(H)omo de Roma

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Traduzione di un originale in inglese del 2007 (1) pubblicato nel post successivo a questo con i 106 commenti (credits dell’immagine)

Sono romano, nato e vissuto a Roma. Alcuni dei miei antenati materni, fino a qualche secolo fa, erano già romani. Dovrei quindi essere un romano vero, o quasi, anche se dosi di sangue “barbarico” mi scorrono certamente nelle vene, sangue germanico, forse, ma soprattutto gallo-ligure della regione alpina occidentale.

La mia lingua materna è l’italiano parlato a Roma, idioma non troppo diverso dal latino parlato dalla gente comune ai tempi del tardo Impero Romano [il titolo del post è infatti sia latino tardo che romanesco, ndr].

Il motivo per cui mi sforzo di comunicare in inglese – lingua nordica non materna che mi fa un po’ freddo al cuore ma che trovo ricca e fascinosa – è la varietà che mi eccita come una droga e un po’ la stanchezza di comunicare solo con i connazionali, per cui la lingua franca del mondo spero possa aprirmi a un più vasto scambio di idee.

Perché questo blog

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Un motivo, come ho detto, è la più ampia comunicazione. Ma come può un romano di oggi “parlare al mondo”?

[che frase pomposa, se non ci fosse il Web a renderla meno tale]

Sono convinto che sia un privilegio essere nati e cresciuti quaggiù, un posto talmente straordinario che qualcosa deve esser “passato”, qualcosa di distintivo e che valga la pena di trasmettere, per poter, a nostra volta, ricevere.

Spero dunque in un dialogo con occidentali e non occidentali, perché Roma e i Romani, nonostante i difetti (tanti), hanno una natura universale e mediatrice che proviene dal Mediterraneo.

Roma per certi aspetti è più mediterranea che europea.

Ciononostante, già universale all’epoca degli antichi Romani, essa ha continuato ad esserlo come centro religioso, come La Mecca o Gerusalemme.

Roma, dunque, va ben oltre l’Europa (2).

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La religione non sarà un argomento centrale (a parte le religioni antiche), perché pur nutrendo un rispetto profondo per ogni fede personalmente non ne ho alcuna, essendo agnostico.

Mi piace, quasi in un gioco, immaginarmi simile a quei Romani del passato che contavano principalmente sulla ragione e sulla conoscenza (gli stoici e i seguaci di Epicuro, Ἐπίκουρος, per esempio).

Tre ragioni di un’unicità

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Ere sono ormai trascorse da quando questa grande città era la capitale del mondo conosciuto, tale ruolo essendo oggi passato a Londra, New York e un domani Shanghai, chi lo sa.

1. Roma è però unica in primo luogo perché “fra tutte le più grandi città del mondo antico – Ninive, Babilonia, Alessandria, Tiro, Atene, Cartagine, Antiochia – è la sola che abbia continuato ininterrottamente ad esistere, mai ridotta a villaggio semi abbandonato, anzi, trovandosi spesso al centro di avvenimenti di portata mondiale e pagandone altrettanto spesso il prezzo (3)”.

2. In secondo luogo, il che è ancora più importante, Roma è la città dell’anima (così l’hanno sentita Byron, Goethe e Victor Hugo), è la città della nostra autentica anima occidentale, poiché l’Europa e l’Occidente sono stati plasmati qui (non nelle nebbie germaniche) e queste radici sono sacre – per me certamente, e credo e spero per la gran parte di tutti noi.

Tali radici andrebbero riscoperte per poterci aprire agli altri con nuovo spirito di humanitas e conciliazione (due componenti essenziali dello spirito romano eterno).

Dobbiamo insomma, noi dell’Occidente, incoraggiare atteggiamenti nuovi [e non beceri, ndr], che ci permettano di affrontare meglio sia l’attuale crisi di valori sia i cambiamenti radicali che incombono [miliardi di persone in rapidissimo sviluppo in Estremo Oriente ecc. ndr] e che potrebbero causare il nostro rapido declino.

