Romanzo di GM Buffa. Continua l’indagine del commissario Alvaro. Viene introdotta Alba, sua moglie (4)

Uno dei tanti luoghi della nostra infanzia passata con Alvaro e con Gianvi. Ci sentivamo un po’ come i tre moschettieri d’Arezzo (che esagerati) e di boiate ne abbiamo fatte tante. Anche Gianvi è presente nel romanzo (qui un post dedicato a lui) con il nome di Armando. Altro post su Gianvi, in inglese però

Abbiamo lasciato il commissario Alvaro Manneschi alle prese con la terribile scena dei cadaveri appesi alle tre croci sulla via Appia Antica, all’altezza del tumulo degli Orazi e dei Curiazi. Il romanzo continua introducendo vari personaggi tra cui il protagonista, Massimo Giordano, che in un bar del rione Monti vede le tre croci in TV … Torniamo alle indagini del commissario però. Enjoy.

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Roma, Appia antica, stessa giornata
– Brutto tempo anche ad Arezzo, Alba? Come, le ghiacciate? Oh no, questo rovinerà gli orti e i fiori sugli alberi – disse dispiaciuto il commissario Alvaro Manneschi alla moglie.
– Ascolta, cara – aggiunse –, non m’aspettare stasera.

Il cielo sull’Appia antica era sempre cupo. Le nuvole s’addensavano sul luogo del delitto e sui Colli Albani.

– Ma come, t’avevo preparato i bringoli tirati a mano col sugo di cinghiale!
Il tono della donna era deluso. Poi capì e aggiunse preoccupata:

– Il caso dei cadaveri sull’Appia antica?
– Sì, ma stai tranquilla, è tutto a posto. Ti chiamo appena posso, ho una telefonata di servizio. E i bringoli mettili in frigo. Li mangiamo domani sera.
Premette il tasto del cellulare che lo collegava all’altra chiamata. Era Franco Cardellini, della polizia scientifica.

Tumulo degli Orazi e Curiazi sull’Appia antica (dal blog Bizanzio, credits). Il cielo qui però è più o meno sereno

– Ciao Franco, hai qualche elemento?
Cardellini si schiarì la gola, la voce rasposa più del solito.
– Un’analisi completa l’avremo tra tre giorni.
– Tra tre giorni? Ma siamo sotto pressione, i giornalisti italiani e stranieri sono piombati in massa e il vice questore m’ha telefonato due volte.
– Ascolta, Alvaro, abbiamo quasi trenta casi arretrati da analizzare. Dì al vice questore che ci dia i mezzi dei carabinieri dei RIS e allora lavoreremo più in fretta. D’accordo, tra due giorni, non tre. Nel frattempo ho qualcosa, ma va verificata.

Cardellini fece una pausa come per riordinare le idee.
– La morte è avvenuta poco prima che voi arrivaste. O forse durante il vostro arrivo.
– Sei sicuro? Quindi alle 5:45 del mattino, minuto più minuto meno. Fammi pensare. Il giardiniere avrà trovato i corpi in stato d’incoscienza e li avrà considerati già morti. Poi siamo arrivati noi.
– Esattamente. Il sangue delle vittime gocciolava ancora sulle croci quando l’avete trovati. Dunque, visto che a morte avvenuta il cuore non pompa più e il flusso sanguigno presto s’arresta, ciò prova che sono morti a quell’ora o pochi minuti prima. Inoltre, sia i due giovani che il cane – continuò Cardellini affannato – sono morti dopo terribili sofferenze perché torturati a lungo in modo crudele. Il che potrà magari aiutarci a scoprire l’ora in cui sono stati rapiti.
– I genitori c’hanno detto che sono usciti di casa il pomeriggio, Franco. Stiamo cercando testimoni che li abbiano visti al Quadraro o nel parco verso il tardo pomeriggio o di sera.
– Un’altra cosa, Alvaro, anche abbastanza anomala.

Il commissario attese in silenzio. Aveva in bocca il suo Romeo y Julieta che non violava alcuna regola perché non lo fumava ma lo teneva spento in bocca. Ne aveva solo due scatole e li alternava da anni, per non rovinarli. Durante la vacanza a Cuba, che lui e Alba s’erano concessi non appena vinto il concorso per Commissario, Pedro, il padrone di casa che li aveva in simpatia, glieli aveva regalati con quattro semplici, serafiche parole: el alma de Cuba.
Poi aveva aggiunto: Romeo y Julieta es amor, amor, Señor Alvaro.

