Amore, amore, amore. Un’improvvisa pugnalata al cuore (2)

Quando si è giovanissimi e ci si imbatte per strada in una ragazza che è il nostro tipo, se ne rimane come folgorati e il dolore è tanto più acuto quanto più difficile (o impossibile) è la soddisfazione del nostro desiderio, assoluto e lancinante.

Un brano di Jack Kerouac rende bene questa vitalità disperata tipica della primissima gioventù (da On the road, Sulla Strada, che sfogliavo anni fa, la traduzione è mia; mi sembra di ricordare che anche J. D. Salinger abbia scritto qualcosa di simile):

"Avevo comprato un biglietto e stavo aspettando l'autobus per Los Angeles quando all'improvviso vidi la più tenera ragazzina messicana in pantaloni mai vista, che mi sfrecciava davanti. Era su uno di quegli autobus che si erano appena arrestati con gran soffio di freni e che stavano scaricando i passeggeri per una sosta. I seni le sporgevano dritti e schietti; i piccoli fianchi erano deliziosi; i capelli erano lunghi e di un nero scintillante; e i suoi occhi erano grandi cose blu con della timidezza dentro. Avrei voluto essere su quell'autobus. Un dolore mi pugnalò al cuore, come succede ogni volta che vedo una ragazza che amo e che se ne va nella direzione opposta alla mia, in questo grande grande mondo".
[“I had bought my ticket and was waiting for the LA bus when all of a sudden I saw the cutest little Mexican girl in slacks come cutting across my sight. She was in one of the buses that had just pulled in with a big sigh of airbreaks; it was discharging passengers for a rest stop. Her breasts stuck out straight and true; her little flanks looked delicious; her hair was long and lustrous black; and her eyes were great big blue things with timidities inside. I wished I was on her bus. A pain stabbed my heart, as it did every time I saw a girl I loved who was going the opposite direction in this too-big world”.]
Girls on the street. Click here for attribution and to zoom in

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In realtà al personaggio di On the road le cose poi vanno bene perché i due si ritroveranno casualmente in un autobus e ne nascerà una storia, ma la descrizione della pugnalata è intensa e comunque credo sia esattamente ciò che ciascuno di noi, uomo o donna, ha provato più volte dai 10-12 anni in poi.

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Nel prossimo post riporterò la conversazione che ne è venuta fuori [essendo questa la traduzione di un mio post del 2010 che trovate qui, assieme alla discussione]. A mio parere il dialogo è umoristico e istruttivo, anche se non so se riuscirò a tradurlo bene.

Il giovane Holden e la fantasia al potere

Nel brano precedente abbiamo considerato il periodo del Sessantotto dal punto di vista della formazione dei giovani parlando dei due poli libertà e disciplina, fantasia e regole.

I sessantottini, abbiamo detto, preferivano il primo di questi due poli in realtà interdipendenti e infatti “fantasia al potere” era uno degli slogan del movimento, soprattutto nella sua anima più libertaria. Mentre la scuola prima del Sessantotto era meritocratica, successivamente divenne la scuola del sei politico, del diritto che dovevano avere tutti di arrivare fino in fondo.

Il movimento di quegli anni non si limitò però all’educazione e alla scuola ma influenzò molti altri ambiti della vita. L’organizzazione del lavoro nelle fabbriche era vista come oppressiva e sfruttatrice, la lotta politica diventava lotta contro un “sistema” autoritario che soffocava la gente, l’abbigliamento femminile fu stravolto dalla minigonna di Mary Quant, i rapporti familiari vennero considerati superati e alcuni tentarono le sperimentazioni delle comuni, la musica rock ruppe i canoni della musica melodica e l’improvvisazione, il free jazz per esempio, venne considerata come l’espressione musicale più alta; e così via.

Molti i testi influenti di quel periodo. Tra gli anti-psichiatri anglosassoni c’era David Cooper che teorizzava la morte della famiglia, poi c’erano Wilhelm Reich e Herbert Marcuse che vedevano un nesso tra repressione sessuale e repressione sociale, per non parlare dei testi marxisti e di tantissimi altri libri.

