Il giovane Holden e la fantasia al potere

Nel brano precedente abbiamo considerato il periodo del Sessantotto dal punto di vista della formazione dei giovani parlando dei due poli libertà e disciplina, fantasia e regole.

I sessantottini, abbiamo detto, preferivano il primo di questi due poli in realtà interdipendenti e infatti “fantasia al potere” era uno degli slogan del movimento, soprattutto nella sua anima più libertaria. Mentre la scuola prima del Sessantotto era meritocratica, successivamente divenne la scuola del sei politico, del diritto che dovevano avere tutti di arrivare fino in fondo.

Il movimento di quegli anni non si limitò però all’educazione e alla scuola ma influenzò molti altri ambiti della vita. L’organizzazione del lavoro nelle fabbriche era vista come oppressiva e sfruttatrice, la lotta politica diventava lotta contro un “sistema” autoritario che soffocava la gente, l’abbigliamento femminile fu stravolto dalla minigonna di Mary Quant, i rapporti familiari vennero considerati superati e alcuni tentarono le sperimentazioni delle comuni, la musica rock ruppe i canoni della musica melodica e l’improvvisazione, il free jazz per esempio, venne considerata come l’espressione musicale più alta; e così via.

Molti i testi influenti di quel periodo. Tra gli anti-psichiatri anglosassoni c’era David Cooper che teorizzava la morte della famiglia, poi c’erano Wilhelm Reich e Herbert Marcuse che vedevano un nesso tra repressione sessuale e repressione sociale, per non parlare dei testi marxisti e di tantissimi altri libri.

Anche Il giovane Holden (The catcher in the rye) di J.D. Salinger ebbe il suo peso, magari più in sordina, un libro molto letto anche oggi, che narra di Holden Caulfield, un sedicenne che detesta la società che lo circonda. C’è un brano molto significativo per l’argomento qui trattato (la dialettica libertà disciplina) e che riguarda la digressione nel discorso orale.

A scuola Holden doveva subire la lezione di oral expression (esposizione orale), che consisteva nel far parlare lo studente di un qualsiasi argomento e se poi andava fuori tema tutti i compagni gli gridavano ad altissima voce: “Digression!!” (fuori tema!!).

Se dunque i professori di Holden volevano che egli stick to the point, rimanesse cioè sempre in tema, il giovane amava invece i discorsi pieni di digressioni. Lo stesso romanzo è d’altro canto pieno di digressioni, di fatti nei fatti, idee nelle idee. Ciò conferisce al tutto una caotica freschezza e rende benissimo una mente adolescenziale che è certo poco disciplinata, magari anche turbata (Holden era forse un po’ disturbato) ma vivace e scoppiettante.

E’ chiaro poi che nel romanzo la digressione assume un valore più ampio e simbolico, è una rivolta in nome della fantasia contro ogni regola e costrizione – la razionalità ecc. – e riguarda i vari aspetti della vita.

Nel giugno del 2008 fui quasi aggredito da Melony, una commentatrice del mio vecchio blog, che scrisse:

“Salinger stesso fa molte digressioni, proprio come me. Il che, secondo lui, rende le cose più interessanti e rende il suo libro interessante. E’ ciò che rende la vita interessante. Se ti blocchi (if you stick) su una sola cosa diventi la persona più noiosa del mondo. Se ti blocchi su una sola persona nella vita non saprai mai come possono essere altre persone. La digressione è importante … fanne uso!!”

Personalmente lessi Il giovane Holden per caso a 18 anni  (mi fu lasciato in eredità da una ragazza che partiva) e mi colpì profondamente. In procinto di uscire dall’adolescenza ci ritrovavo molte delle mie insicurezze di quegli anni.

Ma il giovane Holden va oltre. Arriva ad odiare quasi tutto il mondo che lo circonda in modo così efficace, così eloquente che si può esserne assai influenzati se ci si trova in condizione mentale di anti-socialità.

Per chi come me aveva amato il romanzo fu inquietante leggere sui giornali che Mark David Chapman, che uccise John Lennon, ne aveva una copia in mano quando venne arrestato. Anche John Hinckley Jr., che nel marzo del 1981 cercò di assassinare il presidente americano Ronald Reagan, pare fosse ossessionato dal romanzo

Il giovane Holden: digressione e rimanere in tema

[Questa nota è in relazione con due brani precedenti (1, 2)]

Holden Caulfield, girando senza meta, depresso, bocciato a scuola (anche per questo era venuto di nascosto a New York dove aveva avuto strane disavventure), va a trovare a casa uno dei pochi professori con cui si era trovato bene, il prof. Antolini, un uomo intelligente e giovane, che aveva sposato una donna ricca e più anziana di lui (J. D. Salinger, Il giovane Holden, Capitolo XXIV, p. 231 e sgg., 1961, Giulio Einaudi Editore, Gli Struzzi, traduzione di Adriana Motti).

