti.
Infatti tu sola puoi con la tranquilla pace aiutare
i mortali, poiché i feroci effetti della guerra Marte
signore delle armi gestisce, lui che spesso nel tuo grembo si
getta sconfitto dall’eterna ferita di amore,
e così guardando in alto con il tenero collo ripiegato
soddisfa gli sguardi avidi di amore stando a bocca aperta verso di te, dea,
e dal tuo volto non si stacca il respiro di lui che giace.
Tu, o dea, col tuo corpo santo sopra di lui che giace
stando abbracciata, soavi parole dalla bocca
effondi chiedendo per i Romani, o divina, una pace serena.
Infatti né noi in questo momento turbolento della patria
possiamo vivere con animo sereno né la gloriosa discendenza di Memmio
in tali situazioni (può) mancare al bene comune.

Romanzo di GM Buffa. “Ci sono città maschili e città femminili, e Roma è femminile, è donna” (1)

Alcune informazioni sul romanzo (brainstorming). La documentazione è stata una bella sfida. Come dicevo qui a Marina Caserta, scrittrice e blogger, “la documentazione la trovo fondamentale anch’io. Il mio compito è reso arduo dal fatto che ambiento il mio romanzo almeno in tre epoche diverse:

1) l’epoca dei Flavi, 69-96 d.C.
2) il 510 d.C. in Britannia, un po’ a Roma e ad Augusta Taurinorum (Torino).
3) Oggi, a Roma, nei rioni dove abito. “

Ora, nel primo volume della trilogia (id est, Le tre facce della medaglia) ho sviluppato solo le epoche 2) e 3). Vediamo.

Il 510 d.C. e poco oltre, innanzitutto. Epoca interessantissima, “quando il mondo antico – cito dal romanzo – si disgregò in un evento catastrofico unico, con la peste bubbonica diffusasi ai tempi di Giustiniano e Teodora, con la Piccola Glaciazione della tarda antichità che creò siccità nelle steppe e spinse gli Unni sui Goti e i Goti sui Romani. A ciò s’aggiungerà, a breve, l’arrivo dell’Islam nel Mediterraneo, con questi ed altri elementi di distruzione-innovazione”.

Religione e filosofia intrecciati in quest’epoca d’angoscia (curioso come la filosofia antica, pagana ovv., nasce tra i Greci venata di religione, poi se ne distacca verso un razionalismo ateo o quasi, vedi Epicuro, per poi, in detta epoca e prima, ritingersi potentemente di religione). Neopitagorismo e neoplatonismo intrecciati (vedi dopo). Reincarnazione (alla base del romanzo). I filosofi teologi di allora che mischiano e rilucidano tutto l’armamentario pagano (Pitagora, Platone, Aristotele, gli Stoici ecc.) per resistere al Cristianesimo che sta per trionfare (e nel 510 d.C. ha bell’e che trionfato anche se ci sono sacche di resistenza).

Ho sempre pensato che per ricreare descrivere il mondo antico bisogna inserirci elementi della mentalità di allora, tra cui la religione aveva una grande parte. Per esempio, e a mio modestissimo parere, gli storici spesso spiegano (quindi non spiegano) il perché un certo esercito non abbia attaccato sia pur in un momento o da una posizione favorevole, il nemico, con una mentalità ‘scientifica’ potremmo dire che non ha niente a che vedere con le motivazioni di allora. Giulio Cesare, l’esempio forse più fulgido della razionalità romana (a cui gli ebrei romani, che lui beneficiò, ancora portano corone ai piedi della sua statua di bronzo, a via dei Fori Imperiali), ha fatto a volte delle cose molto ma molto incaute, folli, addirittura. Perché? Era un idiota? Beh, non direi, credeva semplicemente di essere baciato dalla dea Fortuna, e non come diciamo noi ma in senso letterale. Un esempio tra i tanti.