Anche Il giovane Holden (The catcher in the rye) di J.D. Salinger ebbe il suo peso, magari più in sordina, un libro molto letto anche oggi, che narra di Holden Caulfield, un sedicenne che detesta la società che lo circonda. C’è un brano molto significativo per l’argomento qui trattato (la dialettica libertà disciplina) e che riguarda la digressione nel discorso orale.

A scuola Holden doveva subire la lezione di oral expression (esposizione orale), che consisteva nel far parlare lo studente di un qualsiasi argomento e se poi andava fuori tema tutti i compagni gli gridavano ad altissima voce: “Digression!!” (fuori tema!!).

Se dunque i professori di Holden volevano che egli stick to the point, rimanesse cioè sempre in tema, il giovane amava invece i discorsi pieni di digressioni. Lo stesso romanzo è d’altro canto pieno di digressioni, di fatti nei fatti, idee nelle idee. Ciò conferisce al tutto una caotica freschezza e rende benissimo una mente adolescenziale che è certo poco disciplinata, magari anche turbata (Holden era forse un po’ disturbato) ma vivace e scoppiettante.

E’ chiaro poi che nel romanzo la digressione assume un valore più ampio e simbolico, è una rivolta in nome della fantasia contro ogni regola e costrizione – la razionalità ecc. – e riguarda i vari aspetti della vita.

Nel giugno del 2008 fui quasi aggredito da Melony, una commentatrice del mio vecchio blog, che scrisse:

“Salinger stesso fa molte digressioni, proprio come me. Il che, secondo lui, rende le cose più interessanti e rende il suo libro interessante. E’ ciò che rende la vita interessante. Se ti blocchi (if you stick) su una sola cosa diventi la persona più noiosa del mondo. Se ti blocchi su una sola persona nella vita non saprai mai come possono essere altre persone. La digressione è importante … fanne uso!!”

Personalmente lessi Il giovane Holden per caso a 18 anni  (mi fu lasciato in eredità da una ragazza che partiva) e mi colpì profondamente. In procinto di uscire dall’adolescenza ci ritrovavo molte delle mie insicurezze di quegli anni.

Ma il giovane Holden va oltre. Arriva ad odiare quasi tutto il mondo che lo circonda in modo così efficace, così eloquente che si può esserne assai influenzati se ci si trova in condizione mentale di anti-socialità.

Per chi come me aveva amato il romanzo fu inquietante leggere sui giornali che Mark David Chapman, che uccise John Lennon, ne aveva una copia in mano quando venne arrestato. Anche John Hinckley Jr., che nel marzo del 1981 cercò di assassinare il presidente americano Ronald Reagan, pare fosse ossessionato dal romanzo

Il giovane Holden: digressione e rimanere in tema

[Questa nota è in relazione con due brani precedenti (1, 2)]

Holden Caulfield, girando senza meta, depresso, bocciato a scuola (anche per questo era venuto di nascosto a New York dove aveva avuto strane disavventure), va a trovare a casa uno dei pochi professori con cui si era trovato bene, il prof. Antolini, un uomo intelligente e giovane, che aveva sposato una donna ricca e più anziana di lui (J. D. Salinger, Il giovane Holden, Capitolo XXIV, p. 231 e sgg., 1961, Giulio Einaudi Editore, Gli Struzzi, traduzione di Adriana Motti).

Il prof. Antolini, dopo i convenevoli, gli chiede:

– Come sei andato in inglese? Se sei andato male in inglese ti metto alla porta immediatamente, mio genietto dei temi!
– Oh, in inglese sono passato (…) però sono stato bocciato in Esposizione Orale (…)
– Perché?
– Oh, non lo so (…) E’ un corso in cui bisogna alzarsi in classe e fare un discorsetto. Sa come. Spontaneo e via dicendo. E se ci si mette a divagare, gli altri devono gridare più in fretta che possono “Fuori tema!”. Roba che mi faceva diventare quasi matto. Ho preso tre.
– Perché?
– Oh, non lo so. Quella storia del fuori tema mi dava sui nervi. (…) Il guaio è che a me piace quando uno va fuori tema. E’ più interessante eccetera eccetera.

