Sex and the city (de Roma). I

ENGLISH ORIGINAL
Traduzione da un originale in inglese del 2007. Un po’ sturm und drang quando lancia in resta lottavo cercando di dimostrare la superiorità dei mores romani … vabbè, caliamo un velo. Pls enjoy.

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Gli antichi Greci e Romani nutrivano un atteggiamento del tutto diverso nei confronti del sesso. Basta guardare queste statue – stupende nel loro erotismo – per cogliere in modo intuitivo una sensualità sincera che è agli antipodi dei costumi occidentali di oggi.

La bellezza e la naturale perfezione di questi corpi ci comunicano l’idea che il sesso non fosse percepito come osceno o licenzioso, bensì come una delle gioie della vita – un’idea molto semplice, direbbe l’intelligente studente greco conosciuto di recente, così come molto semplice, essenziale (e bellissimo) può essere un tempio greco. Il suo tormentone è meglio nell’originale:

It is so simple:
as simple (and beautiful)
as a Greek temple
.

Di qui un godimento del sesso estremanente naturale, anche se con modalità non concepibili a noi contemporanei, soprattutto se consideriamo che tali statue erano in qualche modo legate a riti e alla religione.

Qui sopra possiamo ammirare la Venus Kallipygos, o Venere dalle belle natiche. Sotto, la statua di un satiro (che un’amica ha scelto tra un set di mie proposte assicurandomi, non priva di entusiasmo: “Dai, è un corpo veramente erotico!” Ho dovuto inchinarmi di fronte al suo superiore discernimento).

Venere era la Dea dell’Amore (in ogni senso) mentre un satiro, secondo la Wikipedia inglese (un buon punto di partenza, la wikipedia, per una ricerca ma niente di più) “è una creatura dionisiaca amante del vino, delle donne e dei ragazzi e disponibile a qualsiasi tipo di esperienza sensuale”.

Esistevano anche i satiri fanciulli (il che ci sembra veramente terribile) i quali prendevano parte ai riti religiosi di Bacco-Dioniso, che prevedevano spesso anche pratiche orgiastiche.

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A questo punto sono sicuro che qualsiasi lettore non potrà che convenire su un punto: le abitudini sessuali greco-romane erano veramente diverse. Non può esservi ombra di dubbio. Esse erano completamente diverse.

Se potessimo dimenticare di trovarci di fronte a statue classiche e le vedessimo solo con i sensi (senza ragionarci, voglio dire, e fuori dal loro contesto) ci apparirebbero sicuramente pornografiche.

Secondo la Wikipedia inglese “il concetto di pornografia così come viene vissuto oggi non esisteva fino all’avvento dell’epoca vittoriana.

Quando vaste opere di scavo vennero compiute a Pompei nel decennio 1860 molte opere dell’arte erotica romana vennero alla luce il che scioccò gli inglesi vittoriani che si consideravano gli eredi spirituali dell’Impero Romano (cfr. questo nostro post, capitoletto I Vittoriani, gli Italiani e gli Stati Uniti). Non sapevano più come fare con opere che mostravano in modo così esplicito e naturale la sessualità e dunque si adoperarono per nasconderle. Pertanto gli oggetti che potevano essere spostati furono dunque chiusi a chiave nell’area segreta del Museo Nazionale di Napoli”.

Sessualità romana scioccante

Pan che copula con una capra. Wikimedia commons

Non sono d’accordo con la Wikipedia inglese sul come e sul quando sia nato il moderno concetto di pornografia poiché la ricostruzione mi sembra troppo incentrata su di una visione unicamente anglosassone della storia [articolo di allora, non so oggi, ndr].
Posso sbagliarmi, posso aver ragione, cosa conta, quel che conta è che ci troviamo qui di fronte a una situazione di grande comicità. Mi sembra di vederli questi puritani vittoriani presunti eredi della romanitas (per certi aspetti lo erano, almeno a mio parere) i quali un bel giorno pieni d’imbarazzo e orrore si resero conto di quanto fossero pervertiti i Romani (almeno a loro parere) mentre assieme ai napoletani disseppellivano statue e dipinti erotici.

