Magister

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Le mie idee cominciarono a fermentare 45 anni fa, quando mi imbattei nella persona che chiamo Maestro, Mentore o Magister – chiamatelo come vi pare (nota 1).

Aveva piovuto tutto il giorno. Roma ha un odore strano quando piove. La sera ero passato, da Trastevere o Transtiberim dove abitavo, alla riva sinistra del Tevere, il fiume sacro di Roma.

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Il Tevere e l’isola tiberina sotto la pioggia

Me ne andavo a zig zag quando mi si parò di fronte l’Istituto Gramsci. Vi ero stato qualche volta anche se ero a quel tempo privo di colorazione politica: i giovani lì andavano e venivano, questo mi bastava. Varco la soglia dell’Istituto e vedo che la gente se ne va. Qualcuno però c’era ancora e c’era Vincenzino, una specie di custode affetto da una malformazione alla schiena, a cui tutti volevano bene. Gli faccio un saluto e mi incammino verso l’emeroteca. Poi cambio idea ed entro in biblioteca.

Fu allora che lo vidi.

Magister, Covatta (e i Pink Floyd)

Si appoggiava a una delle scrivanie con fare casual, capelli radi e giacca sdrucita. Teneva un discorso a braccio, credo, al quale seguì un dialogo tra lui che parlava e lo sparuto pubblico di giovani che lo ascoltavano. Era sua consuetudine – lo seppi solo dopo – quella di parlare nella biblioteca dell’Istituto quando molti erano quasi già andati via.

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Luigi Covatta in quegli anni

Nei mesi a seguire mi accorsi che il gruppetto di ragazzi, ne ero parte ormai anch’io, pian piano si infoltiva. Ci si spostò dunque altrove: a casa sua; a casa di Luigi Covatta (giornalista e politico che in anni successivi fu eletto Senatore della Repubblica); da qualche altra parte (più volte nel mio appartamentino di vicolo della Penitenza, a Trastevere).

Già molto vecchio, barba e capelli bianchissimi, Magister aveva occhi attenti, penetranti. Nei ruggenti anni ’70 l’Italia era tutto un dibattito, un accapigliarsi (come adesso, ma su temi diversi). Mentre scrivo sto ascoltando The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd per cercare ricreare l’atmosfera di quell’epoca meravigliosa (1972 e 1973).

Voce bassa, silenzio assoluto

Magister parlava a voce bassa, per lo più, e il silenzio degli ascoltatori era assoluto, persino imbarazzante a tratti. Poi arrivavano le domande e le risposte. Se gli capitava di arrabbiarsi la voce si faceva possente, profonda, e gli occhi scintillavano.

Non lo dimenticherò mai. Ero un brutto anatroccolo prima di conoscerlo. Non che sia diventato un cigno grazie a lui (l’idea fa un po’ ridere) ma certo ricevetti da lui, tra le altre cose, la nozione della mente e della volontà come forti strumenti di liberazione personale e di gruppo.

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Non sono stato un buon allievo.

Lasciai definitivamente la casa dei miei genitori e andai in cerca di fortuna. Sfortuna è di coloro che non trovano Maestri.

Non rivelerò la sua identità. Non che a lui importi, ormai non c’è più, riposa da qualche parte (nel suo paese d’origine? A Roma da lui tanto amata?)

L’ammiravo e l’amavo (nonostante alcuni contrasti che alla fine ci separarono). Non fui il solo a piangere sulle sue ceneri.

Curiosità, desiderio di conoscenza,
edonismo culturale

Se ho motivi per non rivelarne l’identità [scrivevo nel giugno 2011, ndr] vorrei qui solo ribadire che A LUI DEVO MOLTO, non ultimo quell’amore, curiosità, desiderio di conoscenza – non so bene come dirlo -, quella specie d’“edonismo culturale” (o edonismo “conoscitivo”, come direbbero gli anglosassoni) che tende ad auto-organizzarsi e che a dispetto dell’età continua a crescere nel mio spirito invece d’abbandonarlo.