3. Infine Roma, la città eterna, è unica anche perché è una delle più belle città del mondo, se non la più bella.

Al di là delle testimonianze imperiali, dei grandi spazi urbani e piazze, meravigliosi, certo, anche vicoli e piazzette emanano quell’ “aura sacra” che proviene dai millenni e a cui la gente di tutto il mondo porge in misura crescente il suo tributo.

La capitale dei nostri amati e civilizzati cugini francesi, Lutetia Parisiorum (così i Romani chiamavano Parigi, dai Parisii, tribù dei Galli Senoni) non era che un villaggio fino all’anno 1000 dopo Cristo. “Millesettecento anni meno di Roma. Si sentono, e si vedono” (3).

Frammenti in bottiglia

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Frammenti sparsi di un’identità speciale inseriti in una bottiglia e lanciati nel mare del Web: questa l’attività del blog Man of Roma.

Il latore del messaggio conta poco rispetto alla grandezza della sorgente e di un ingrediente che lo stesso latore potrebbe, volente nolente, possedere: l’esser cioè una sorta di fossile di un passato che certo è morto ma è anche enigmaticamente vivo in molti di noi italiani.

Ammettiamolo. In aree centrali e soprattutto meridionali del nostro paese persistono abitudini, mentalità (e altri aspetti della cultura) che lasciano perplessi non pochi stranieri: residui storici i cui svantaggi nei confronti della modernità sono evidenti.

Sono solo svantaggi?

In conclusione

Questo e tanti altri temi verranno discussi da un romano quasi 60enne [70enne, oggi, ndr] le cui conoscenze si collocano a un livello intermedio, con interfacce verso gli strati superiori e quelli inferiori della cultura.

Egli spera di trasmettere qualcosa di utile agli altri (e a sé stesso) avendo insegnato per 16 anni Storia antica e Letteratura nelle scuole superiori per poi, negli ultimi 14 anni, rivolgersi all’ingegneria dei Sistemi informatici e alla formazione aziendale.

Egli si augura che un Weblog (o blog) lo aiuti a rispolverare gli interessi umanistici, il che desta affanno con gli impegni e gli anni che avanzano (per non parlare della follia del doppio blog, in inglese e in italiano).

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Se non la profondità della conoscenza egli potrebbe tuttavia godere di un plus (da dimostrare) nei confronti di commentatori stranieri sia pur cresciuti in aree un tempo province dell’Impero Romano.

Il plus del testimone di quaggiù.

Il vantaggio di esser “(H)omo de Roma”.

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Note
(1) Il blog Man of Roma / A quirky research on Roman-ness durò 7 anni, ora è chiuso ed ebbe un discreto successo e moltissimi accessi (quasi 700.000). Se aveva, che so, 4 mila pagine di articoli, ricevette molto più di 15.000 pagine di commenti (tra cui i miei). Farò un conteggio esatto.

Il primo post in inglese, dal titolo Man of Roma, tradotto qui sopra in Italiano, ricevette 106 commenti (devo riuscire a importarli tutti: fatto -qualche giorno dopo) molti dei quali lunghi quasi quanto il post stesso.

Il blog The Notebook, un taccuino, ha mire assai più modeste, in parte simili ma in gran parte diverse.

(2) Franco Ferrarotti, sociologo, Corriere della Sera, 2 Aprile 2006;
Franco Ferrarotti, intervista apparsa nel quotidiano romano Il Messaggero nel nov. 2005.

(3) Corrado Augias, I Segreti di Roma, Mondadori 2005, p. 13.

Rome. Stepmother or Alma Mater?

View of Rome. By paolo1899, member of www.igougo.com

Italian version

A few observations on Rome by the Italian sociologist Franco Ferrarotti regarding the period starting from the Italian unification, when Rome became Italy’s capital in 1870, until today.

They appeared in two interviews published in Milan’s Corriere della Sera and Rome’s Messaggero, between 2005 and 2006, at a time when the Paris banlieu had exploded with riots.