Campanile del Duomo di Arezzo. Pixabay

– Il legno utilizzato per le croci – proseguì Cardellini, la voce ormai cavernosa – è lo Jichimu, un legno cinese e asiatico dalle venature simili a quelle delle ali degli uccelli. Lo importiamo come assi stagionate già tagliate per mobili e parquet. Qui però abbiamo tronchi tagliati di fresco con un rinforzo esterno in metallo in quanto il legno fresco non è robusto e può spaccarsi. Per cui …
– Per cui è il momento di fare una bella telefonata. Grazie, Franco, veramente. E piantala con le sigarette, il cimitero d’Arezzo non è un granché con quei muraglioni di mattoni rossi.


– Santagata – disse il Manneschi parlando sull’altro cellulare che usava solo per la squadra speciale –, lasci ad altri l’indagine sui testimoni e mi setacci coi suoi tutte le falegnamerie che trattano e tagliano il legno cinese Jichimu non stagionato. Sì, Jichimu. Veda su Internet. Controlli un raggio di 50 km e, se necessario, di 100, 200, 300 km dal luogo dei cadaveri sull’Appia antica.
Si ricollegò a Cardellini.

– Un’ultima cosa Alvaro. I cadaveri avevano tracce di vino sul corpo, tracce che stiamo analizzando.


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Concluse entrambe le chiamate il commissario Manneschi prese a riflettere mentre dal portafoglio estraeva una vecchia foto che lo ritraeva coi vecchi compagni d’Arezzo. Aveva dodici anni e Franco Cardellini, che per scherzo si divertiva a portare il basco, ne aveva undici. Poi s’allontanò d’alcuni passi e si mise a guardare il paesaggio, immerso nei suoi pensieri.

La zona dell’Appia antica e nuova era ancora oppressa dalle nuvole e dalla pioggia.


Puntate:

0. Post di introduzione al romanzo ‘Le tre facce della medaglia’

1. Romanzo. Città maschili e femminili

2. Romanzo. Il demone Lilith in azione. non adatto ai minori

3. Entra in scena il commissario Alvaro Manneschi

4. Continua l’indagine del commissario. Viene introdotta Alba, sua moglie



Sopravvivenze della religione romana: politeismo e venerazione dei santi (1)

“Ogni cosa è piena di dei”

Sledpress citò un giorno il filosofo greco Eraclito che aveva affermato: “ogni cosa è piena di dei”.

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Il pandemonismo (o animismo, vedi sotto) è comune a popoli indo-europei e non indo-europei ed è centrale anche nella religione romana delle origini.

I romani ad esempio invocavano la dea della febbre, chiamata Febris, al fine di scampare alla malaria. Essi credevano che la febbre stessa (febris, in latino) fosse (o ospitasse) una divinità che poteva essere invocata per potersi salvare dalla malattia.

Profondamente radicato nelle zone rurali il politeismo animistico (un po’ diverso dal panteismo di Eraclito, credo) non scomparve mai, anche quando i romani, a contatto con altri popoli, svilupparono una religione più complessa. L’animismo romano si diffuse nelle terre controllate da Roma (fondendosi a forme locali di animismo e politeismo) e sopravvisse sia alla fine dell’impero sia all’avvento del Cristianesimo. Nel caso di Febris la dea si trasformerà quasi senza soluzione di continuità nella Madonna della febbre (cfr. Rodolfo Lanciani, L’Antica Roma, pp. 68-71)

Tale atteggiamento religioso proseguì per tutto il Medioevo grazie al culto dei santi, delle reliquie e dei miracoli, e solo dal Rinascimento in poi alcuni cristiani l’abbandonarono – i Calvinisti e le Chiese Riformate in particolare – mentre Luterani e Anglicani furono più tolleranti.

Molti protestanti si impegnarono in una ‘guerra contro gli idoli’ vedendo nei santi, non senza ragione, una continuazione degli dei pagani.

Il collegamento tra culto dei santi e religione romana risulterà più chiaro dopo una analisi più dettagliata del pandemonismo dell’antica Roma.

 

Il pandemonismo romano

Il pandemonismo – dal greco pan (πάν, tutto) + demone (δαίμων, entità divina) – implica che ci sia una potenza o volontà in qualsiasi oggetto, azione, idea o emozione. Invocando una simile entità (chiamata numen dai romani) l’uomo si sforza di piegare la natura ai suoi scopi.

Le pratiche religiose relative ai numina erano molto complesse (e in caso di errore nel rituale la cerimonia doveva essere ripetuta). I riti e le parole esatte erano noti solo al pater familias, il sacerdote della famiglia, una figura sacra, e venivano tramandati da padre in figlio.