Mi figuro i loro volti pallidi e scossi. Soprattutto mi diverto un sacco a vederli (popolo che amo, sia chiaro, e con cui peraltro mi sono imparentato) mentre pieni di vergogna aiutano in fretta i napoletani a nascondere l’orribile verità.
I napoletani forse anche loro ridevano alle spalle degli inglesi, assai meno turbati, ne sono sicuro, di fronte a tali “esplicite manifestazioni di sessualità” (prova a indovinare il perché, caro lettore italiano) [è forse una delle permanenze o tratti del mondo antico che a mio parere sopravvivono in noi italiani e latini, la disinvoltura in tali questioni ecc., ndr).

Gara a chi ha il sedere più bello

Ma torniamo agli antichi. Questa Afrodite dalle belle natiche (l’immagine qui sopra, statua pare ritrovata tra le rovine della Domus Aurea a Roma, ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ) si toglie il peplo e si guarda le spalle per valutarsi i fianchi perfetti e il sedere. Il motivo è molto semplice (ma erotico, lo confessiamo).

La cosa ebbe infatti origine da una gara tra due bellissime sorelle per cui la statua, certamente dedicata a Venere-Afrodite, potrebbe in effetti realisticamente rappresentare sia la vincitrice che le sue chiappe. Voglio dire – ed è mero interesse storico, intendiamoci – che esiste qualche possibilità di contemplare qui un deretano greco vero (e non idealizzato, come era il costume dell’arte ellenica).

Il modo della fanciulla di apprezzarsi il sedere era certamente più evidente a quell’epoca poiché gran parte delle statue classiche erano dipinte a colorvivaci, per cui la direzione dello sguardo era probabilmente più palese (le pupille erano dipinte e così via).

Il culto di Venere-Afrodite dalle belle natiche nacque forse nella greca Siracusa (Sicilia) poiché è lì che le belle sorelle nacquero e vissero.

E’ inutile dire, ancora, come sarebbe oggi inconcepibile creare un culto e un santuario solo per un paio di bei glutei femminili (leggete nella Wikipedia inglese la storia peculiare delle due sorelle).

Venere Esquilina, in tutta la sua voluttuosità. Statua trovata nel 1874 all’Esquilino (Piazza Dante, Roma) dal parco degli Horti Lamiani. Musei Capitolini. Cliccare per l’attribuzione

Venere era la dea della bellezza, della fertilità e dell’amore (sia spirituale che carnale).

La Venere romana era nata non a caso attorno a Lavinio poiché laggiù il grande antenato di Roma Enea (per inciso figlio di Venere) forse sbarcò e visse. Per cui, tecnicamente, i Romani erano figli di Venere (oltre che di Marte, Dio della Guerra): folle miscuglio, non vi pare?

A questo pensiamo a volte mentre passeggiamo tra il Colosseo, alla destra, e il Tempio di Venere e Roma, alla sinistra, in direzione della metro “Colosseo”; cioè tra i  simboli conturbanti della Vita e della Morte. Quanto erano complessi i Romani.

L’Afrodite greca era invece nata a Cipro (casualmente l’isola dello studente greco appena conosciuto anche se non crediamo ai segni come fa invece lo scrittore brasiliano Coelho).

Le giovani coppie si recavano vicino ai templi di Venere per pomiciare e fare all’amore. La gioventù era probabilmente riguardosa e discreta ma ciò che è interessante è che il loro amore era come esaltatosantificato dalla vicinanza della Dea, qualcosa ancora una volta inimmaginabile nella società occidentale di oggi, che pure è molto libera. Pensate allo scenario di frotte di teenager che si assembrano vicino a una chiesa cattolica o anglicana in primavera o in qualsiasi stagione dell’anno. Pomiciano e fanno sesso alla grande accanto alle mura della chiesa, con il parroco che li benedice.