(…) I ragazzi che prendevano i voti più alti in Esposizione Orale erano quelli che restavano sempre in argomento, questo lo riconosco. Ma c’era quel ragazzo, Richard Kinsella. Lui non restava molto in argomento, e gli altri non facevano che urlargli “Fuori tema!”. Era terribile, prima di tutto perché era un tipo molto nervoso (…) ma quando smettevano un pochino di tremargli le labbra, io i suoi discorsi li trovavo migliori di tutti gli altri (…) Quel discorso sulla fattoria che suo padre aveva comprato nel Vermont, per esempio. Lui parlava, e loro non hanno fatto che gridargli “fuori tema!” (…) Quello che faceva Richard Kinsella era che cominciava a parlare di quelle cose, poi, tutt’a un tratto, si metteva a parlare di quella lettera che suo zio aveva scritto a sua madre, e che suo zio aveva avuto la poliomelite e via discorrendo a quarantadue anni, e che voleva che nessuno andasse a trovarlo in ospedale perché voleva che nessuno lo vedesse con l’apparecchio ortopedico. Non c’entrava molto con la fattoria, lo riconosco, ma era simpatico. E’ simpatico quando uno ti parla di suo zio. Soprattutto quando cominciano a parlarti della fattoria del padre, e poi tutt’a un tratto gli interessa di più lo zio. Voglio dire, è una porcata continuare a gridargli “fuori tema! quando lui è così simpatico e pieno di entusiasmo (…) Non lo so. E’ difficile da spiegare.”(…).

– Holden, una breve domanda pedagogica e un po’ pedantesca (…). Non ti pare che se uno comincia a parlarti della fattoria di suo padre, dovrebbe rimanere in tema, e poi passare a parlarti dell’apparecchio ortopedico dello zio? Oppure, visto che l’apparecchio di suo zio è un argomento così stimolante, non avrebbe dovuto scieglierlo subito, il tema, al posto della fattoria?
(…)

– Sì …. non lo so. Penso di sì. Voglio dire, penso che come argomento avrebbe dovuto scegliere suo zio invece della fattoria, se lo interessava di più. Ma è questo che voglio dire, un sacco di volte uno non sa che cosa lo interessa di più finché non comincia a parlare di una cosa che non lo interessa di più. Certe volte non si può evitarlo. Quello che penso è che uno va lasciato in pace, se almeno è interessato e si fa prendere dall’entusiasmo per qualche cosa. A me piace, quando uno si entusiasma per qualche cosa. E’ simpatico. E’ che lei non ha conosciuto quel professore, il professor Vinson. (…) non faceva altro che raccomandarti di unificare e di semplificare. Con certe cose non si può, è chiaro”.

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La traduttrice ha fatto il possibile, ma The Catcher in the Rye (Il giovane Holden) è quasi intraducibile perché scritto in un gergo speciale e affascinante. Sarebbe un po’ come tradurre Massimo Troisi in inglese.

Holden avrà poi una delle sue ennesime delusioni, poiché dopo essersi coricato e addormentato a casa del suo caro professore scoprirà che questi in realtà ha forse per lui interessi che vanno oltre la semplice amicizia. Svegliandosi di soprassalto lo trova vicinissimo, al buio, che gli sta accarezzando la testa. Questo sicuramente non può che aumentare il suo doloroso estraniamento dalla società, se perfino coloro che lui considera maestri gli si mostrano interessati per motivi quantomeno diversi da quelli che lui immaginava.

Il giovane Holden e la fantasia al potere

Nel brano precedente abbiamo considerato il periodo del Sessantotto dal punto di vista della pedagogia parlando dei due poli libertà e disciplina, fantasia e regole.

