Musica delle stelle (4)

Quarto post sulle mie musiche dedicato a Claudio Capriolo e al Maestro di coro Roberto Montuori. Come già scritto nei commenti ai post musicali precedenti, questo pezzo fu finalmente da me “venduto”. Venduto è un parolone, poiché in realtà non mi fruttò mezza lira però fu già tanto, tantissimo direi, che venne accettato per accompagnare una serata di Piero Angela e Paco Lanciani “Sotto le stelle”, nella cornice splendida d’un parco nel sud del Lazio che, ricco d’alberi verzura e laghetti (forse, sono ricordi dei primi anni ‘90), aveva anche un grande recinto popolato da struzzi.

Per lo spettacolo era stato innalzato un palco di fronte a un grande prato dove tutti ce ne stavamo sdraiati a testa in su, e di sopra al palco c’era un enorme schermo dove venivano proiettate stelle e galassie in movimento. Angela (non il figlio) e Lanciani illustravano le meraviglie del cosmo e quattro amplificatori enormi sparavano la mia musica per la notte stellata.

Ora il caso, o la dea Fortuna, vollero che la mia musica (il cui stile è tipico di quegli anni), ogni tanto esplodesse, come sentirete. Avvenne allora che gli struzzi si impaurirono e fuggirono per la campagna, e di loro non si seppe più nulla. Probabilmente abbattuti, erano finiti sui barbecue dei vari casolari e ville. Fu una tragedia.

Lo so, sembra una panzana, ma non lo è. Tutto si verificò esattamente come l’ho descritto. Solo che allora non mi accorsi di nulla. Sdraiato com’ero accanto a mia moglie a godermi il mio piccolo successo sentii forse dei rumori, non so esattamente, ma non potevo certo collegarli agli struzzi anche perché non sapevo nemmeno che c’erano, quei bestioni (a volte un po’ cattivi), in quel parco.

Otto anni dopo, mentre mi trovavo in Tunisia per conto del Ministero degli Esteri, Cooperazione allo sviluppo, a progettare un collegamento informatico dei porti di quel bellissimo paese avvolto in quegli anni però nella cupa dittatura di Ben Alì, un altro cooperante, un architetto nipote del principe proprietario del parco, mi disse, ridendo sgangheratamente, che era colpa sua poiché, dopo aver portato da mangiare agli animali, s’era dimenticato di chiudere i cancelli.

Pare che il principe, dopo il disastro, esclamasse (forse con la erre moscia):

“Ma dove sono andati quegli animali, cavo, con quei bei coscioni …!!

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Mah, colpa sua, colpa mia, ci bevo sopra un bicchiere, e buon weekend a tutti. Enjoy.

Nightpiece. Piano, tappeto d’archi e contrabbasso (3)

Terzo post sulle mie musiche dedicato a Claudio Capriolo nonché al Maestro di coro Roberto Montuori. Un brano degli inizi degli anni ’90, improvvisato di notte, quando tutti dormivano, nel mio studio allora completamente insonorizzato.

Il piano e il tappeto d’archi vengono dal mio sintetizzatore Korg 01/W, che stupidamente vendetti anni dopo. Anche il contrabbasso elettronico, che però ho aggiunto dopo, sempre quella notte, viene da lì. Quanto al suono di piano di questo bel Korg 01/W – un piano diverso da quello dei due brani precedenti, soprattutto dal primo (frutto di 5-6 suoni di piano fusi assieme 😱) – mi piacciono di più i suoi suoni gravi e quelli alti, molto meno quelli intermedi. Ma questo passava il convento quella sera, e quindi mi devo accontentare.

Il convento disgraziatamente passava anche il mio mixer (il miscelatore in cui tutti i suoni confluiscono prima di uscire sulle casse e/o essere registrati), che a comprarlo oggi sarebbe costato 800 euro circa. Per registrare delle musiche di una qualità di suono professionale ci vogliono mixer da diverse decine di migliaia di euro.

Un mixer serio. Tutte le immagini che pubblico senza credits sono di Pixabay, un sito di free pictures

Non è l’Italia il paese del sole? No. La notte ci sovrasta

Il sacro Tevere, con le nuvole che incombono

Ecco un’improvvisazione musicale (da me eseguita all’inizio degli anni ’90) che sconfessa in qualche modo lo stereotipo che gli Italiani siano sempre felici.

Non lo sono affatto, almeno adesso.

Lo scopo di questa musica era vendere una colonna sonora (che non ho venduto). Non so se il pezzo ha vita indipendente.

Ma certo, pesa (1), lo è.

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Ero più giovane quando mi divertivo a orchestrare con il mio sintetizzatore Korg 01/W e gli splendidi Protei 1 & 2, e mi mancano terribilmente quei giorni.