Ancora la Venere Esquilina. Alcuni studiosi pensano che la modella usata per scolpire questa Venere sia stata Cleopatra in persona. Immagine da Flickr

Anche solo un’idea del genere può offendere i veri cristiani. Naturalmente chiedo loro perdono, sul serio [en passant sto tornando a una qualche religione cristiana dopo la scrittura del mio primo romanzo, ndr], però per favore anche voi religiosi fate un po’ ‘no sforzo. Non siamo qui per offendere o per fare di questo blog un sito porno (che ci renderebbe più ricchi ma non necessariamente più felici). Siamo qui per parlare delle radici occidentali le quali, nella sfera sessuale, si dà il caso fossero diverse dalle nostre, ci piaccia o meno.

E’ sbagliato? E’ giusto? Difficile a dirsi. Noi preferiamo la visione antica dell’amore ma questa è solo la nostra opinione. Il sesso è bellezza, amore e sesso sono indistinguibili [è banale dirlo oggi, ndr], sono una gioia della vita non necessariamente legata alla riproduzione, come troppi papi (e preti) hanno cercato di inculcarci [papa Francesco forse vorrebbe fare sforzi in questo senso ma non può, succederebbe la rivoluzione, si spaccherebbe la Chiesa che non è solo europea ma mondiale: nel Quebec, per esempio, il Concilio Vaticano II, un’apertura notevole del cattolicesimo, ha totalmente distaccato la popolazione, abb. conservatrice, dalle chiese che sono rimaste deserte, ndr].

Rivoluzione soffocante?

Ok, si potrebbe dire. Se queste sono le nostre radici occidentali dei nostri comportamenti sessuali, che cavolo allora è successo? Perché c’è stata ‘sta rivoluzione soffocante che ha reso una delle gioie più belle della vita qualcosa di cui vergognarsi?

Perché solo un paio di generazioni fa i ragazzini e le ragazzine erano divisi a scuola e dovunque? E’ colpa dei preti? Degli intellettuali cattolici? E’ colpa degli inglesi vittoriani?

Forse in India sì, la terra del primo grande libro sull’amore e sui rapporti sessuali (tutti pensano solo alle posizioni, invece è terribilmente bello, terribilmente poetico, il Kamasutra, oltre che altamente scientifico). Voglio dire, in India forse i vittoriani inglesi avranno avuto pure qualche influenza (dannosa?) in questo settore, al punto che oggi le donne indiane nemmeno si mettono il costume da bagno al mare [nel 2007, oggi chissà]. Non posso però parlare dell’India non essendo indiano.

Per l’Occidente invece sono certo che la risposta – su quel che diavolo sia successo – vada ricercata a partire dall’epoca in cui l’Impero Romano divenne Impero Romano cristiano, cioè da Costantino [e Teodosio] in poi, quindi a partire dal IV secolo dopo Cristo. Anche se per onestà va detto che per reazione agli eccessi precedenti, in quel periodo di transizione sia pagani che cristiani erano già un pochino più … morigerati (anche se dalla morigeratezza alla totale repressione … qualche monaco ma anche teologi come Origene – Ὠριγένης di Alessandria – arrivarono a ‘castrarsi’ per non cadere in tentazione … andiamo!)

Un’ultima cosa. Vi sono ancora residui, oggi, di una simile e più libera visione sessuale? Noi lo crediamo ma non riveleremo il seguito di questa serie dedicata al sesso di Roma.

Gruppo scultoreo romano di Castore e Polluce (o secondo alcuni studiosi di Oreste e del suo amico Pilade). Museo del Prado. Foto Flickr di János Korom

Nell’attesa 1) guardiamoci questa bella immagine dei Dioscuri Castore e Polluce, copia romana dell’originale del grande Prassitele (anch’essa approvata, non senza un certo entusiasmo, dalla nostra esperta romana. 2) Leggiamo infine la splendida preghiera a Venere di Lucrezio.