Dialettica, scrittura:
palestra della mente

Tra le altre cose, devo al Maestro il metodo dialettico utilizzato in questo blog [riferimento al vecchio blog Man of Roma, ndr], nonché l’idea che la scrittura sia la miglior palestra per imparare a pensare in modo chiaro, razionale, ordinato [come educazione della mente: è chiaro che la scrittura fantasiosa, emozionale è egualmente stupenda: che ne pensate? ndr]

Scrittura & pensiero

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Una piccola poesia composta nel 2011 in onore del Magister.

Writing, thinking, clarifying,
striving to sort out thoughts
in ways so “clear and ordinate”
and comprehensible.

This, many years ago, Magister counselled
for the good education of the mind.
Beloved Magister,
writer, philosopher, educator

Pensare, scrivere, chiarire:
lo sforzo del disporre i tuoi pensieri
in modo “chiaro, ordinato” e comprensibile.

Così tanti anni or sono ci insegnava,
per la buona educazione della mente,
Il Maestro amato,
filosofo, scrittore, educatore

___

(Nota 1). Brano del 5 giugno 2011, scritto nel mio vecchio blog in inglese Man or Roma e qui tradotto, arricchito. La figura di Giuseppe, molisano, è però trasfigurata anche se in verità è assai aderente a tutto ciò che avvenne: fatti, luoghi, persone, atmosfere, elementi del suo metodo (la scrittura maestra della mente ecc. Qui trovate altro sul tema della sua pedagogia).

Figura, quella di Giuseppe, trasfigurata, dicevo, ma aderente ad eccezione dell’età. Giuseppe aveva 4 anni meno di me, che ne avevo 24. Qui è l’archetipo junghiano del vecchio saggio (cfr., in The NotebookSolitudine, positiva e negativa) e lui lo era, un vecchio saggio: l’età spesso non conta e in lui certamente non contava affatto.

Non sono mai stato a casa di Luigi Covatta. Giuseppe sì, perché Covatta lo tenne a casa sua per parecchio tempo e lo coltivò, giudicandono assai promettente come uomo e come politico.

Ad un matrimonio di pochi anni fa, a Vito Gamberale – molisano e padre di un amico di mia figlia maggiore – che sedeva al nostro tavolo, chiesi che fine avesse fatto un certo Giuseppe che 44 anni prima aveva vissuto a casa di Covatta per vario tempo. Lui, efficiente, telefona a Covatta seduta stante lasciandomi emozionato, di stucco.

Luigi Covatta rivela purtroppo al telefono la morte (nota A) di Giuseppe in Sicilia, alla fine degli anni ’70 😦

Nota A. Giuseppe, Peppino per gli amici, venne ucciso pochi anni dopo il nostro incontro, ancora giovanissimo, dalla Mafia in Sicilia mentre portava in quella bella terra il movimento dei disoccupati organizzati nato a Napoli a metà degli anni 1970.

Questo blog è dedicato a lui, dal più profondo del mio cuore.

Preparando una nuova “about” page (che notizia cruciale 😱)

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Man of Roma aka Giovanni nel Natale 2007

Potrebbe essere così [ma il 02.10.18 è ormai così, ndr]. Giovanni aka (also known as) Man of Roma, autore di The Notebook, è un romano (origine piemontese toscana romana) che si avvicina ai 70 e preferisce l’anonimato per poter parlare liberamente di tutto (in realtà G si rivela qua e là).

Il blog è in italiano, ma integrerà sempre più parti in inglese (e francese più in là), anche se l’italiano sarà sempre la lingua prevalente.

LETTURE, PENSIERI E RICORDI

Si cerca qui di mischiare letture, pensieri e ricordi.

Giorgio (*malizioso*): Perché elementi biografici?

A. Perché uno degli obiettivi di questo blog è raccogliere abbastanza ricordi da farne un libro di famiglia da lasciare a figlie e nipoti quando, meno presi dalla vita, avranno interesse ad esplorare le loro origini. E’ quanto fatto da Carlo Calcagni, fratello di mia nonna (tutti trasteverini), che ci ha regalato ricordi di famiglia della Roma papalina tra ‘800 e ‘900.

B. Perché Man of Roma è modesto, il suo modello essendo Michel de Montaigne.

C. Perché avendo perso ogni religione Man of Roma vede in questo blog la possibilità di dedicarsi all’unica fede ormai rimastagli: il narcisismo (battuta di Woody Allen, non di MOR).