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1. Ferrarotti (Corriere della Sera, April 2, 2006) observed that Rome always found it difficult to be loved by Italians, for her double role of capital of Italy and of the Vatican state. Italians always felt Rome as too universal, Ferrarotti argues. Rome, in short, gli starebbe larga, was / is too large to them.

According to Ferrarotti, only provincial aesthetes like Fellini and Pasolini really loved Rome. Ferrarotti published 40 years ago Roma da capitale a periferia (Bari, Laterza 1970), a book that depicted a suburban anti-Rome totally different from the celebrated historical centre.

Today, thanks to years of good administration – Ferrarotti observes – Roman suburbs have evolved. Suburbia, together with historical Rome, have merged into a real capital. A celebrity like “Michele Placido is now on stage in Tor Bella Monaca, a very peripheral borgata (eg a working class suburb).”

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According to Ferrarotti there are no potentially explosive suburbs in Rome such as those in Paris since immigration is recent here. In 15 years, perhaps, Roman immigrants’ children and grand-children will protest for their rights.

Rome as a capital, Ferrarotti believes, is more Mediterranean than European, due to both her nature and her mediation capabilities. However she is also a religious capital, like Mecca or Jerusalem, which makes Rome something way beyond Europe (observation quoted in our first post, a sort of introduction to this blog).

The problem has always been that of urban planning management, although the old alliance among real estate business, finance and political power seems broken today thanks to increasing democracy. There is a tendency towards polycentrism, which is good since the city is allowed to breathe.

In short, Rome is not matrigna (stepmother) anymore, as Ferrarotti had called her in 1991.

“Today Rome has become alma mater (Latin for nourishing mother) even though she is also at times lupa (she-wolf) with her children.” Places once bleak like Quarticciolo or Alessandrino are now urban areas. “Instead of a progressively rotting suburbia we have had a process of social auto-promotion: unlike other large cities no favelas have developed here.”

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

2. Now the november 2005 article appeared in Rome’s daily Il Messaggero.

Professor Ferrarotti, do you think Prodi is right? Will Italian suburbs be on fire as it happened in France?

“No, Italian suburbs have nothing in common with the Parisian banlieue.”

What is the difference?
“A third generation of immigrants – children and grand-children of the old pieds-noirs – inhabits the Parisian banlieue and feels that they are rightful French citizens. In schools though francocentrism is dominant while Maghrebine culture and roots are ignored, which alienates these youngsters from society. First-generation immigrants had shown gratitude to France that had hosted them. The second and third generation, on the other hand, observe how their fathers are threatened by ostracism, which turns the old gratitude into hate. It is a tragedy and no parallel can be drawn between the French and the Italian situation”.

Italian suburbs are then the best of possible worlds?
“I wrote a book in 1970, Roma da Capitale a periferia (“Rome from Capital to Suburbia”). Today I would rather speak of Rome’s transformation from suburbia into a real capital. Slums have disappeared. In Alessandrina, a borgata, 50 percent of the students are non-EU. They don’t have problems. It’s their teachers who have problems, instead.”

Why, Professor?
Because these non-EU kids’ parents earn more than the Italian teachers themselves, who, despite their being badly paid, must increase their efforts when facing a multiethnic audience. Therefore they lose their motivation. Were I a politician I would rather worry for possible protests by underpaid teachers and young unemployed graduates. These, not the immigrants, are the new poverty-stricken people in Italy, which could give rise to explosive protests”

No imminent immigrants danger, then.
“No. Problems could perhaps arise from CPTs (Centres of temporary permanence) created by the Turco Napolitano bill (num. 40, 1998). If CPTs became like concentration camps, yes, there could be some danger. But as of now the situation in Italy doesn’t seem that difficult. Nothing comparable to the suburbs in Paris, Frankfurt or London.”

An excessive alarm, that from Prodi ...
Yes, a bit apocalyptic, to me. Nevertheless, his statements imply some insight. Prodi invites us to think about a process of citizenship and integration of non-EU people in our country. I find this right, necessary. If a true immigrants-integration process is set out in our country the mine is deactivated before it can explode.”