Anima umana, eroi, demoni angeli dei Dio (la gerarchia delle potenze o essenze) ecc. Ovviamente religione significa far intervenire, nella trama, anche l’elemento ‘oltre l’uomo’, (e l’uomo stesso, con la sua anima, partecipa a una scintilla del divino) e il Male, oltre al Bene, il Male efferato, assoluto. Mi sono dovuto sorbire, con fatica ma più spesso con grande grande piacere, i vari Plutarco, Porfirio, Giamblico, Proclo, gli Stoici (Aristotele poco, a parte il d’Aquino che lo riprende) e ciò che resta dei pitagorici, Pitagora, come Socrate, non avendo purtroppo scritto nulla.

Interessante come la filosofia cristiana segua a ruota, da Agostino in poi, i neoplatonici (per poi nel Medioevo fermarsi su Aristotele). Mi sono rifatto anche al molto, dicevo, successivo Tommaso d’Aquino (1225 – 1274 d.C.) e a come lui vede i demoni cattivi (ci sono i daimon buoni, ovv.) nella sua Summa Theologica (che qui trovate in originale, latino abb. facile) e che preferibilmente ho letto nella versione modernizzata, e stupenda, di Walter Farrel O.P. e Martin J. Healy, Il Vangelo della felicità, ed. Paoline.

[Giorgio: “Sei un topo di biblioteca, sempre col naso lì”. Giovanni: “E vabbè, ‘sti cavoli”]

Oggi, 2010 e poi 2018. Parlerò di quest’epoca dopo. Riporto solo qui, e concludo, un brano più o meno a metà del romanzo in cui Lilith, un demone femminile (la prima moglie d’Adamo, ripudiata, Gen. 1:27, vedi mio commento giù, sezione commenti), passeggia per la Roma di oggi (sì, le essenze oltre l’uomo, come gli Dei e Dio, sono atemporali, e la cosa mi è piaciuta molto. Qui c’è un pizzico della visione di Tommaso D’Aquino, un grande).

TESTO DEL ROMANZO (quasi alla fine)

“Sfilano i volti di Roma nella notte, volti di uomini, donne e bambini. Sono volti antichi e moderni, ingenui e cinici, tosti bonari innocui (e funesti?). Quando si pensa a Roma (scriveva Goethe) “vecchia di duemila anni e oltre, riflettendo che è lo stesso suolo, lo stesso colle e spesso perfino le stesse colonne e mura – e nel popolo si vedono tracce dell’antico carattere – ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino”.
Il destino, coi volti mobilissimi delle donne romane che ne portano traccia. Perché le donne a Roma sono importanti, molto importanti. Federico Fellini diceva che ci sono città maschili e città femminili, e Roma è femminile, è donna.
E parlando di donne, donne antiche (quelle che qui interessano), pensiamo non solo alle madri alle nonne o alle ragazze accoppiate o meno ma anche alle prostitute che tanto piacevano al regista riminese, quelle della Passeggiata Archeologica, per esempio, a ridosso delle Terme di Caracalla (via Antoniniana e viale Guido Baccelli, per intenderci).

Immagine di Brenkee, Pixabay

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Tra queste donne di strada, o lupae, come dicevano i nostri antenati, ce n’è una stanotte che apparentemente stanca cammina lungo il viale su indicato. I ruderi di Caracalla sono illuminati e nella notte senza luna gli umori della città salgono alle stelle. Il volto della donna è il più antico di tutti perché essa è senza tempo e il vestito nero sdrucito e la borsa che ciondola e quasi struscia sul marciapiede non ne migliorano certo l’aspetto. Capelli neri come la pece le cadono sulle spalle in una massa folta intessuta di treccine sottili e il viso, ovale, è dominato da occhi allungati d’un celeste pallido che, se non fosse per il buio che li cela, apparirebbero per quello che sono, terribili.

