I romani, decadenti, carnali ma anche leoni tosti

In un brano precedente (e altrove) abbiamo parlato della Roma precristiana (cioè con valori diversi dai nostri) che vive ancora oggi. Questo mix di cristiano e precristiano – dicevamo – è palpabile qui a Roma. I film di Fellini (Roma, soprattutto, ma anche altri) ce ne danno un’immagine spesso caricaturale ma eloquente: la scena della prostituta matura sull’Appia Antica nel film Roma, la famosa sfilata di moda ecclesiastica, grottesca e surreale ecc.

Ψ

Oggi vorrei attirare l’attenzione su un’altra scena del film Roma, la cena all’aperto nel quartiere Appio-Tuscolano (scena ricostruita, pare, a Cinecittà), nella quale viene fuori tutta la volgarità e la carnalità dei romani: uniche, credo, in Italia.

Una piccola parte delle conversazioni ai tavoli:

Signora volgaroccia dice al giovanotto (che impersona Fellini giovane):
“Ah io in trattoria le lumache nun le magno mai, le magno solo quanno le faccio io, le faccio spurga’ quattro ggiorni. Allora sì … te succhi tutto [occhiate maliziose al giovane] … ma così, no”

Signore robusto di fronte, voce bonaria:
“Ma nun le date retta, a Roma sapete che dicono? Come magni cachi”

Signora volgaroccia:
“Sì, ma come cachi male … [poi rivolta al giovane, facendo la distinta] Scusi, sa”

Queste caratteristiche, dicevamo, di volgarità e carnalità discendono a mio modesto parere dalla popolazione dell’antica urbs in misura notevole parassita (“l’ozio è il padre di tutti i vizi”, diceva mia madre, assai proverbiosa) che consumava a sbafo quello che proveniva dall’Impero, si nutriva di spettacoli maestosi ma terribilmente cruenti (in media un giorno sì e uno no!), viveva di elargizioni di pane, era dedita al turpiloquio e a ogni sorta di indecenza (vedi Marziale, Giovenale, i graffiti ecc.).

Ciò nel periodo dell’apogeo dell’impero – raccontatoci mirabilmente dallo storico Jérôme Carcopino (ne La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’impero, 1941) – e anche oltre.

Ψ

Aggiungo alcune note tratte dal mio vecchio blog in cui cerco di spiegare a un blogger americano, Lichanos, come vedo personalmente la connessione antico romano-romano di oggi.

“L’antico popolo di Roma, quello della prima Repubblica, perse progressivamente le sue forti caratteristiche di semplicità, temperanza e carattere. Coloro che si erano impoveriti confluirono a Roma, erano orgogliosi di viverci e avevano “panem et circenses” senza alcun merito.

Questo popolino, privilegiato e viziato rispetto ad altre popolazioni perché facente parte della capitale dell’Impero, si fece progressivamente crasso, indolente, cinico, blasfemo, fanfarone, con un atteggiamento di menefreghismo generalizzato, arrivando così fino a noi.

Mantenne però sprazzi di magnanimità, d’universalismo, di bonarietà e compassione che provengono a mio avviso dagli antichi Romani (sì, i Romani secondo me erano compassionevoli ed erano bonari, nonostante tutto).

Il latino popolare che parlava si trasformò progressivamente nel dialetto romanesco assai volgare oggi amato incondizionatamente o odiato e che, nelle generazioni precedenti alla nostra, era un poco più conciso e brusco. Il vero romano – una specie quasi estinta – non parlava molto, era ironico, pieno di umorismo e poteva steccarti con poche parole, come potevano fare (e facevano) i Calcagni, la famiglia di mia nonna.

Siamo tutti figli un poco del Basso Impero, ma nella nostra decadenza c’è vitalità e tostaggine: alcuni romani sembrano dei leoni e si tuffano dai ponti del Tevere anche a 70 anni”.