ATTIVITÀ PROFESSIONALI

Scherzi a parte (Giorgio: 🤨), vediamo cosa ha fatto nella vita l’autore di The Notebook. Se ne capiranno forse meglio i post.

1) Professore di lettere di ruolo per 16 anni (storia antica e letteratura italiana).

2) Ingegnere dei sistemi e reti informatici (MCSE, Microsoft Certified Systems Engineer) per i successivi 14 anni, impegnato in attività di progettazione, implementazione e formazione in Italia e all’estero (Russia, Stati Uniti, Tunisia, UNLB di Brindisi ecc.).

3) Compositore di ambientazioni musicali elettroniche, pianista, chitarrista e amante di ogni genere di musica: classica, contemporanea, jazz, world (araba e indiana, per esempio), rock, pop ecc.

4) Giornalista free-lance con articoli apparsi su alcuni quotidiani e riviste italiani di centro destra e centro sinistra (Roma notte, Vita Sera, Il Giornale d’Italia, La Repubblica, L’Astrolabio e L’Espresso).

5) Imprenditore turistico negli ultimi 15 anni, attività facilitata dall’abitare vicino al Colosseo. La cosa ha procurato parecchie tribolazioni (non solo bancarie), l’Italia essendo un paese che non favorisce gli imprenditori.  Da qualche mese vediamo una lucina dal buio del tunnel.

Nota. Le attività 2, 3 e 4 si sovrappongono o MOR avrebbe 153 anni.

ψ

Man of Roma si è ormai ritirato da ogni attività professionale (a parte quella di imprenditore turistico).

La speranza è che il presente blog gli permetta di rinfrescare le materie umanistiche, di insegnare qualcosa agli altri (ma soprattutto a sé stesso), di ravvivare il cablaggio delle sinapsi e ricomporre così i vari interessi (tecnologia e scienze comprese) in un insieme non troppo strampalato e che “coloro che sanno” chiamano synthesis, o σύνθεσις, nella lingua più bella del mondo.

Dedica

Quel poco che sono e che so lo devo quasi interamente al Maestro molisano di Termoli, Giuseppe, che a volte chiamo Magister (διδάσκαλος), e che sempre fu Peppino per gli amici. Venne ucciso anni dopo, ancora giovanissimo, dalla Mafia in Sicilia  – lo appresi con dolore 3-4 anni fa ad un matrimonio – mentre portava in quella bella terra il movimento dei disoccupati organizzati nato a Napoli a metà degli anni 1970.

Questo blog è dedicato a lui, dal più profondo del mio cuore.

Is the Human Mind like a Museum?

As for the human mind, I’ve often thought about the metaphor of the museum.

Our mind, one of the functions of our brain ‘and other parts of our body’ (Sledpress’ objection I found interesting,) contains and allows that we manifest the infinite traces of our past (past conceptions, language, behaviours) from Stone Age or earlier onwards. Evolution enters the equation, but we will leave it alone for now.

Whatever world region we are from, we should be concerned about probing such repository I believe, that is our roots or cultural ID.

Language is an important portion of this ID. What a great digging tool for example etymology is, ie history of words (shown a bit in our previous post, see a good on-line tool) although lots of things are there well beyond words (see points I and IV below.)

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A few examples, to better understand.

(Italian-mind related, but they could hopefully work as a method example to different minds as well)

I. The Greek fear in gods’ envy, yet present in South Italy and Greece:

“Not long ago my friend Mario took me for a drive on his stupendous vintage 1960 Lancia Flavia (see image below.) Mario is from Naples, a South Italian city founded by the Greeks in the 8th cent. BCE.

On the way back I exclaimed merrily: ‘Diavolo, this car is a gem, it has rolled as smoothly as olive oil!’

Mario snapped with a worried look: “Hush! hush! Don’t you say that!”

I well knew what he meant:

“Oh please you shut the hell up! Do you want the car to break down or anything bad to happen to us?” as if the mere utterance of happiness would attract ill luck or the envy from someone … Well, the envy from whom?

(read more).

The ancient classical Greeks (V cent. BCE) believed their gods lived an eternal blissful life and envied men too prosperous that dared to get close to their happiness. They then humbled and punished them. That ‘too prosperous’ means it was excess and arrogance (ὕβρις) that was basically abhorred by the Olympian gods, which made people afraid of showing their happiness, or of being arrogant. It was like a socio-religious regulation valve, plus a factor without a doubt of the mostly upper-class (tho not exclusively) marvellous ‘5th cent. BC’ Greek perfect equilibrium.

