Sopravvivenze della religione romana: politeismo e venerazione dei santi (1)

“Ogni cosa è piena di dei”

Sledpress citò un giorno il filosofo greco Eraclito che aveva affermato: “ogni cosa è piena di dei”.

ψ

Il pandemonismo (o animismo, vedi sotto) è comune a popoli indo-europei e non indo-europei ed è centrale anche nella religione romana delle origini.

I romani ad esempio invocavano la dea della febbre, chiamata Febris, al fine di scampare alla malaria. Essi credevano che la febbre stessa (febris, in latino) fosse (o ospitasse) una divinità che poteva essere invocata per potersi salvare dalla malattia.

Profondamente radicato nelle zone rurali il politeismo animistico (un po’ diverso dal panteismo di Eraclito, credo) non scomparve mai, anche quando i romani, a contatto con altri popoli, svilupparono una religione più complessa. L’animismo romano si diffuse nelle terre controllate da Roma (fondendosi a forme locali di animismo e politeismo) e sopravvisse sia alla fine dell’impero sia all’avvento del Cristianesimo. Nel caso di Febris la dea si trasformerà quasi senza soluzione di continuità nella Madonna della febbre (cfr. Rodolfo Lanciani, L’Antica Roma, pp. 68-71)

Tale atteggiamento religioso proseguì per tutto il Medioevo grazie al culto dei santi, delle reliquie e dei miracoli, e solo dal Rinascimento in poi alcuni cristiani l’abbandonarono – i Calvinisti e le Chiese Riformate in particolare – mentre Luterani e Anglicani furono più tolleranti.

Molti protestanti si impegnarono in una ‘guerra contro gli idoli’ vedendo nei santi, non senza ragione, una continuazione degli dei pagani.

Il collegamento tra culto dei santi e religione romana risulterà più chiaro dopo una analisi più dettagliata del pandemonismo dell’antica Roma.

 

Il pandemonismo romano

Il pandemonismo – dal greco pan (πάν, tutto) + demone (δαίμων, entità divina) – implica che ci sia una potenza o volontà in qualsiasi oggetto, azione, idea o emozione. Invocando una simile entità (chiamata numen dai romani) l’uomo si sforza di piegare la natura ai suoi scopi.

Le pratiche religiose relative ai numina erano molto complesse (e in caso di errore nel rituale la cerimonia doveva essere ripetuta). I riti e le parole esatte erano noti solo al pater familias, il sacerdote della famiglia, una figura sacra, e venivano tramandati da padre in figlio.

Al di fuori della famiglia vi era lo Stato (res, regnum), altra entità sacra. A questo livello vi erano i numina pubblici, non domestici, e riti e frasi rituali erano noti in origine solo ai re e ai loro sacerdoti e successivamente, dalla Repubblica in poi, ai pontefici e agli altri collegi sacerdotali. Riti e frasi rituali erano trasmessi di generazione in generazione e divennero immutabili.

ψ

Parlando in generale dei numina romani Robert. H. Barrow [The Romans, Penguin 1949, a cui il precedente paragrafo si è ispirato] osserva come molte divinità domestiche romane “entrarono nel patrimonio delle lingue europee: Vesta, lo spirito del focolare; i Penati, i protettori della dispensa domestica; i Lari, i guardiani della casa. Ma ce n’erano molti altri”.

‘Molti altri’ è understatement britannico. Ve n’erano a centinaia e centinaia e interessavano ogni aspetto della vita umana: la famiglia (comprese le varie parti della casa – la porta, i cardini, la soglia ecc., ognuna con la sua specifica divinità tutelare); il concepimento; le relazioni amorose; le varie fasi della vita di una persona (molto ricco questo articolo della Wikipedia inglese sulle divinità relative alla nascita, all’infanzia ecc.). Per non parlare, in una sfera più pubblica, dell’agricoltura (il sacerdote di Cerere per esempio evocava dodici spiriti all’inizio della stagione della semina); dello Stato (con divinità pubbliche corrispondenti spesso alle divinità domestiche); del commercio; della guerra e così via.