La prostituta vede una moto con due ragazzi biondicci e si gira dall’altra parte.
– Ahó, ma l’hai vista quella? – dice il primo alla guida –. Sembra da buttar via ma guarda che corpo …
– Magari puzza però – dice il secondo.
– Cerchiamo almeno di vederla in faccia.
I due s’avvicinano, avranno appena vent’anni. Il primo dice:
– A mora, facce vedé er viso. Quanto vuoi? Ce l’hai la macchina?
Lei giratasi un poco, il volto sempre celato, con voce insostenibile li ghiaccia:
– FILATE! SCIO’! – come fossero pulcini (o insetti) –. Stasera non batto, prendo il fresco della notte.
I due allora, falene impazzite, schizzano via a zig zag e per un soffio mancano il tronco d’un pino ad ombrello.


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Leyla Lilith Domna è colma di disprezzo quando i due esseri, che giudica infimi, scompaiono nella notte. Poi volge lo sguardo in direzione dei colli Celio, Monti ed Esquilino [rioni dove nell’oggi si svolge il romanzo, ndr]. Uno sguardo carico d’odio, di rancore. Infine anche lei, come d’incanto, un incanto tetro, scompare nel nulla”.

[continua]


Puntate pubblicate finora:

0. Post di introduzione al romanzo ‘Le tre facce della medaglia’

1. Romanzo. Città maschili e femminili

2. Romanzo. Il demone Lilith in azione. non adatto ai minori

3. Entra in scena il commissario Alvaro Manneschi

4. Continua l’indagine del commissario. Viene introdotta Alba, sua moglie

Giulio Cesare, uno sciupafemmine. Dongiovannismo ieri, l’altro ieri e oggi

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Monica Bellucci assaltata dai maschi romani (Dolce e Gabbana)

Perché Casanova era italiano e Don Giovanni era spagnolo? E questa mania di Rodolfo Valentino e dei latin lovers? Italians do it better?

Difficile avere termini di paragone ma è certo che non pochi stranieri trovano che ci sia qualcosa di sensuale in noi latini, qualcosa che viene percepito come peccaminoso e quasi amorale ma, per questa stessa ragione, irresistibile (vedi la frizione tra inglesi e francesi in questo ambito).

Ho collaborato per qualche anno all’UNLB di Brindisi e quando gli studenti, provenienti dal nord America e da altre parti del mondo, mi chiedevano perché le ragazze locali fossero vestite in modo provocante e camminassero per il corso in modo così sinuoso (facendo pensare alle donne dei film di Montalbano, per intenderci, o a Belen) io rispondevo che ciò non indicava una loro maggiore disponibilità quanto piuttosto un costume italiano e latino.

[Tempo fa ascoltai questa frase in un documentario americano di History Channel: “Un esercito di Don Giovanni stava per sbarcare …“, in riferimento a una spedizione militare inviata da Mussolini da qualche parte nel Mediterraneo.

C’è da chiedersi se una star come Madonna abbia costruito la sua carriera in parte su questa ambiguità: la “sensualità speciale” italiana]

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Una serie del vecchio blog ‘Man of Roma’ intitolata Sex and the city (of Rome) cercava di tracciare connessioni tra i comportamenti dei latini contemporanei e le abitudini sessuali romane pre-cristiane, non gravate dal tormento del peccato cristiano (gli italiani, dicevo, erano più pagani e meno cristiani dei nord-europei perché il loro fu un paganesimo estremamente più civilizzato che ha lasciato tracce profonde; loro invece si civilizzarono con il Cristianesimo: una bella differenza).

Restringendo il campo agli uomini trattai in seguito anche il fenomeno del dongiovannismo, sempre con l’intento di cercarne le radici in un passato lontano.

Riporto qui alcune note che si riferiscono a ieri, a oggi e al passato misterioso dei millenni (più vicino di quanto si pensi).

 

Comportamenti irritanti

Alcuni comportamenti dei maschi italiani erano (e sono) pessimi, non c’è dubbio.

