Al mio fratello maggiore

I tetti di Roma all'alba
Alba romana ad aprile (originale).

Roma, aprile 2004. Le 6 di una mattina fredda e luminosa. Guardo i tetti di Roma. Sono seduto nella mia terrazza. E’ quasi l’alba e ho freddo.

Ho risentito Gianvincenzo ieri sera al telefono dopo anni di silenzio. Scrivo velocemente a matita sul primo pezzaccio di carta che trovo parole che ho in testa, per timore di dimenticarle.

Parole buttate là, piene dell’emozioni di quegli anni, i 1950 e ’60, e dunque anche un po’ selvagge e d’epoca remota, superata.

Che volete che vi dica, era l’Italia del dopoguerra. Giudicherete voi.

Gianvi13 anni
Mio ‘fratello’ a 13 anni. Avevamo gli stessi colori, occhi verdi e capelli biondi, ma lui era più biondo. Ci prendevano per dei ‘veri fratelli’

 

Al mio fratello maggiore

Amico mio, compagno
di scorribande felici
nella fase più piena della vita,
alle 6 di un mattino romano,
la fredda brezza che corre
sui tetti di una città pagana,
io te, compagno mio e fratello,
vengo qui a celebrare
come in un rito antico,
schizzando con la matita
rapide su un foglio
parole vive e non lavorate.

Mi hai insegnato a godere della vita
l’aspetto primordiale e forte;
io, con più timore,
cresciuto in un mondo femminile,
il lato virile mi hai insegnato,
quello con gli attributi,
che hai sempre avuto,
e hai,
non lo dimenticare!

E cazzo vivaiddio gli attributi!
In un mondo spompato
pieno di gente vuota stanca fasulla,
sei sempre stato esempio,
caro fratello mio,
di forza e di coraggio,
molto più che mio padre;
tu, e i miei zii materni,
i carissimi e amati
fratelli di mia madre.

GianviEpadre
Il mio amico a 22 anni, con il papà Michele. Erano molto legati l’uno all’altro. Se la madre di Gianvi era toscana, il papà era di Salerno, il che ha avuto significato nella nostra amicizia

A mio padre,
che pure fu tanto,
devo altre cose,
ma tu sei stato molto per me,
un anno in più vuol dire,
quando si è giovanissimi:
aiuta a stabilire il primato
che sempre ho riconosciuto.

E qui, in questa piccola terrazza
della città di Roma,
di fronte ai templi antichi
della nostra cultura primigenia,
io qui ti onoro,
fratello mio maggiore;
io qui ti celebro,
quel primato ancora riconoscendo
che non fu solo d’età.

A questo punto vino rosso berrei
(ma è mattino presto…)
il vino rosso forte, toscano,
di quelle serate d’inverno
meravigliose
della nostra campagna d’Arezzo.
In cui tu,
la bistecca arrostita sulle braci,
i piaceri dionisiaci consegnavi
della carne, del vino
e delle femmine prese per i capelli,
e dolcemente, fortemente,
teneramente amate.

La brezza ora è più calda
e le parole cominciano a mancare.

Spero soltanto,
amico caro, mio forte compagno
e fratello maggiore,
di averti comunicato
le mie emozioni al brusco risveglio
dopo una telefonata.

ψ

Arezzo e la campagna attorno dove crescemmo insieme. C’è un terzo amico, perché eravamo come i 3 Moschettieri. Ne parlerò. Scattato con il mio piccolo Nokia E63

Nota. I nostri cervelli sapevano volare insieme, e ridevamo, ridevamo a crepapelle. Aveva una mente bizzarra, umoristica, piena di idee. Ci intendevamo per questo.

Qui sotto ho 18 anni. Sono serio. Dì li in poi ci fu il primo lungo intervallo. Mi ero urtato perché era stato, secondo me, insensibile nei confronti di una relazione amorosa mai sbocciata tra me e una certa Cristiana, bruna con gli occhi neri, aretina. Lei 15 anni, io 17.

Giovanni in 1966. I’m not THAT vain to put only myself here. “My photo is arriving” he said yesterday. Well, we will see. Our frienship was about to go on a hiatus. Pauline O’Connor had just arrived. Magister will also, in 1972

Adesso che siamo vecchi, o quasi, ci sentiamo ancora più vicini e non ci saranno intervalli.

Credo che sia la voglia di finire l’avventura meravigliosa cominciata insieme, anche con tutte le altre persone care accanto a lui e accanto a me, che ci rendono la vita più umana (e ci consolano delle sue miserie).

I giovani e la vita: Kostas Georgakis e Rajeev Goswami (2)

I giovani sono per loro natura i più grandi idealisti. Negli anni immediatamente successivi al ‘68 ci fu addirittura chi si fece ardere vivo per protesta.