 

Gli spiriti tutelari
nella crescita del bambino

Per esempio, per le varie fasi del bambino ormai nato (Gordon J. Laing, vedi sotto), senza riti che invocavano Lucina il parto non si concludeva bene [Lucina viene da lux, luce – ancora oggi diciamo ‘venire alla luce’ – ed era spesso associata a Giunone – Juno Lucina – o a Diana, ndr].

I riti per propiziarsi Vagitanus [vagitus, vagire, ndr] assicuravano il primo vagito del bambino. Se le dee Cunina [cuna = culla, ndr] o Rumina venivano snobbate non vi era rispettivamente sicurezza nella culla o allattamento al seno. Se Cuba [cubare = stare a letto; cubiculum = stanza da letto, ndr] non era implorata il bambino non dormiva e magari strillava tutta a notte. Oppure, Fabulinus [fabula = discorso, ndr] assicurava che il bambino parlasse al momento giusto. Statanus [e la sua consorte Statina] aiutavano il bambino ad alzarsi e a rimanere in piedi.

Inoltre, come scrive Gordon J. Laing:

Abeona e Adeona proteggono i bimbi che cominciano ad avventurarsi fuori di casa [ab-eo, esco, e ad-eo, ritorno, ndr]; quando arriva a maturità Catius ne affina la mente [catus = acuto di mente, ndr], Sentia [latino sentire, sensus] (o Sentinus) ne approfondisce le sensazioni e Volumna o Volumnus ne fortifica la volontà (di fare bene). E così la persona passa da numen a numen e questo passaggio ha fine solo quando Viduus, alla fine della vita, separa l’anima dal corpo”.

[Gordon J. Laing, Survivals of Roman Religion, Longmans, Green and Co., New York 1931, da dove ho preso la suddetta lista degli spiriti tutelari del bambino e altre informazioni]

Anche le divinità maggiori
erano specializzate

Non solo queste divinità minori facevano parte del pandemonismo romano, ma anche divinità di media e grande importanza, come Fortuna, Diana, Giunone e simili, i cui epiteti mostrano un alto grado di specializzazione, ovvero numerose aree di intervento.

Fortuna per esempio, una dea considerata molto potente dai romani a livello popolare, e di cui ho parlato in un post precedente, si ramificava o specializzava in Fortuna Virginalis (fortuna delle vergini), Fortuna Privata (fortuna dell’individuo privato), Fortuna Publica (fortuna del popolo romano), Fortuna Huiusce Diei (fortuna del presente giorno, fortuna in questo momento), Fortuna Primigenia (fortuna del primogenito), Fortuna Bona (o fortuna buona), Fortuna Mala (la sfortuna), Fortuna Belli (fortuna in guerra), Fortuna Muliebris (fortuna delle donne sposate), Fortuna Virilis (fortuna delle donne con gli uomini), ecc.

ψ

La prossima volta vedremo come questa “idea compartimentale della divinità” (le varie ‘aree di intervento’ indicate dagli epiteti e dalla varietà delle divinità) sia sopravvissuta nel culto dei santi.

 

Ancient (Roman) Polytheism and the Veneration of Saints (1)

Household altar in Herculaneum, Italy. Click for attribution and to enlarge

“Everything is Full of Gods”

Sledpress has mentioned Greek Heraclitus who stated that “everything is full of gods.”

ψ

Pandemonism (or animism, see below), common to both Indo-Europeans and non Indo-Europeans, was fundamental also in the original Roman religion.

We have seen in our last writing how the Romans invoked the goddess of Fever, Febris, in order to be saved from malaria. They believed that fever itself (febris in Latin) was (or housed) a power that could therefore be invoked in order to escape death.

Deeply en-rooted in the rural areas such animistic polytheism never faded when the Romans met other folks and cultures and their religion became more complex. It was spread to the lands controlled by Rome (mixing with other forms of animism / polytheism) and it survived both the end of the Empire and the advent of Christianity – in the case of Febris we have seen how the goddess almost seamlessly became Our Lady of the Fever.

Such religious attitude went all throughout the Middle Ages thanks to the cult of saints, relics and miracles, and only from the Renaissance onwards some Christians abandoned it  – Calvinists and the Reformed churches especially, while Lutherans and Anglicans were possibly a bit more tolerant about it as far as I know.

