Nord e Sud. Questione di clima

Il tedesco della Germania protestante viene in una piccola città del centro Italia e al mercato all’aperto in piazza c’è un banco di frutta e verdura. Il cielo è azzurro, il sole è meraviglioso e in giro c’è un’aria di allegria. La gente arriva al banco e parla, chiacchiera, socializza con l’erbivendolo. “Ah, ma qui si passa il tempo a chiacchierare, non a fare compravendita, dobbiamo prendere la verdura, noi!” Ora, il tedesco, una bravissima persona, era in vacanza, si sarebbe anche potuto rilassare.

No. Anche in vacanza tutto deve funzionare come un orologio.

Un’altra volta mi ricordo che nell’isola indonesiana di Lombok, allora intatta e al di fuori delle rotte turistiche, c’era un mercato di oggetti d’artigianato locale basato sulla contrattazione, sul bargain, e un altro tedesco – una persona peraltro preziosa che ci aiutò in occasione di un pericoloso incidente – si meravigliò che non ci fossero i cartellini con i prezzi! Ma certo era tanti anni fa, il mondo era più chiuso, non esistevano i viaggi low cost.

Mi immagino i commenti dei nord europei che venivano in Italia come tappa obbligata del Grand Tour nel 1700 e 1800. Goethe nel Viaggio in Italia ci dà molte testimonianze di intolleranza e critiche da parte dei ‘nordici’. Io perdono la gente del Nord – scrive Goethe – che critica l’Italia perché gli italiani sono veramente tanto diversi da noi.

Tra Nord e Sud d’Europa c’è in effetti una sorta d’attrazione repulsione. Come può esserci infatti una facile comprensione tra i popoli del Mediterraneo e gente che vive in un regno di nuvole, freddo e buio?

In Se questo è un uomo di Primo Levi l’autore, prigioniero nel campo di concentramento di Monowitz (Auschwitz), vede un austriaco anch’egli prigioniero che per reagire all’abbrutimento si lava e si rade perfettamente ogni giorno.

Soluzione adatta ad altri climi, medita lo scrittore.

L’invidia di chi? Gli dei e la fortuna sfacciata (3)

Più di 23 secoli prima del viaggio di Kazantzakis in Italia, il greco Erodoto, il primo storico del mondo occidentale, scrisse di un uomo, Policrate, che aveva avuto tutto dalla vita e che fu tiranno di Samos, un’isola dell’arcipelago greco. Ora, Policrate era talmente fortunato e la sua ricchezza e potere così grandi che un giorno l’amico Amasis, faraone d’Egitto, gli inviò una lettera che conteneva le seguenti parole:

“Attento Policrate, così tanta fortuna non è consentita agli umani. Sbarazzati dunque di ciò che ti è più caro. Solo così sfuggirai all’ira degli dei”.

Colto da timore e comprendendo quanto fosse saggio il consiglio del faraone, Policrate si mise a riflettere su ciò che possedeva di più bello, prezioso e caro e tra le innumerevoli cose scelse un bellissimo anello con smeraldo incastonato da cui non si separava mai e che portava di giorno e di notte. Quindi si recò a bordo di una nave e ordinò ai marinai di prendere il largo. Appena fu assai lontano dall’isola si tolse l’anello e lo gettò nelle acque profonde.

Ora avvenne che tempo dopo un pescatore, avendo pescato un pesce enorme, pensò che una simile meraviglia meritasse di essere donata al signore di Samos. Quindi portò il pesce a palazzo e quando i cuochi iniziarono ad aprirlo e si accorsero che al suo interno vi era un sontuoso anello, lo presero e lo portarono al tiranno.

Policrate riconobbe l’anello e colto da orrore finalmente capì che gli dèi invidiosi tenevano in serbo qualcosa per lui.

Dopo alcuni anni fu catturato con l’inganno da Oroetes, il governatore persiano di Sardi.

Aveva avuto una vita felice e gloriosa. Ingloriosa e infelicissima fu la sua morte. Oroetes lo fece prima uccidere in modo disonorevole e poi crocifiggere.