Lucrezio è un grandissimo poeta romano. Grazie ai suoi versi, se sarete in grado di apprezzarli, vivrete forse l’esperienza unica della macchina del tempo. Potrete cioè cogliere cosa un antico romano sentisse a proposito di Venere. E’ anche questa la forza dei classici. Essere una possente macchina del tempo, per penetrare misteri arcani eppure vicini, più vicini di quel che pensiamo o miei carissimi lettori italiani [testo, la traduz. sotto, tratto dal bellissimo sito Voci del mondo antico]:

O genitrice degli Eneadi, godimento degli uomini e degli dei,
divina Venere, che sotto i segni mutevoli del cielo
il mare che sostiene le navi e le terre che producono i raccolti
vivifichi, perché grazie a te ogni genere di viventi
viene concepito e giunge a visitare, una volta nato, i lumi del sole:
te, dea, te fuggono i venti, te le nubi del cielo
e il tuo arrivo, sotto di te la terra operosa soavi
fiori distende, a te sorridono le distese del mare
e, rasserenato, il cielo risplende di luce diffusa.
Infatti non appena si è manifestato l’aspetto primaverile del giorno
e, dischiusasi, prende vigore l’aura generatrice di favonio,
prima di tutto gli uccelli dell’aria te, o dea, e il tuo
ingresso segnalano, risvegliàti nei cuori dalla tua forza.
Quindi fiere le greggi balzano attraverso i pascoli rigogliosi
e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: a tal punto, colto dalla bellezza,
ciascuno ti segue con desiderio dove ti accingi a condurlo.
Infine per mari e monti e fiumi impetuosi
e frondose case di uccelli e campagne verdeggianti
in tutti infondendo nei petti un dolce amore
fai sì che con desiderio, genere per genere, propaghino le specie.
E poiché tu sola governi la natura delle cose
né senza te alle luminose sponde della luce alcunché
sorge né si produce alcunché di lieto né di amabile,
desidero che tu sia collaboratrice per scrivere i versi
che io sulla natura delle cose tento di comporre
per il nostro Memmiade, che tu, o dea, in ogni occasione
hai voluto si distinguesse dotato di tutte le qualità.
Per cui a maggior ragione da’, o divina, eterna bellezza alle parole.

Marte e Venere, Museo archeologico nazionale di Napoli, (inv. nr. 9248). Da Pompei, Casa delle Nozze di Ercole (o Casa di Marte e Venere). Marte solleva il manto azzurro di Venere, per ammirarne la nudità caratterizzata solo da una catena d’oro disposta ad X. Caratteristica è la rappresentazione dei due sessi che prevede una carnagione bruna per l’uomo e chiara e delicata per la donna. Wikimedia


Fai in modo che frattanto i feroci effetti della milizia
per i mari e le terre tutte riposino assopiti.
Infatti tu sola puoi con la tranquilla pace aiutare
i mortali, poiché i feroci effetti della guerra Marte
signore delle armi gestisce, lui che spesso nel tuo grembo si
getta sconfitto dall’eterna ferita di amore,
e così guardando in alto con il tenero collo ripiegato
soddisfa gli sguardi avidi di amore stando a bocca aperta verso di te, dea,
e dal tuo volto non si stacca il respiro di lui che giace.
Tu, o dea, col tuo corpo santo sopra di lui che giace
stando abbracciata, soavi parole dalla bocca
effondi chiedendo per i Romani, o divina, una pace serena.
Infatti né noi in questo momento turbolento della patria
possiamo vivere con animo sereno né la gloriosa discendenza di Memmio
in tali situazioni (può) mancare al bene comune.

How To Learn Greek and Latin (2). Some Inspiration From Penates, And Here We Go!

CONSTANTINO MAXIMO SPQR ARCVM DICAVIT QVOD ‘INSTINCTV DIVINITATIS’ DE TYRANNO REM PUBLICAM VLTVS EST

The Greek alphabet is hard only at first

My Latin and Greek classes are starting but I need some inspiration. Bits of the said languages will appear from now on over a gradual and mild crescendo. I might be didactic now since my mind is drained a bit.