10 anni dopo circa ci trovavamo, mia moglie ed io, in vacanza a Corfù (eravamo tornati sul luogo del delitto) e lì conoscemmo un greco padre di un ragazzo a quanto pare mio coetaneo. Avrò avuto allora sui 30 anni, non ricordo bene. Questo padre era sarto e io, per combattere il caldo soffocante di agosto, volevo farmi accorciare i jeans che indossavo per ricavarne così dei bermuda.

Notammo la piccola sartoria in un vicolo della città di Corfù e vi entrammo. Mentre curvato a terra stava misurandomi i pantaloni per potermeli tagliare il povero vecchio scoppiò improvvisamente a piangere. Fummo molto colpiti da questo gesto inaspettato.

Quando il pover uomo si fu un poco calmato ci disse che avevo l’età che suo figlio, Kostas Georgakis, avrebbe avuto se non si fosse arso vivo per protesta contro i colonnelli greci, gli spietati dittatori che circa un decennio prima avevano governato la Grecia con ferrea dittatura militare e con l’appoggio degli americani che cercavano di impedire che la Grecia diventasse comunista.

Non dimenticheremo mai gli occhi di quell’uomo, umidi di lacrime, con l’espressione di un dolore infinito.

Ψ

Commento di Poonam Sharma, una blogger indiana.

Poonam: “Ciao, hai ragione, a volte i giovani prendono decisioni avventate e si lasciano alle spalle gli anziani in lutto. Mi ricordo che 20 anni fa circa un brillante giovane universitario non ancora 20enne, Rajeev Goswami, si arse vivo in opposizione alla politica del governo contraria alle quote sulla base di casta e religione. La causa era buona ma l’azione avventata. Divenne un ragazzo simbolo per l’intera nazione.

In qualche modo è sopravvissuto, ma si può immaginare come, con tutte quelle ustioni. Nel 2004 il giornalista che l’ha rintracciato ha visto un uomo distrutto, che ha rivelato di essere stato spinto dai membri del suo partito che poi si dileguarono dopo che sopravvisse. Un tempo un ragazzo simbolo, è poi vissuto nell’ignominia ed è morto nel silenzio, unsung”.

Giovanni: “Sì, queste decisioni avventate sono gravi anche per le loro conseguenze. Quanto al giovane greco, Kostas Georgakis, nella città di Corfù c’è oggi un monumento dedicato a lui”.

Poonam: “Così giovane e così bello. Mi ha veramente addolorato leggere la sua storia”.

I giovani e la vita (1)

I giovani a volte tengono in poco conto la loro meravigliosa vita e la gettano per incoscienza, per delle cose che a loro sembrano enormi (e che forse non lo sono) o in nome di una causa senza pensare alle conseguenze delle loro azioni.

Purtroppo la cronaca ci offre molti esempi di questo tipo ma qui parlerò di una vicenda di persone legate alla mia famiglia.

Quando ero bambino mia madre raccontava di un parente molto giovane che morì dopo essere partito volontario nella prima guerra mondiale lasciando una giovanissima vedova e tre bambini, una femmina e due maschi.

La ragazza condusse una vita normale ma il maschio più piccolo fu sempre di carattere malinconico e morì anch’egli volontario nella seconda guerra mondiale, forse seguendo le orme paterne. Il maschio più grande si sbandò a suo modo, viaggiando senza mai fermarsi, passando da una donna all’altra e generando molti figli, colpito forse in ancora maggior misura del fratello dalla mancanza di una figura paterna. I suoi discendenti, diceva mamma, soffrirono per questo comportamento e molti presero una brutta strada.

Se quanto raccontato da mia madre è vero mi sembra che il prezzo pagato per un attimo di idealismo sia stato alto e con ripercussioni pesanti sulle generazioni a venire (il che non significa che siamo contrari all’idealismo, non è questo il punto).

I giovani e la vita (1)

I giovani a volte tengono in poco conto la loro meravigliosa vita e la gettano per incoscienza, per delle cose che a loro sembrano enormi (e che forse non lo sono) o in nome di una causa senza pensare alle conseguenze delle loro azioni.

Purtroppo la cronaca ci offre molti esempi di questo tipo ma qui parlerò di una vicenda di persone legate alla mia famiglia.

Quando ero bambino mia madre raccontava di un parente molto giovane che morì dopo essere partito volontario nella prima guerra mondiale lasciando una giovanissima vedova e tre bambini, una femmina e due maschi.

La ragazza condusse una vita normale ma il maschio più piccolo fu sempre di carattere malinconico e morì anch’egli volontario nella seconda guerra mondiale, forse seguendo le orme paterne. Il maschio più grande si sbandò a suo modo, viaggiando senza mai fermarsi, passando da una donna all’altra e generando molti figli, colpito forse in ancora maggior misura del fratello dalla mancanza di una figura paterna. I suoi discendenti, diceva mamma, soffrirono per questo comportamento e molti presero una brutta strada.

Se quanto raccontato da mia madre è vero mi sembra che il prezzo pagato per un attimo di idealismo sia stato alto e con ripercussioni pesanti sulle generazioni a venire (il che non significa che siamo contrari all’idealismo, non è questo il punto).