Many Protestants engaged in a ‘war against the idols’ seeing the saints (with some right) as successors of the pagan gods.

The foot reliquary of St James, Namur, Belgium. The spirits of the saints were said to actually remain in the bodily remains.

Roman Pandemonism. A closer Look

Pandemonism – from Greek pan (πάν, all) + demon (δαίμων, spirit) – implies that there is a power or will in any object, action, idea or emotion. By worshipping such power (called numen by the Romans) man strove to bend nature to his purposes.

The religious practices regarding Roman numina were extremely complicated (and in case of an error in the ritual the ceremony had to be restarted,) the exact rites and words were known only to the pater familias, the priest of the family, a sacred entity, and handed down from father to son.

Outside the family – the state, another sacred entity – the rites and the words (regarding public, non domestic numina this time) were known originally to the kings and their priests only and later to the pontifices and other colleges of priests. They also were passed on from generation to generation and became immutable.

Speaking generally of the Roman numina R. H. Barrow [The Romans, Penguin 1949; the preceding paragraph owes something to him] observes that many household gods “have passed into the languages of Europe: Vesta, the spirit of the hearth-fire; the Penates, the preservers of the store-cupboard; the Lares, the guardians of the house. But there were many others.”

‘Many others’ is a bit of an understatement. They were in the hundreds and concerned every aspect of human life: household (there including every part of the house – door, hinges, threshold etc. – with its specific guardian god,) conception, pregnancy, love relationships (very rich this Wikipedia article on Roman birth and childhood deities), all phases of a person’s life; not to mention, on a more public sphere, agriculture (the priest of Ceres for example evoked twelve spirits at the start of the sowing season,) State (with public gods more or less corresponding to domestic gods,) commerce, war and so forth.

Tutelary Spirits of Child’s Development

As for child’s developement (Gordon J. Laing), without appropriate rites to Lucina, there was no good birth. No rites to Vagitanus? No first cry of the baby. Were Cunina or Rumina neglected? No security in the cradle or no breastfeeding respectively. No rites to Cuba? No sleep for the child in bed. Or, was Fabulinus disregarded? The child didn’t talk. And, if Statanus wasn’t correctly propitiated the child didn’t stand.

Moreover:

Abeona and Adeona attended him in his first ventures from the house; as he grew to maturity Catius sharpened his wits, Sentia deepened his feeling, while Volumna stiffened his will. And so he was passed from god to god and the long line of divine relays only ended when Viduus [at the end of his life, MoR] parted body and soul.”

[Gordon J. Laing, Survivals of Roman Religion, Longmans, Green and Co., New York 1931, where I took the list of the above tutelary spirits and other information]

Roman Fortuna holding in her arms Plutus, god of wealth. Istanbul

Also Bigger Gods were Specialized

Not only such small deities were part of the Roman pandemonism but the Pantheon of medium and bigger gods as well, such as Fortuna, Diana, Juno and the like, whose cult titles and epithets are evidence of a high level of specialization.

Fortuna for example – see a Roman statue above -, a medium goddess not as big as Juno but considered very powerful by the Romans, ramified into Fortuna Virginalis (fortune of the virgins), Fortuna Privata (fortune of the private individual), Fortuna Publica (fortune of the people), Fortuna Huiusce Diei (fortune of the present day or luck right now), Fortuna Primigenia (fortune of the first-born: a huge temple in Praeneste, today’s Palestrina, still surviving – just a few km from Rome – saw parents in the thousands bringing their first-borns to Fortuna Primigenia), Fortuna Bona (or good fortune), Fortuna Mala (bad luck), Fortuna Belli (fortune in war), Fortuna Muliebris (fortune of the married women), Fortuna Virilis (luck of women with men) etc.

ψ

Next time we will try to better understand how this “departmental idea of divinity” (to quote Gordon J. Laing) survived in the veneration of saints.

Italian translation

Related posts:

Ancient (Roman) Polytheism and the Veneration of Saints (2)

Survivals of the Roman Goddess Fortuna
Survivals of Roman Religion
From the Goddess of the Fever to Our Lady of the Fever

Read also:

Ex Votos in Italian-American Devotions