Quando i giovani del mio tempo sbarcavano all’Oktoberfest non appena il tasso alcolico andava alle stelle e la gente era in preda all’ebbrezza essi si sentivano in diritto di sedurre TUTTE le ragazze tedesche della loro tavolata, il che naturalmente generava non poca riprovazione.

Negli anni ’60 sciami di adolescenti romani (di cui ahimè qualche volta feci parte anch’io) cacciavano le turiste per il centro storico di Roma. Lo facevano razionalmente, proprio come i cacciatori che studiano le abitudini della ‘preda’, e ovviamente la maggioranza di queste ragazze non ne era affatto contenta (beh, la minoranza invece era il premio riservato a tale comportamento, volgare e intrusivo).

Oggi forse abbiamo meno sfacciataggine per la strada ma si è arrivati a un livello in cui la violenza e maleducazione degli uomini sulle donne è inaccettabile (è aumentata o diminuita? Solo le statistiche ce lo possono dire ma è certo che la pazienza delle donne è agli sgoccioli).

 

Giulio Cesare: il lato nascosto

Cerchiamo di capire meglio considerando i nostri progenitori – che ci hanno influenzati proprio come i nonni influenzano i nipoti – e tra essi scegliamo un romano tra i più ammirati (e amati) di tutti i tempi, Giulio Cesare. In via dei Fori Imperiali spesso i turisti depongono corone di fiori ai piedi della sua maestosa statua di bronzo.

Cesare era grande in tutto ciò che faceva, un’anima suprema, più razionale di Alessandro, astemio, dotato di intenso intelletto, coraggio, forza e audacia fino all’età avanzata.

Era anche un grande visionario e molti storici pensano che senza Cesare (che conquistò la Gallia e mise in condizione di non nuocere un’aristocrazia ormai decadente) il mondo greco-romano sarebbe perito molti secoli prima sotto i colpi dei barbari con enormi conseguenze per l’Occidente, il che lo rende ancor più un gigante rispetto all’uomo comune.

Eppure c’è un altro aspetto di Giulio Cesare che può lasciarci perplessi.

Era totalmente dipendente dal piacere sessuale (solo l’ambizione in lui era maggiore, sostiene Montaigne) e mise più volte in pericolo la sua carriera per questo motivo (gli asterischi sotto indicano azioni pericolose).

Cesare era molto bello e narcisista. Cercava di nascondere i capelli radi portando più spesso del dovuto la corona d’alloro (Suetonio). Si profumava con gli unguenti più preziosi e si depilava i peli del corpo: voleva che la sua pelle fosse perfetta come quella di una donna.

Cambiò moglie quattro volte. Probabilmente ebbe una relazione con il re di Bitinia Nicomede IV, con Cleopatra regina d’Egitto (*), con Eunoe regina di Mauritania. Forse dormì con non pochi dei suoi soldati.

Sceglieva personalmente schiavi avvenenti di sesso maschile (l’amore omosessuale non essendo condannato a Roma a condizione che gli uomini assumessero un ruolo non passivo, perché esser passivi era contro la dignitas).

Cornificò e venne cornificato. Fece l’amore con Tertulla, la moglie di Crasso (*); con Lollia, la moglie di Gabino; con Postumia, la moglie di Servio Sulpicio; persino con Murcia, la moglie di Pompeo (*), a cui successivamente diede in moglie l’amatissima figlia Giulia.

Ebbe anche una relazione duratura con Servilia, la sorella di Catone il giovane, il suo più acerrimo nemico. Servilia era la madre di Marco Giunio Bruto, uno degli assassini di Cesare (e forse il suo stesso figlio).

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Beh.

Se questi erano i modi dell’uomo migliore di Roma …

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Nota. Leggete la storia dell’affascinante Johnny Stompanato, italo-americano, prototipo dell’American gigolo, e di come sedusse la diva Lana Turner.
E, sul Chicago Magazine, la terribile vicenda nei dettagli del fatale triangolo.