The inscription on the Constatine’s Arch above (315 AD) I made it shorter. It is symbolic of the entire story I am about to narrate [see a big image of it]

And do not to worry if you don’t understand all the words, just carry on! I have learned languages with the natural learning method – see this post – ie through non formal practice. It’s the way babies learn. It proved effective at any age, with me and many other people.

Tomes and Sibyllae

I can hear readers crunching popcorn (one at least) which is good for a mind journey although I don’t know the direction we will take. I have so much confusion in my head for a task bigger than myself, for stress I have accumulated and for something terrible (but auspicious) that happened a few days ago:

I have finally retrieved my grandfather’s tomes, my Di Penates or Patron Gods, I could say [Di = Gods, Deus = God.]

Minerva amomg the lemons on my terrace. May the goddess (and limoncello) inspire us

It’s not the commercial worth of tomes that range in any case from the Renaissance until the 1940s. It’s their valore psicologico especially, plus their content, archaeology and humanities mostly.

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I had been looking for them since years. 2-3 weeks ago I chanced to say a few words to one of my two senseless sisters I seldom see but plan to fix that, one day or another:

“Hey donna [domna, domina ] it’s AGES I don’t see them, grandpa’s books. Does anyone know where the hell have they gone for Chrissake??”

Sibyl, by Francesco Ubertini, 1525. Kunsthistorisches Museum, Wien

Sometimes my voice gets pretty peremptory, I’ll admit. With such powerful sibyls so hard to handle Sibyllae: the Romans had few since Σίβυλλες were Greek mostly male verbal force is a weapon I use once every 15-20 months possibly 🙂

My new family – Fatum decreed – is again a sibyllina familia composed of a wonderful wife, 2 gem daughters, an ol’ Philippine woman, a sancta about to defeat gravity I’m sure – and Lilla dulcis in fundo, our female Bolognese dog, greatest Sibyl of them all I have little doubts.

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In any case as if by miracle days later while I was opening the condominium attic door I much to my horror saw the tomes all scattered in messy piles and ALL SOAKED with WATER!!

My rage starting to surge in waves – I cannot believe it, leaking water was a known problem in that room! – I began barking so loud my wife, the Philippine and two workers happened there by chance ran worried (for my health) to the place and helped me carry the tomes down to my study-room, to THAT moment a tidy, quiet place for writing and reflection.

Well, look at my refugium NOW!

(From the left) Cicero (1559) Horace & Pliny (XVIII) drying themselves on the heater

A protector deity in our home

My paternal grandfather’s tomes, I said. He is the genius of our family, in both the modern and the ancient sense (the latter at least to me, my sisters having my father instead as their genius: see a Roman genius below.)

My father’s side means the North-West Italian alpine region of Piedmont – ie part of Gallia Cisalpina and Gallia Narbonensis – a totally different universe I’m ignorant of except for what was transmitted to us by dad himself – no small thing in any case.

Head of a genius (protector deity) worshipped by Roman soldiers in Vindobona, a Roman-Celtic Donau settlement, 2nd century AD

I never met grandpa. He died of leukemia 2 years before I was born. I’ll say we are somewhat black sheep (oves nigrae?) compared to him – my dad and I.

He lost the fortune he had created from scratch because he firmly believed in his country, in Mussolini (since he had saved Italy from communism), but most of all he had (together with my father) a sort of feudal adoration for the Piedmontese King Vittorio Emanuele III d’Italia, which is understandable although a bit blind since this king was no big deal plus he basically betrayed us all also by cowardly fleeing from Rome when the Nazis arrived, which resulted in extra havoc – one reason, among many, why the Savoia lost their throne and we now are a Republic.

V. Emanuele II when still a crown prince. Ca 1890/93. He looks almost decent, but he was awfully short

Fulvia [an outspoken Romana Venus with South titbits, one reason possibly she abhors anything North of Rome, even just Tuscany:]

Oh how interesting! I thought we were going to have language classes, pupus.