I sessantottini, abbiamo detto, preferivano il primo di questi due poli in realtà interdipendenti e infatti “fantasia al potere” era uno degli slogan del movimento, soprattutto nella sua anima più libertaria. Mentre la scuola prima del Sessantotto era meritocratica, successivamente divenne la scuola del sei politico, del diritto che dovevano avere tutti di arrivare fino in fondo.

Il movimento di quegli anni non si limitò però all’educazione e alla scuola ma influenzò molti altri ambiti della vita. L’organizzazione del lavoro nelle fabbriche era vista come oppressiva e sfruttatrice, la lotta politica diventava lotta contro un “sistema” autoritario che soffocava la gente, l’abbigliamento femminile fu stravolto dalla minigonna di Mary Quant, i rapporti familiari vennero considerati superati e alcuni tentarono le sperimentazioni delle comuni, nella musica il rock ruppe i canoni della musica melodica e l’improvvisazione, il free jazz per esempio, venne considerata come l’espressione musicale più alta; e così via.

Molti i testi influenti di quel periodo. Tra gli anti-psichiatri anglosassoni c’era David Cooper che teorizzava la morte della famiglia, poi c’erano Wilhelm Reich e Herbert Marcuse che vedevano un nesso tra repressione sessuale e repressione sociale, per non parlare dei testi marxisti e di tantissimi altri libri.

Anche Il giovane Holden (The catcher in the rye) di J.D. Salinger ebbe il suo peso, magari più in sordina, un libro molto letto anche oggi, che narra di Holden Caulfield, un sedicenne che detesta la società che lo circonda. C’è un brano molto significativo per l’argomento qui trattato (la dialettica libertà disciplina) e che riguarda la digressione nel discorso orale.

A scuola Holden doveva subire la lezione di oral expression (esposizione orale), che consisteva nel far parlare lo studente di un qualsiasi argomento e se poi andava fuori tema tutti i compagni gli gridavano ad altissima voce: “Digression!!” (fuori tema!!).

Se dunque i professori di Holden volevano che egli stick to the point, rimanesse cioè sempre in tema, il giovane amava invece i discorsi pieni di digressioni. Lo stesso romanzo è d’altro canto pieno di digressioni, di fatti nei fatti, idee nelle idee. Ciò conferisce al tutto una caotica freschezza e rende benissimo una mente adolescenziale che è certo poco disciplinata, magari anche turbata (Holden era forse un po’ disturbato) ma vivace e scoppiettante.

E’ chiaro poi che nel romanzo la digressione assume un valore più ampio e simbolico, è una rivolta in nome della fantasia contro ogni regola e costrizione – la razionalità ecc. – e riguarda i vari aspetti della vita.

Nel giugno del 2008 fui quasi aggredito da Melony, una commentatrice del mio vecchio blog, che scrisse:

“Salinger stesso fa molte digressioni, proprio come me. Il che, secondo lui, rende le cose più interessanti e rende il suo libro interessante. E’ ciò che rende la vita interessante. Se ti blocchi (if you stick) su una sola cosa diventi la persona più noiosa del mondo. Se ti blocchi su una sola persona nella vita non saprai mai come possono essere altre persone. La digressione è importante … fanne uso!”

Personalmente lessi Il giovane Holden per caso a 18 anni  (mi fu lasciato in eredità da una ragazza che partiva) e mi colpì profondamente. In procinto di uscire dall’adolescenza ci ritrovavo molte delle mie insicurezze di quegli anni.

Ma il giovane Holden va oltre. Arriva ad odiare quasi tutto il mondo che lo circonda in modo così efficace, così eloquente che si può esserne assai influenzati se ci si trova in condizione mentale di anti-socialità.

Per chi aveva amato il romanzo fu inquietante leggere sui giornali che Mark David Chapman, che uccise John Lennon, ne aveva una copia in mano quando venne arrestato. Anche John Hinckley Jr., che nel marzo del 1981 cercò di assassinare il presidente americano Ronald Reagan, pare fosse ossessionato dal romanzo.