Il prof. Antolini, dopo i convenevoli, gli chiede:

– Come sei andato in inglese? Se sei andato male in inglese ti metto alla porta immediatamente, mio genietto dei temi!
– Oh, in inglese sono passato (…) però sono stato bocciato in Esposizione Orale (…)
– Perché?
– Oh, non lo so (…) E’ un corso in cui bisogna alzarsi in classe e fare un discorsetto. Sa come. Spontaneo e via dicendo. E se ci si mette a divagare, gli altri devono gridare più in fretta che possono “Fuori tema!”. Roba che mi faceva diventare quasi matto. Ho preso tre.
– Perché?
– Oh, non lo so. Quella storia del fuori tema mi dava sui nervi. (…) Il guaio è che a me piace quando uno va fuori tema. E’ più interessante eccetera eccetera.

(…) I ragazzi che prendevano i voti più alti in Esposizione Orale erano quelli che restavano sempre in argomento, questo lo riconosco. Ma c’era quel ragazzo, Richard Kinsella. Lui non restava molto in argomento, e gli altri non facevano che urlargli “Fuori tema!”. Era terribile, prima di tutto perché era un tipo molto nervoso (…) ma quando smettevano un pochino di tremargli le labbra, io i suoi discorsi li trovavo migliori di tutti gli altri (…) Quel discorso sulla fattoria che suo padre aveva comprato nel Vermont, per esempio. Lui parlava, e loro non hanno fatto che gridargli “fuori tema!” (…) Quello che faceva Richard Kinsella era che cominciava a parlare di quelle cose, poi, tutt’a un tratto, si metteva a parlare di quella lettera che suo zio aveva scritto a sua madre, e che suo zio aveva avuto la poliomelite e via discorrendo a quarantadue anni, e che voleva che nessuno andasse a trovarlo in ospedale perché voleva che nessuno lo vedesse con l’apparecchio ortopedico. Non c’entrava molto con la fattoria, lo riconosco, ma era simpatico. E’ simpatico quando uno ti parla di suo zio. Soprattutto quando cominciano a parlarti della fattoria del padre, e poi tutt’a un tratto gli interessa di più lo zio. Voglio dire, è una porcata continuare a gridargli “fuori tema! quando lui è così simpatico e pieno di entusiasmo (…) Non lo so. E’ difficile da spiegare.”(…).

– Holden, una breve domanda pedagogica e un po’ pedantesca (…). Non ti pare che se uno comincia a parlarti della fattoria di suo padre, dovrebbe rimanere in tema, e poi passare a parlarti dell’apparecchio ortopedico dello zio? Oppure, visto che l’apparecchio di suo zio è un argomento così stimolante, non avrebbe dovuto scieglierlo subito, il tema, al posto della fattoria?
(…)

– Sì …. non lo so. Penso di sì. Voglio dire, penso che come argomento avrebbe dovuto scegliere suo zio invece della fattoria, se lo interessava di più. Ma è questo che voglio dire, un sacco di volte uno non sa che cosa lo interessa di più finché non comincia a parlare di una cosa che non lo interessa di più. Certe volte non si può evitarlo. Quello che penso è che uno va lasciato in pace, se almeno è interessato e si fa prendere dall’entusiasmo per qualche cosa. A me piace, quando uno si entusiasma per qualche cosa. E’ simpatico. E’ che lei non ha conosciuto quel professore, il professor Vinson. (…) non faceva altro che raccomandarti di unificare e di semplificare. Con certe cose non si può, è chiaro”.

ψ

La traduttrice ha fatto il possibile, ma The Catcher in the Rye (Il giovane Holden) è quasi intraducibile perché scritto in un gergo speciale e affascinante. Sarebbe un po’ come tradurre Massimo Troisi in inglese.

Holden avrà poi una delle sue ennesime delusioni, poiché dopo essersi coricato e addormentato a casa del suo caro professore scoprirà che questi in realtà ha forse per lui interessi che vanno oltre la semplice amicizia. Svegliandosi di soprassalto lo trova vicinissimo, al buio, che gli sta accarezzando la testa. Questo sicuramente non può che aumentare il suo doloroso estraniamento dalla società, se perfino coloro che lui considera maestri gli si mostrano interessati per motivi quantomeno diversi da quelli che lui immaginava.