Extropian: Fulvia, MoR means his grandfather is like an inspiring guide to him.

MoR: My nature is shallow compared to his. I mostly like he mastered maybe 8 languages – both modern and ancient – and despite being a pioneer in aeronautics plus an hydroelectric engineer entrepreneur, the day he sold his company and retired (all his money in treasury bonds fallen to dust, pulvis, because of the war) – he dedicated his last years to the study, or studium, of the Etruscan language.

Mario: Lingua Etrusca hodie exstincta? Per Hercules, why not Roman or, better, Greek stuff? C’mon pupus meus!

MoR: Stop with this pupus you moron. According to my father who seldom spoke about grandpa he adored mysteries and, well, the Etruscans are a mystery.

Flavia: Sempre co’ sti napoletani eddagli a Mario! (always with these Neapolitans etc.)
[Naples comes
from Νεάπολη id est Νέα Πόλις id est Nea Polis id est ‘New City’]

Weren’t these Tusci a great non Indo-European folk coming from some unknown place of the valde arcanus Oriens? I love all esoterica!

Etruscan civilization map. See the 12 League cities (Arretium is among them …)

MoR: Not much esoterica here Flavia, basically a big enigma, or αίνιγμα. The Romans, it has been said, called them Etrusci or Tusci (thence Tuscany.) The Italian Greeks Τυρρήνιοι, Tyrrhenioi (thence the Tyrrhenian Sea.) But they called themselves Rasenna, or the shorter Rasna.

Their language not yet well deciphered, their civilization not yet well understood, one additional reason is Rome possibly embodied them into herself.

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Pausa nunc. Non Chia vina aut Lesbia but some simple tuscum de Caere vinum (see Caisra in the map above, Cerveteri hodies), a light red Fontana Morella, good for a small snack with bits of cheese, or caseus. Lots of laughing, moronities. Pausae finis.


Why now Calabrian Κρότων (Crotone)?

MoR: Rome and all Westerners are a bit Tusci – also the British or the Swedish with their aurora borealis eh Fulvia? 😉

Fulvia: Mwaaahh! Those pale ghosts from the North pole sleeping with polar bears? Oh Oh OOHH Giorgio – she bellowed – you’re totally nuts!

[*much appropriately, she – vacca nostra – adjusted her bust, id est her gorgeous mammae she unfortunately knows how to impress men with … well, only the silly men easily to get impressed, of course*].

[To Italian readers. Vacca – Latin for ‘cow’ – if possibly evocative, it’s not derogatory]

MoR: Fulvia, ehm, you forgot the Latin alphabet the Swedish (or the Brits) took from Rome owes a lot to the Rasna alphabet. As simple as that.

Embodied … one might say Calabrian Crotone, Κρότων, disappeared in much the same way. Such a great city, Κρότων from Magna Graecia, which is coastal Southern Italy. And Crotone surely a key place in our whole story. Oh you’ll be VALDE suprised, VERY obstupefacti, I am sure.

Magna Graecia or Μεγάλη Ἑλλάς in 280 AC

Flavia: *puzzled look in her deep black eyes* [a mixture of Minerva & Juno, extremely brilliant at school; Fulvia? Well, Fulvia was and is a shameless Venus] 

I don’t know where you’re aiming at. Magna Graecia – Big Greece or Μεγάλη Ἑλλάς – didn’t possibly correspond to Southern Italy only. The Greeks perhaps meant by Μεγάλη all the Greeks scattered over the coastal Mediterranean.

Besides, Crotone and the Etruscans, which connection …

MoR: Little in fact, but I mean, Crotone, so great and influential, what was left of her today? Same fatum as with Rasna, ie few remnants. And I might agree with Magna Graecia.

Κρότων continued to live in the centuries and seamlessly became today’s Crotone. Same happened to the Rasna folk. On a much larger scale same thing happened to Graeci-Romani Gentiles, id est Pagani. They were embodied – Paul Costopoulos pointed it out well –  so we don’t see them. But … postea, later.