Nella prossima nota trascriveremo il brano sulla digressione.

A Pain Stabbed Jack Kerouac’s Heart. Un’improvvisa pugnalata al cuore

Girls in the street. Click for attribution and to zoom in

Quando si è giovanissimi [see translation following] e ci si imbatte per strada in una ragazza che è il nostro tipo se ne rimane come folgorati, e il dolore è tanto più acuto quanto più difficile (o impossibile) è la soddisfazione di tale desiderio, improvviso e assoluto.

[When we are extremely young and we stumble upon a girl in the street who is our type we are like struck dumb and our pain is all the more acute the more difficult (or impossible) is the satisfaction of our desire, sudden and absolute.]

Un brano di Jack Kerouac rende bene questa vitalità disperata tipica della primissima gioventù (da “On the road” che sfogliavo giorni fa; mi sembra di ricordare che anche J. D. Salinger abbia scritto qualcosa di simile):

[A passage by Jack Kerouac renders well this desperate vitality typical of early youth (from “On the Road” I was leafing through days ago; I think I remember J.D. Salinger wrote something similar too)]:

“I had bought my ticket and was waiting for the LA bus when all of a sudden I saw the cutest little Mexican girl in slacks come cutting across my sight. She was in one of the buses that had just pulled in with a big sigh of airbreaks; it was discharging passengers for a rest stop. Her breasts stuck out straight and true; her little flanks looked delicious; her hair was long and lustrous black; and her eyes were great big blue things with timidities inside. I wished I was on her bus. A pain stabbed my heart, as it did every time I saw a girl I loved who was going the opposite direction in this too-big world”.

ψ

In realtà al personaggio di “On the road” le cose poi vanno bene perché i due si ritroveranno casualmente nello stesso autobus e ne nascerà una storia, ma la descrizione della pugnalata è intensa e comunque credo sia esattamente ciò che ciascuno di noi, uomo o donna, ha provato più volte dai 10-12 anni in poi.

[Actually things ended up well for Kerouac’s character since the two will accidentally meet in the same bus and a love affair will ensue, although the description of the ‘stab’ is intense and in any case I believe it is exactly what each of us, man or woman, has experienced several times from 10-12 years of age onwards.]

Two Piano Improvisations

A piano keyboard. Click for credits and to enlarge

I blabber with words, why shouldn’t I blabber with sounds. Here are two 1995 piano improvisations. My background is classical but the influence of American music is felt here, the US jazz icon Keith Jarret especially.

Some mushy hesitations, no style choice, are due to slowness of mind – I just didn’t know where the heck to go: improvising is damn hard.

The first piece is more complex and I was capable of re-playing it since I had written the score down. Today it would almost be impossible for me to play it but I have plans for the future plus my guitar is coming back. The second piece is shorter and simpler.

Truth is I like them both but I cannot judge them and certainly at times they sound weird. I just let myself go with the flow.

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Musical improvisation and verbal digression are much discussed and related notions in this blog. See the posts at the foot of the page and The Catcher in the Rye book cover image below [J. D. Salinger was very digressive thus creating an overall effect of fresh improvisation.]

While listening to these 2 piano pieces a few days ago (for the first time after 15 years) Flavia declared with an odd smile:

“Your musical wanderings ….but the former I always found addictive and, most of all, it was the soundtrack of some of our best days!”

True. We lived for a while with this music as a background whatever its worth. And I am fortunate that Flavia’s humanity warms me up day by day.

Music writer. Click for credits

No computer quantizing is utilized – too robotic – so the music is ‘as it was originally played’. As post-production I though added a bit of voice layering to the first piece but not much. In both musics the speed has been made 15% faster – I read from my notes.

The instrument, my beloved vintage synth Korg O1/W – which I stupidly sold – has decent piano sounds although the medium-pitch tones I dislike.