Polycrates tyrant of Samos (where Pythagoras was born by the way) led a too prosperous and arrogant life. Horrible was then his death, Herodotus notes

Now, 2400 years later (!) people in Southern Italy and Greece are still afraid of expressing satisfaction when things are going WELL, lest ‘something’ might spot them and whack them.

Such a great item in their museum mind allow me to say!!

(read more)


II.
Phrases and the Wheel related to the Roman Goddess Fortuna:

  • A personification of Goddess Fortuna (“they invoked their fortune”) seen as something capricious (“the tricks of fortune”) is deeply impressed in modern Western minds and language;
  • The wheel of fortune also used in many popular TV shows is a survival of the goddess, often represented with a wheel at her side (read more)
Spectacular remnants of the Sanctuary to the goddess Fortuna Primigenia in Palestrina (ancient Praeneste), located just a few miles from Rome

III. When we say ‘deep in my heartor ‘she / he broke my heart’ we refer to a scientific superseded idea that the heart, and not the brain, is the seat of emotions. The Stoics saw in the heart the seat of the soul, Aristotle the seat of reason and emotion, the Roman physician Galenus the seat of emotions etc.


IV.
The Roman laughter

“Flavia’s ancient Roman laughter is heard in the room. It is loud, slightly crass, as it should be and as I hope it will ever ever be in the future, somewhat like a sympathetic, warm BIG HUG to the world.”
(from How To Learn Greek and Latin (2). Some Inspiration From Penates etc)

Another great mind item this laughter – I must record it some day – that belongs to the modern Roman mind, certainly not to the Greek one, modern or non modern.

Update
. Here is a sample of such laughter. Click on these words to listen to it: Marina’s (and MoR’s) laughter.

In short, before more details if you will

The γνῶθι σεαυτόν aphorism adapted to our 'museum' concept

There’s like a huge messy archive in our head so stuffed with things that just beg to be organized a bit and come to light.

Let’s get it all out dear readers. With meditation, concentration and fertile idea-exchanging let us make that inventory my good old Mentor used to mention us when we were so young.

As for my own cultural ID, I am trying to dig a bit with the present blog.

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[see in-depth details from our posts. Skip the first section – similar to the above writing – and start reading from Socrates’ T-shirt big face onwards – like the one above]

Related posts:

Fighting with Grandpa’s tomes. My Parents’ Marriage & the Roman Laughter

100 Posts. I’ll Celebrate My Own Way. 2

Fountain 'del Macherone' in via Giulia, Rome, XVII century. Click for credits and larger picture

(Continued from the previous post)

I’m leaving behind my schoolmates and getting to the point, the real blog celebration.

When I was 59 I started blogging the day I realised that my brain functions were a bit declining, or so it seemed to me.

Having scarce stimuli is dangerous when you are in the ‘early autumn of your life’ – to use Delwyn’s romantic expression. My activity in the field of systems engineering was not motivating me any more – even though my job had allowed me to ride the wave of the computer revolution.

Looking for new stimuli in my old passions I then started Man of Roma.

Piazza della Rotonda Fountain. Rome. Click for creditsMy desire for rewiring my synapses together with my personal inclination have slanted my writings toward the thoughtful side. Man of Roma saw its birth as a research on big themes which might seem a bit ambitious at first, if the approach weren’t that of the man of the street, or, as Mario put it, that of a coffee talk with friends – though going somewhere I do hope, and not nowhere!

After 20 months and 100 posts I can say this ‘discipline’ has worked fine. My brain is working better, my memory has improved (although my absent-mindedness has increased.)

I can thus testify that two teachings of my mentor were very effective, among the rest.

Writing, he used to say, is a stern discipline tightly linked to thinking:

Writing, thinking, clarifying,
striving to sort out thoughts
in ways so “clear and ordinate”
and comprehensible.

This, many years ago, Magister counselled
for the good education of the mind.
Beloved Magister,
writer, philosopher, educator…

A second element I derived from Magister is the importance of discussion and feedback to reach a better knowledge (dialectics.) I’m happy that, despite the heaviness of some themes, conversations in my blog are often longer, more interesting and have more text than the post that had started them.