Extropian: Actually they are haunting us, one can feel their animae even in the new frontiers of physics! I so hope you’re taking us where I suspect you’re taking us. Ego expectans atque VALDE sperans, pupus de Roma meus 😉

Mario: Maro’, I knew we’d get back to the Greco-Romans, un bravo pupo sei. But just one thing, the gladiators: I’ve heard they came from the Etruscans.

Extropian: The Etruscans had many mores (Latin) they transmitted to Romanis, not that I am that big expert or valde expertus.

And the women or mulìeres Giorgio? Being expertus in just math and physics, can you give us one reason why Fulvia is impudens, or even impudentissima? 😉

MoR: Ah ah ah! Well, as far as I know the Roman mulìeres were freer than their Greek counterparts since the days they mixed with the Etruscans, but I should check that better.

Flavia: Oh, I’m more experta! I once read a wonderful fabula about this girl from Rome when Rome was so ancient she was zero compared to the Etruscans. She chanced to marry to this Rasna boy and went to live in Arrētium, Tuscia (see the Etruscan map above and ceramics below.) Many things happened to her but what hit me were her rasna sister-in-laws, the way they were mocking her: to their eyes she was …provincial, stupidly decorous and restrained.

Ceramics from Arretium, the biggest pottery centre ever in Etruscan and Roman times (Maecenas was possibly born there.) Piece found at Arikamedu in India (1st cent. AD), evidence of Roman trade with India through Persia during Augustan times.

MoR: Arezzo was more powerful, ancient & refined than Roma. Titus Livius wrote Arretium was one of the 12 capitals, or Capitae Etruriae, said also Dodecapolis (δώδεκα, 12, + πόλeις, cities).

Fulvia: *giving Extropian her old mischievous look * Impudentissima?? Ah adulescentulus meus, you just wait and see!
*To MoR*
THAT is in fact much less fastidiosus, less boring.

MoR. Back to our points amici mei!

*Looking at Fulvia casually* My NORDIC grandmother used to kid his husband:  “Tusci are  just a bad copy of the Greeks also in the arts.” Nothing but a jest, though when grandpa died in 1946 she – nicknamed carrarmato di piume (tank disguised with feathers) – exerted her ‘feathers’over my poor dad who had TOTA his father’s vast materials and studies collected and revised by experti.

Among them, an advanced Etruscan grammar, according to grandma. In the end tota were given Piedmont-like to Fatherland, ie handed over to Massimo Pallottino, the scholar about to become number one in world Etruscology.

Whether my grandfather’s materials were of any help I cannot say. I never heard my grandfather mentioned anywhere in any scholarly paper about the Rasna …

Mario: *Looking at my grandfather’s photograph* You have his same face, MoR, and your eldest daughter too. Amazing.

Fulvia: Let me see .. you talked earlier of India, reincarnation: had he reincarnated in you, he must have been very unethical in his life despite his achievements .. 😉

MoR: You are certainly right, and believe me, you’re damn lucky I am not in the mood of explaining what your next reincarnation will be!!

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Flavia’s ancient Roman laughter is heard in the room. It is loud, slightly crass but luminous, as it should be and as I hope it will ever ever be in the future, somewhat like a sympathetic, warm BIG HUG to the world.


Everybody left, except Flavia. We went to the kitchen and had a drink.

“Listen G – she said softly – we know each other since high school. I’ve heard you don’t see many friends after your retirement and that this research is what you care for more than anything else. Is it true?”

“No Flavia – I replied – I care infinitely more for my family. Yet, true, it’s taking me away from the present and reality and, while having me plunge deeper and deeper into Orphism & the ancient religions, it’s making me lunatic a bit and progressively isolated, sort of getting dangerous for my inner balance. But please don’t worry, I have spine, but most of all, I have the love of my wife and daughters and, of some dear old friend, I hope.”

“You surely have” she said, her eyes shining a bit. After another drink in silence she left.

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