Related posts:

Why Musical Improvisation is Utopian

Why musical improvisation is utopian? Because it is a place of the spirit that does not lead to any place. Utopia is a Greek word made of ‘ou’(= no) and ‘τόπος’ (= place), so its meaning is actually ‘in no place’…

Digression vs Sticking to the Point

A Novel in the Hands of the Killers

Improvisations can come out of a crazy night of revel:

A Night of Dionysian Revelry

A Novel in the Hands of the Killers

Reagan assassination attempt. Public domain

Before getting to the killers let us be patient and consider the concept of literary improvisation. I know I am terribly boring but I promise a lot of blood blood blood in this post – plus the relationship between literature and social life being complex we’ll have to wander a bit before we finally dive into base butchery 😉 .

Literary improvisation is not far from musical improvisation, a topic we have talked about in a previous post. We will not define the concept, being it self-explanatory.

(Can James Joyce’s stream of consciousness be in some way related to what we have said above – literary improvisation, not base butchery, in case you don’t get it wrong 😉 ? Hard to say. I don’t believe it to be very far from it. It is to be noted though that writers at times cleverly build what seems spontaneous, and in literature what counts is the final result: things do work or they do not).

Connecting literary improvisation with digression we will mention again that nice passage by J. D. Salinger where Holden, the adolescent protagonist in The Catcher in the Rye, narrates how he had to undergo the oral expression lesson which consisted in letting a student speak of any topic, and each time the student didn’t stick to the point all the boys in class had to yell “Digression!!” at him (you can read this passage in a former post of ours). Holden instead liked speeches full of digressions and the novel itself, if not very similar in its structure to the above said stream of consciousness, is nonetheless so rich with digressions, facts within facts, ideas within ideas, that it creates an overall effect of chaotic freshness memorably depicting an adolescent mind definitely undisciplined and even disturbed (Holden is disturbed in some way) although so vivacious and sparkling.

(Here again everything seems spontaneous and improvised but I am sure Salinger’s text resulted from a good mixture of intuition and clever construction).

Salinger’s novel has been a classic not only of the American literature (and his language is present in most dictionaries of US slang) but it has inspired the beat generation as well as numerous drop-outs who joined the utopian movements of the 1960s up to the present day.

Personally I read it by mere chance when I was 18 (I had it in inheritance from a boy who was leaving an apartment we shared in Ireland) and I was deeply impressed by it. Coming just out of adolescence I probably recognized in there plenty of the insecurities I was living in those days. But young Holden went beyond, to the extent of almost hating all the surrounding world and it was a bit worrying for people (like me), who enjoyed the book so much, to read on newspapers that David Chapman, the person “who assassinated John Lennon, was carrying the book when he was arrested immediately after the murder and referred to it in his statement to police shortly thereafter.” Also “John Hinckley, Jr., who attempted to assassinate US President Ronald Reagan in 1981, was also reported to have been obsessed with the book.” (From Wikipedia: The Catcher in the Rye).

Lennon’s assassination announced. Fair use

Well, that doesn’t mean that the novel is murder inspiring though certainly by effectively describing the difficulties of a tormented adolescence it is not illogical that some disturbed individual identified himself with the Holden character, finding comfort and inspiration in it and thus feeding his vision against everything and everybody (and refusing to stick to the point naturally becomes a symbol of anarchic revolt against order and self-discipline).

However, also the non psychopath teenager identified himself/herself with Salinger’s character. So the novel became a classic for an entire generation, whether protesting against order and law or not, since adolescence is a more or less difficult period for everyone.

There is, we repeat, a subtle link between digression and the previously mentioned themes of utopia & musical improvisation. Digression as well, going against rationality, can in fact lead to inconclusiveness, i.e. to nowhere, thus unstructuring the logic of discourse – utopia is a Greek word made of ‘ou’(= no) and ‘τόπος’ (= place), so its meaning is actually ‘in no place’.