Soprattutto mi manca la gioia pura, selvaggia, del suonare un organo infinito dove puoi scegliere migliaia di suoni al momento (reali ma anche immaginari).

Una gioia difficile da descrivere.

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Non credo nell’improvvisazione (soprattutto di chi come me è carente in contrappunto) anche se stimo chi improvvisa bene, con sapienza. In genere il suonare estemporaneo non porta a molto, fu un mito del ’68. Il passato è un’altra cosa (qui dico il contrario).

Ψ

Tornando all’autunno, e alle nuvole che incombono (sull’Italia e non solo), non suono più il piano o le tastiere.

Ψ

Anche questo è autunnale.


Nota 1. Peso (toscano) = pesante
Nota 2. La musica sopra e molte parti del blog The Notebook sono copyrighted SIAE.

Preparando una nuova “about” page (che notizia cruciale 😱)

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Man of Roma aka Giovanni nel Natale 2007

Potrebbe essere così [ma il 02.10.18 è ormai così, ndr]. Giovanni aka (also known as) Man of Roma, autore di The Notebook, è un romano (origine piemontese toscana romana) che si avvicina ai 70 e preferisce l’anonimato per poter parlare liberamente di tutto (in realtà G si rivela qua e là).

Il blog è in italiano, ma integrerà sempre più parti in inglese (e francese più in là), anche se l’italiano sarà sempre la lingua prevalente.

LETTURE, PENSIERI E RICORDI

Si cerca qui di mischiare letture, pensieri e ricordi.

Giorgio (*malizioso*): Perché elementi biografici?

A. Perché uno degli obiettivi di questo blog è raccogliere abbastanza ricordi da farne un libro di famiglia da lasciare a figlie e nipoti quando, meno presi dalla vita, avranno interesse ad esplorare le loro origini. E’ quanto fatto da Carlo Calcagni, fratello di mia nonna (tutti trasteverini), che ci ha regalato ricordi di famiglia della Roma papalina tra ‘800 e ‘900.

B. Perché Man of Roma è modesto, il suo modello essendo Michel de Montaigne.

C. Perché avendo perso ogni religione Man of Roma vede in questo blog la possibilità di dedicarsi all’unica fede ormai rimastagli: il narcisismo (battuta di Woody Allen, non di MOR).

ATTIVITÀ PROFESSIONALI

Scherzi a parte (Giorgio: 🤨), vediamo cosa ha fatto nella vita l’autore di The Notebook. Se ne capiranno forse meglio i post.

1) Professore di lettere di ruolo per 16 anni (storia antica e letteratura italiana).

2) Ingegnere dei sistemi e reti informatici (MCSE, Microsoft Certified Systems Engineer) per i successivi 14 anni, impegnato in attività di progettazione, implementazione e formazione in Italia e all’estero (Russia, Stati Uniti, Tunisia, UNLB di Brindisi ecc.).

3) Compositore di ambientazioni musicali elettroniche, pianista, chitarrista e amante di ogni genere di musica: classica, contemporanea, jazz, world (araba e indiana, per esempio), rock, pop ecc.

4) Giornalista free-lance con articoli apparsi su alcuni quotidiani e riviste italiani di centro destra e centro sinistra (Roma notte, Vita Sera, Il Giornale d’Italia, La Repubblica, L’Astrolabio e L’Espresso).

5) Imprenditore turistico negli ultimi 15 anni, attività facilitata dall’abitare vicino al Colosseo. La cosa ha procurato parecchie tribolazioni (non solo bancarie), l’Italia essendo un paese che non favorisce gli imprenditori.  Da qualche mese vediamo una lucina dal buio del tunnel.

Nota. Le attività 2, 3 e 4 si sovrappongono o MOR avrebbe 153 anni.

ψ

Man of Roma si è ormai ritirato da ogni attività professionale (a parte quella di imprenditore turistico).

La speranza è che il presente blog gli permetta di rinfrescare le materie umanistiche, di insegnare qualcosa agli altri (ma soprattutto a sé stesso), di ravvivare il cablaggio delle sinapsi e ricomporre così i vari interessi (tecnologia e scienze comprese) in un insieme non troppo strampalato e che “coloro che sanno” chiamano synthesis, o σύνθεσις, nella lingua più bella del mondo.

Dedica

Quel poco che sono e che so lo devo quasi interamente al Maestro molisano di Termoli, Giuseppe, che a volte chiamo Magister (διδάσκαλος), e che sempre fu Peppino per gli amici. Venne ucciso anni dopo, ancora giovanissimo, dalla Mafia in Sicilia  – lo appresi con dolore 3-4 anni fa ad un matrimonio – mentre portava in quella bella terra il movimento dei disoccupati organizzati nato a Napoli a metà degli anni 1970.

Questo blog è dedicato a lui, dal più profondo del mio cuore.