Al di fuori della famiglia vi era lo Stato (res, regnum), altra entità sacra. A questo livello vi erano i numina pubblici, non domestici, e riti e frasi rituali erano noti in origine solo ai re e ai loro sacerdoti e successivamente, dalla Repubblica in poi, ai pontefici e agli altri collegi sacerdotali. Riti e frasi rituali erano trasmessi di generazione in generazione e divennero immutabili.

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Parlando in generale dei numina romani Robert. H. Barrow [The Romans, Penguin 1949, a cui il precedente paragrafo si è ispirato] osserva come molte divinità domestiche romane “entrarono nel patrimonio delle lingue europee: Vesta, lo spirito del focolare; i Penati, i protettori della dispensa domestica; i Lari, i guardiani della casa. Ma ce n’erano molti altri”.

‘Molti altri’ è understatement britannico. Ve n’erano a centinaia e centinaia e interessavano ogni aspetto della vita umana: la famiglia (comprese le varie parti della casa – la porta, i cardini, la soglia ecc., ognuna con la sua specifica divinità tutelare); il concepimento; le relazioni amorose; le varie fasi della vita di una persona (molto ricco questo articolo della Wikipedia inglese sulle divinità relative alla nascita, all’infanzia ecc.). Per non parlare, in una sfera più pubblica, dell’agricoltura (il sacerdote di Cerere per esempio evocava dodici spiriti all’inizio della stagione della semina); dello Stato (con divinità pubbliche corrispondenti spesso alle divinità domestiche); del commercio; della guerra e così via.

 

Gli spiriti tutelari
nella crescita del bambino

Per esempio, per le varie fasi del bambino ormai nato (Gordon J. Laing, vedi sotto), senza riti che invocavano Lucina il parto non si concludeva bene [Lucina viene da lux, luce – ancora oggi diciamo ‘venire alla luce’ – ed era spesso associata a Giunone – Juno Lucina – o a Diana, ndr].

I riti per propiziarsi Vagitanus [vagitus, vagire, ndr] assicuravano il primo vagito del bambino. Se le dee Cunina [cuna = culla, ndr] o Rumina venivano snobbate non vi era rispettivamente sicurezza nella culla o allattamento al seno. Se Cuba [cubare = stare a letto; cubiculum = stanza da letto, ndr] non era implorata il bambino non dormiva e magari strillava tutta a notte. Oppure, Fabulinus [fabula = discorso, ndr] assicurava che il bambino parlasse al momento giusto. Statanus [e la sua consorte Statina] aiutavano il bambino ad alzarsi e a rimanere in piedi.

Inoltre, come scrive Gordon J. Laing:

Abeona e Adeona proteggono i bimbi che cominciano ad avventurarsi fuori di casa [ab-eo, esco, e ad-eo, ritorno, ndr]; quando arriva a maturità Catius ne affina la mente [catus = acuto di mente, ndr], Sentia [latino sentire, sensus] (o Sentinus) ne approfondisce le sensazioni e Volumna o Volumnus ne fortifica la volontà (di fare bene). E così la persona passa da numen a numen e questo passaggio ha fine solo quando Viduus, alla fine della vita, separa l’anima dal corpo”.

[Gordon J. Laing, Survivals of Roman Religion, Longmans, Green and Co., New York 1931, da dove ho preso la suddetta lista degli spiriti tutelari del bambino e altre informazioni]

Anche le divinità maggiori
erano specializzate

Non solo queste divinità minori facevano parte del pandemonismo romano, ma anche divinità di media e grande importanza, come Fortuna, Diana, Giunone e simili, i cui epiteti mostrano un alto grado di specializzazione, ovvero numerose aree di intervento.

Fortuna per esempio, una dea considerata molto potente dai romani a livello popolare, e di cui ho parlato in un post precedente, si ramificava o specializzava in Fortuna Virginalis (fortuna delle vergini), Fortuna Privata (fortuna dell’individuo privato), Fortuna Publica (fortuna del popolo romano), Fortuna Huiusce Diei (fortuna del presente giorno, fortuna in questo momento), Fortuna Primigenia (fortuna del primogenito), Fortuna Bona (o fortuna buona), Fortuna Mala (la sfortuna), Fortuna Belli (fortuna in guerra), Fortuna Muliebris (fortuna delle donne sposate), Fortuna Virilis (fortuna delle donne con gli uomini), ecc.

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La prossima volta vedremo come questa “idea compartimentale della divinità” (le varie ‘aree di intervento’ indicate dagli epiteti e dalla varietà delle divinità) sia sopravvissuta nel culto dei santi.