Summarizing, improvisation is the thin link among the present post and these earlier ones, Digression vs Sticking to the Point and Why Musical Improvisation is Utopian.

Improvisation has been a myth of the counterculture of my generation and of the generations who followed. The idea of improvisation in art (music, literature, theatre etc.) is somewhat connected to social behaviours appeared in the counterculture of the last 50 years. A relationship, in fact, between mental and social anarchy cannot in my view be denied (like I guess it cannot be denied that there is some relationship between the crystalline clarity of Julius Caesar’s writings and his rational conduct and self-control, of which you can read something in this post of ours as well).

It is simple, after all. Facts (and history) are created by people. And people have a mind. Thence there are connections between what we think, read, write and do, whether in our social environment or in art.

Flowers for John Lennon at Strawberry Fields in New Yorks Central Park. Fair use

[We are not anarchic and we do not belong to the counter-culture – although for a couple of years we sorta did, but that was a long time ago. As evidence of my words, we try in this blog to find inspiration from our ancient philosophies, which exalted wisdom, rationality and self control. Only ….

Things are not in black and white,
the hues of grey (and colours)
being infinite …

Forgive my horrible English poems, it’s one of my manias].

Italian version

Other related posts:

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Why Musical Improvisation is Utopian

Digression vs Sticking to the Point

The Catcher in the Rye. Book cover. Fair use

Holden Caulfield, wandering without any destination, depressed, expelled from school (also for this reason he had secretly come to New York where he had gone through weird experiences), visits one of the few teachers who appreciated him, Mr. Antolini, an intelligent young man who had married a woman who was rich and much older than him (J.D. Salinger, The Catcher in the Rye, Chapter 24). After the initial greetings, Antolini asks him:

“How’d you do in English? I’ll show you the door in short order if you flunked English, you little ace composition writer.”
“Oh, I passed English all right (…) I flunked Oral Expression, though (…).
“Why?”
“Oh, I don’t know (…) “It’s this course where each boy in class has to get up in class and make a speech. You know. Spontaneous and all. And if the boy digresses at all, you’re supposed to yell ‘Digression!” at him as fast as you can. It just about drove me crazy. I got an F in it.”
“Why?”
“Oh, I don’t know. That digression business got on my nerves. (…) The trouble with me is, I like it when somebody digresses. It’s more interesting and all.”
(…) The boys that got the best marks in Oral Expression were the ones that stuck to the point all the time – I admit it. But there was this one boy, Richard Kinsella. He didn’t stick to the point too much and they were always yelling ‘Digression!’ at him. It was terrible, because in the first place, he was a very nervous guy (…) When his lips sort of quit shaking a little bit, though, I liked his speeches better than anybody else’s. (…) For instance, he made this speech about this farm his father bought in Vermont. They kept yelling ‘Digression!’ at him the whole time he was making it (…) What he did was, Richard Kinsella, he’d start telling you all about that stuff – then all of a sudden he’d start telling you about this letter his mother got from his uncle, and how his uncle got polio and all when he was forty-two years old, and how he wouldn’t let anybody come to see him in the hospital because he didn’t want anybody to see him with a brace on. It didn’t have much to do with the farm – I admit it – but it was nice. It’s nice when somebody tells you about their uncle. Especially when they start out telling you about their father’s farm and then all of a sudden get more interested in their uncle. I mean it’s dirty to keep yelling ‘Digression!’ at him when he’s all nice and excited …. I don’t know. It’s hard to explain.” (…).
“Holden … One short, faintly stuffy, pedagogical question (…). Don’t you think if someone starts out to tell you about his father’s farm, he should stick to his guns, then get around to telling you about his uncle’s brace? Or, if his uncle’s brace is such a provocative subject, shouldn’t he have selected it in the first place as his subject – not the farm?”
(…).
“Yes – I don’t know. I guess he should. I mean I guess he should’ve picked his uncle as a subject, instead of the farm, if that interested him most. But what I mean is, lots of time you don’t know what interests you most till you start talking about something that doesn’t interest you most. I mean you can’t help it sometimes. What I think is, you’re supposed to leave somebody alone if he’s at least being interesting and he’s getting all excited about something. I like it when somebody gets excited about something. It’s nice. You just didn’t know this teacher, Mr. Vinson. (…) he’d keep telling you to unify and simplify all the time. Some things you just can’t do that to.”