Il giovane Holden e la fantasia al potere

Nel brano precedente abbiamo considerato il periodo del Sessantotto dal punto di vista della pedagogia parlando dei due poli libertà e disciplina, fantasia e regole.

I sessantottini, abbiamo detto, preferivano il primo di questi due poli in realtà interdipendenti e infatti “fantasia al potere” era uno degli slogan del movimento, soprattutto nella sua anima più libertaria. Mentre la scuola prima del Sessantotto era meritocratica, successivamente divenne la scuola del sei politico, del diritto che dovevano avere tutti di arrivare fino in fondo.

Il movimento di quegli anni non si limitò però all’educazione e alla scuola ma influenzò molti altri ambiti della vita. L’organizzazione del lavoro nelle fabbriche era vista come oppressiva e sfruttatrice, la lotta politica diventava lotta contro un “sistema” autoritario che soffocava la gente, l’abbigliamento femminile fu stravolto dalla minigonna di Mary Quant, i rapporti familiari vennero considerati superati e alcuni tentarono le sperimentazioni delle comuni, nella musica il rock ruppe i canoni della musica melodica e l’improvvisazione, il free jazz per esempio, venne considerata come l’espressione musicale più alta; e così via.

Molti i testi influenti di quel periodo. Tra gli anti-psichiatri anglosassoni c’era David Cooper che teorizzava la morte della famiglia, poi c’erano Wilhelm Reich e Herbert Marcuse che vedevano un nesso tra repressione sessuale e repressione sociale, per non parlare dei testi marxisti e di tantissimi altri libri.

Anche Il giovane Holden (The catcher in the rye) di J.D. Salinger ebbe il suo peso, magari più in sordina, un libro molto letto anche oggi, che narra di Holden Caulfield, un sedicenne che detesta la società che lo circonda. C’è un brano molto significativo per l’argomento qui trattato (la dialettica libertà disciplina) e che riguarda la digressione nel discorso orale.

A scuola Holden doveva subire la lezione di oral expression (esposizione orale), che consisteva nel far parlare lo studente di un qualsiasi argomento e se poi andava fuori tema tutti i compagni gli gridavano ad altissima voce: “Digression!!” (fuori tema!!).

Se dunque i professori di Holden volevano che egli stick to the point, rimanesse cioè sempre in tema, il giovane amava invece i discorsi pieni di digressioni. Lo stesso romanzo è d’altro canto pieno di digressioni, di fatti nei fatti, idee nelle idee. Ciò conferisce al tutto una caotica freschezza e rende benissimo una mente adolescenziale che è certo poco disciplinata, magari anche turbata (Holden era forse un po’ disturbato) ma vivace e scoppiettante.

E’ chiaro poi che nel romanzo la digressione assume un valore più ampio e simbolico, è una rivolta in nome della fantasia contro ogni regola e costrizione – la razionalità ecc. – e riguarda i vari aspetti della vita.

Nel giugno del 2008 fui quasi aggredito da Melony, una commentatrice del mio vecchio blog, che scrisse:

“Salinger stesso fa molte digressioni, proprio come me. Il che, secondo lui, rende le cose più interessanti e rende il suo libro interessante. E’ ciò che rende la vita interessante. Se ti blocchi (if you stick) su una sola cosa diventi la persona più noiosa del mondo. Se ti blocchi su una sola persona nella vita non saprai mai come possono essere altre persone. La digressione è importante … fanne uso!”

Personalmente lessi Il giovane Holden per caso a 18 anni  (mi fu lasciato in eredità da una ragazza che partiva) e mi colpì profondamente. In procinto di uscire dall’adolescenza ci ritrovavo molte delle mie insicurezze di quegli anni.

Ma il giovane Holden va oltre. Arriva ad odiare quasi tutto il mondo che lo circonda in modo così efficace, così eloquente che si può esserne assai influenzati se ci si trova in condizione mentale di anti-socialità.

Per chi aveva amato il romanzo fu inquietante leggere sui giornali che Mark David Chapman, che uccise John Lennon, ne aveva una copia in mano quando venne arrestato. Anche John Hinckley Jr., che nel marzo del 1981 cercò di assassinare il presidente americano Ronald Reagan, pare fosse ossessionato dal romanzo.

Nella prossima nota trascriveremo il brano sulla digressione.