I had the great pleasure to write, joke, talk or seriously discuss with people so various – and here I thank my wonderful commenters, ALL of them! – whose incitement and contribution have really kept me going.

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

We will see in the next post a first selection of themes from Man of Roma, with links to special pages I’ll have just created to sort out things a bit.

See you soon then.

Knowing Thyself

This is a continuation of the previous post where we have narrated three episodes each containing an example of the Greek fear in gods’ envy.

What is this envy? Well, since the Greek gods lived an eternal and blissful life they watched with an envious eye men who were too prosperous and happy, hence they humbled and punished them, hence men were afraid to express their happiness too loud, lest some envious god might spot them and hit.

The 3 episodes also showed that in modern Greece and some parts of Italy, especially in the South, people’s minds can still contain elements of the antique Greco-Roman culture. Italians do not believe in these gods any more (well, deep inside who can say that,) but there are still people here who are afraid of expressing satisfaction when something is going very well, lest ill luck might whack them (it is to be noted that the Italian coastal South was first  colonized by the Greeks – Magna Graecia – , and only later assimilated by the Romans).

Andy, an Englishman living in Milan, thus commented: “I find it strange how Italians, for all their religion, are so superstitious. And your post shows how not much has changed in all these years.”

Well, is this fear a superstition? Probably, but superstition after all is an irrational belief, so I wouldn’t oppose religion and superstition, they appearing to me to be the same (Andy agrees: see below his comment).

Moreover, superstitious or not, it is a fact that Italians were civilized long before Christianity arrived. So they are still a bit pagan at heart even though they captained the spread of the Christian religion. Hard to understand, I know, but true in my opinion.

Greek vase from South-Italian Greeks. Wikimedia
Greek vase from South-Italian Greeks. Click to enlarge and for description

Andy, together with Indian Falcon and Ashish – two other aficionados of this blog – also found incomprehensible this attitude of the Greek gods. “Is something who is so envious worth being cared for..?” wondered Falcon.

I know this envy seems only negative – I replied. Men shouldn’t be too happy since gods only should be happy: it sounds mean, no doubt (read later about these gods’ amorality). The positive thing underlying all this, however, was that it lead to a common people’s wisdom, kind of a tendency towards a moderate life (in a good sense). For the upper classes it was also a matter of style, of behaving without ostentation or vulgarity. There was some arrogance in Polycrates’ life, so he died a terrible death: this is somewhat a lesson. When Greece began its decadence someone wrote: “modesty and virtue are now powerless, lawlessness rules and men do not strive any more against gods’ envy”.

In other words, this fear of gods’ envy was like a regulation valve. It helped, together with other elements, to develop temperance and the good style in life. Classical Greece (V cent. BC) was a civilization based on an admirable equilibrium. The golden mean. A concept we frequently get back to.

Another point is that the Greek ancient gods were amoral and whimsical. They didn’t care much about good and evil. Weirdly enough this had a good effect as well. Men didn’t think gods were morally perfect while men full of iniquity, and, since they could not count on these whimsical gods’ help, men had to make their own destiny and had to believe in their worth. Western man thinks instead that he is corrupted and a sinner from the beginning (original sin) and that only God can save him.

[The Renaissance only by developing humanism and humanitas has mitigated this belief by stressing both man’s worth and freedom. Incidentally, the Renaissance origin, Italy, and its deep meaning, the rediscovery of the classical world, are not fortuitous, how can they be, they representing like survivals of the ancient world popping up again not only as mere imitation]

Finally Greek men were not striving to be good just because they expected a reward from god(s) or feared their punishment. Given such unpredictable gods, when men were good they were such because they really wanted to, not for any other external reason.

Human Mind like a Museum

As a conclusion, we’ll expand a bit something we said about our country. There are areas of the Italian South which are still developing and which contain more than elsewhere precious elements of our ancient culture. In short, they are like a museum.

I would add that every man’s mind is like a museum, no matter where he comes from, since it contains almost infinite traces of past conceptions, from Stone Age onwards, though without an inventory. This Magister said many years ago. He said we should make such an inventory. To criticise our mind – he explained – is to make such an inventory.

Knowing thyself, a Socratic principle, seems therefore still valid today.