Holden will then run into a further letdown since, after getting to bed and going to sleep in a room of his teacher’s house, he finds out how Mr. Antolini has an interest in him which goes beyond a teacher-to-pupil relationship

Waking up suddenly in the night he sees Mr. Antolini sitting in the dark very close to him and caressing his head. This cannot but increase his alienation from the world, when even the few good masters he has met (or fathers, each new generation needing fathers in the broad sense) have interest in him for reasons different in any case from the ones he had imagined.

Italian version

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Power of Reading

Roman Woman with a wax tablet for writing. Pompei. Public Domain

To a Chinese IT student. “I am glad to hear that you like reading. Of course I agree on the great fun and sometimes consolation power of reading. As you have noticed, my house is packed with books. I actually consider serious reading a pretty good substitute for religion and meditation. It is a spiritual activity that can add some depth to our everyday life. I get consolation from reading books that I find special, I get also meditation from books that make me think and/or move my emotions.

Consolation and meditation usually people find in religions: Buddhism, Hinduism, Christianity, Islam etc. Especially Far-Eastern religions teach us how to meditate, but I usually do this with books that are important or special to me. These books I sometimes read out very slowly, concentrating on every single word and sentence, or I meditate on what I read in the silence of my mind.

Book. Public Domain

Special books

The books that are special can differ according to who is reading them. I find special those books written by people whose minds are somewhat consonant with mine and more powerful than mine, thence capable of helping me in some way. Since I am not a VIP of thought and cannot directly converse with today’s top brains I build up my own Platonic symposium with good books.

Why, you ask, don’t you ever meet important and highly thinking people? Well, sometimes I do, but not so often, it’s not easy to meet them, plus I’m reserved, plus they’re so intelligent they might find me not interesting, or stupid; I know there are intelligent Tv debates and conferences, but I am talking about intimacy and continuous mind communication.

So I like many sorts of books and I read lots of them. Classics are though my favourites and I mentally hold intercourse with them. I adore classics. They are my lymph. They are my religion (literally lol). They resisted time. They are regarded as beneficial and/or fascinating even though decades or centuries (or thousands of years) have passed. Time is a merciless darwinian selector. I really doubt that Dan Brown’s books will be read in the centuries ahead.

By Tom Murphy VII. GNU Free Documentation License

Dan Brown & J.D. Salinger

Incidentally, if you like American culture (as much as I do, though it is getting too superficial) “The Catcher in the rye” by J.D. Salinger is a great little classic written by an intelligent, gifted person. I had the luck to read it in the original when I was 18. I was in Dublin at that time attending a summer English school, and this Swedish boy I was sharing the house with was about to leave. He left this book to me he had just read saying “It is full of sex and slang”, which of course made my resolution to read it rocklike. It might not be special to you. Some American people find it boring because they are obliged to study it at school. But you are Chinese.

Dan Brown‘s books are good thrillers in my view though a little bit too entertainment-oriented (in the negative sense: nothing wrong with entertainment), even if they talk about interesting things, history, religion, lots of technology and today’s stuff like NSA – a sort of IT CIA – NASA, the Vatican, which on the whole is fine, but the thing is he’s in my view making money by morally subjugating the reader with his pseudo-theories.

I am not religious but I find it ridiculous (and depressing) that some people have lost their religious faith because of his books. And it is revealing of the fact that void rules.

City Book Shelf. Creative Commons Attribution 1.0

You told me about the low percentage of Italians who speak English. It is sadly true. We are animals in this field (animals in the negative sense: nothing wrong with being an animal,) concentrated exclusively on our culture and petty politics, though something is changing.

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