Ψ

Nota 1. Basso Impero è un termine a mio parere sbagliato perché in realtà da Nerone agli Antonini abbiamo l’apogeo dell’Impero (il periodo considerato da Carcopino) e quanto alle fasi successive alcuni storici hanno rivisto le teorie del “declino” e le ricostruzioni di una tarda antichità in progressiva decadenza (originatesi con Edward Gibbon) contrapposta a un periodo di classicità
(per esempio Peter Heather, The Fall of the Roman Empire. A new History. Pan Books 2005; o Peter Brown. Altri storici sono menzionati nella voce della Wikipedia sopra citata.)

[Forse, quando parliamo di decadenza degli antichi Romani, siamo anche influenzati da un nostro giudizio morale, vediamo cioè il passato con la lente di oggi, il che non può non portare a distorsioni, io credo]

Tutti noi siamo stati influenzati da queste ricostruzioni di decadenza. Forse anche Fellini poiché il suo Satyricon – opera artistica e simbolica più che storica, d’accordo – a mio parere travasa sull’epoca di Nerone le immagini più svaccate di una certa Roma (e civiltà) contemporanee.

Altro che svaccata, l’epoca di Nerone! Roma era, a quel tempo e dopo, al centro del mondo per cui credo che anche il più povero cittadino della città antica avesse un qualcosa di grande, come sostiene anche Carcopino, che pure mette in risalto aspetti di decandenza.

Una grandezza, nei vari livelli della popolazione, per noi oggi difficile da immaginare.

Nota 2. La connessione antico romano-romano di oggi era vista anche da Fellini, come mostrano diversi suoi film. In Roma, per esempio, le due scene d’epoca fascista – la magnata pazzesca al Tuscolano e la prostituta o lupa sull’Appia antica circondata da statue romane – si susseguono non a caso una dopo l’altra. La lupa “antica”, cioè, conclude l’intero episodio ed è il simbolo dell’intero film.

Rome. Stepmother or Alma Mater?

View of Rome. By paolo1899, member of www.igougo.com

Italian version

A few observations on Rome by the Italian sociologist Franco Ferrarotti regarding the period starting from the Italian unification, when Rome became Italy’s capital in 1870, until today.

They appeared in two interviews published in Milan’s Corriere della Sera and Rome’s Messaggero, between 2005 and 2006, at a time when the Paris banlieu had exploded with riots.

ψ

1. Ferrarotti (Corriere della Sera, April 2, 2006) observed that Rome always found it difficult to be loved by Italians, for her double role of capital of Italy and of the Vatican state. Italians always felt Rome as too universal, Ferrarotti argues. Rome, in short, gli starebbe larga, was / is too large to them.

According to Ferrarotti, only provincial aesthetes like Fellini and Pasolini really loved Rome. Ferrarotti published 40 years ago Roma da capitale a periferia (Bari, Laterza 1970), a book that depicted a suburban anti-Rome totally different from the celebrated historical centre.

Today, thanks to years of good administration – Ferrarotti observes – Roman suburbs have evolved. Suburbia, together with historical Rome, have merged into a real capital. A celebrity like “Michele Placido is now on stage in Tor Bella Monaca, a very peripheral borgata (eg a working class suburb).”

ψ

According to Ferrarotti there are no potentially explosive suburbs in Rome such as those in Paris since immigration is recent here. In 15 years, perhaps, Roman immigrants’ children and grand-children will protest for their rights.

Rome as a capital, Ferrarotti believes, is more Mediterranean than European, due to both her nature and her mediation capabilities. However she is also a religious capital, like Mecca or Jerusalem, which makes Rome something way beyond Europe (observation quoted in our first post, a sort of introduction to this blog).

The problem has always been that of urban planning management, although the old alliance among real estate business, finance and political power seems broken today thanks to increasing democracy. There is a tendency towards polycentrism, which is good since the city is allowed to breathe.

In short, Rome is not matrigna (stepmother) anymore, as Ferrarotti had called her in 1991.

“Today Rome has become alma mater (Latin for nourishing mother) even though she is also at times lupa (she-wolf) with her children.” Places once bleak like Quarticciolo or Alessandrino are now urban areas. “Instead of a progressively rotting suburbia we have had a process of social auto-promotion: unlike other large cities no favelas have developed here.”

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

2. Now the november 2005 article appeared in Rome’s daily Il Messaggero.

Professor Ferrarotti, do you think Prodi is right? Will Italian suburbs be on fire as it happened in France?

“No, Italian suburbs have nothing in common with the Parisian banlieue.”

What is the difference?
“A third generation of immigrants – children and grand-children of the old pieds-noirs – inhabits the Parisian banlieue and feels that they are rightful French citizens. In schools though francocentrism is dominant while Maghrebine culture and roots are ignored, which alienates these youngsters from society. First-generation immigrants had shown gratitude to France that had hosted them. The second and third generation, on the other hand, observe how their fathers are threatened by ostracism, which turns the old gratitude into hate. It is a tragedy and no parallel can be drawn between the French and the Italian situation”.

Italian suburbs are then the best of possible worlds?
“I wrote a book in 1970, Roma da Capitale a periferia (“Rome from Capital to Suburbia”). Today I would rather speak of Rome’s transformation from suburbia into a real capital. Slums have disappeared. In Alessandrina, a borgata, 50 percent of the students are non-EU. They don’t have problems. It’s their teachers who have problems, instead.”

Why, Professor?
Because these non-EU kids’ parents earn more than the Italian teachers themselves, who, despite their being badly paid, must increase their efforts when facing a multiethnic audience. Therefore they lose their motivation. Were I a politician I would rather worry for possible protests by underpaid teachers and young unemployed graduates. These, not the immigrants, are the new poverty-stricken people in Italy, which could give rise to explosive protests”

No imminent immigrants danger, then.
“No. Problems could perhaps arise from CPTs (Centres of temporary permanence) created by the Turco Napolitano bill (num. 40, 1998). If CPTs became like concentration camps, yes, there could be some danger. But as of now the situation in Italy doesn’t seem that difficult. Nothing comparable to the suburbs in Paris, Frankfurt or London.”

An excessive alarm, that from Prodi ...
Yes, a bit apocalyptic, to me. Nevertheless, his statements imply some insight. Prodi invites us to think about a process of citizenship and integration of non-EU people in our country. I find this right, necessary. If a true immigrants-integration process is set out in our country the mine is deactivated before it can explode.”


Pre-Christian Rome lives


Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

In I segreti di Roma, as we said, Corrado Augias notes that “Rome among all the greatest cities of the ancient world – Nineveh, Babylon, Alexandria, Tyre, Athens, Carthage, Antiochia – is the only one that has continued to exist without any interruption, never reduced to a semi-abandoned village…”.

This ancientness of Rome is revealed by many aspects that go back to pre-Christian (or so-called Pagan) times, in spite of the fact that the city is the centre of Catholicism.

What can happen here is that the columns of a Christian church come from a temple of Venus, or that the porch of a palace built in 1909 is sustained by a buttress from Nero’s circus (Augias).

The character of the true Romans (romani di 7 generazioni, namely seven-gererations Romans, as we say) is often crass, easy-going, cynic, wise & witty: all at the same time. Great Roman actor Aldo Fabrizi (see picture below) was a pretty good specimen. This mixture smells of centuries and of moral values going well beyond the civilization of Christ.

Aldo Fabrizi. Fair use
Roman actor Aldo Fabrizi, an icon character of the eternal city

This Christian/pre-Christian mix is palpable. Federico Fellini’s films depict it in ways grotesque though eloquent (Roma, above all, but not only).

Following is Roma’s poster and the famous Catholic Church Fashion Show movie sequence from that same movie. It may appear an excessively wild scene, but it is hard to deny how it is also much revealing.

Fellini’s Roma poster. Fair use

In his novel Rome (Augias p. 11) the French writer Emile Zola wondered if Raffaello’s ideal figures didn’t after all flash the divine and desirable flesh of Venus under the chaste veil of the Virgin; or those mighty Michelangelo’s frescos didn’t after all refer to the nature of the Olympian Gods rather than that of the Hebrews’ God.

“Was indeed Rome ever Christian – Zola asks – after the primitive age of the catacombs?”.

Also the pre-Christian role of government of peoples still survives. Imperial Rome is resurrected into Catholic Rome, governess not of the nations any more but of the minds and spirits of men.

Madonna and child by Raphael, Italian High renaissance. Public domain
Madonna and child by Raphael, Italian High renaissance
Italian version