Echi del Mediterraneo. ‘La nemica mia! La nemica della casa!’ (4)

Abbiamo chiesto dei lumi a Naguib Mahfouz per meglio comprendere alcuni aspetti dei costumi di chi si affaccia su questo antico mare. Vediamo un po’.

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E’ da notare come gli affascinanti personaggi della sua Trilogia del Cairo facciano un sacco di cose proibite: bevono alcolici, imbrogliano, mangiano carne di maiale, il tutto però in segreto e cercando di mantenere le apparenze.

Due figlie di Ahmed Abd el-Gawwad – il patriarca egiziano al centro dell’opera – litigano di fronte alla madre Amina e una di loro denuncia con rabbia il marito della sorella:

“Beve vino a casa senza nascondersi!”

Il che ci ricorda alcuni tunisini, descritti in un brano precedente, che bevevano tranquillamente birra in un caffè de La Goulette e che confessarono:

“Nous on fait tout, mais en cachette” (facciamo tutto, ma in segreto).

È irresistibile non pensare alla Sicilia, dove fare le cose en cachette è ben radicato (la Sicilia è stata sotto il dominio tunisino per più di 300 anni). E che dire dell’omertà siciliana, che rende così difficile sconfiggere la mafia?

Solo spunti ipotetici, che andrebbero approfonditi.

 

Il potere dell’uomo sulla donna

Un altro elemento è il potere patriarcale dell’uomo sulla donna. Nel brano precedente Kamal rimane sbalordito perché Aida osa apostrofare un gruppo di giovani uomini pur non essendo imparentata con loro. E Kamal, sia pure allarmato, passa sopra l’incidente perché trafitto da un amore a prima vista.

Il patriarcato, naturalmente, è anche il potere del marito sulla moglie. Infatti la stessa sorella adirata di cui parlavamo sopra dice a sua madre delle trasgressioni dell’altra sorella:

“Beve e fuma, agisce contro Dio e con Satana”.

La madre sconsolata risponde:

“Cosa possiamo fare? È una donna sposata e il giudizio sulla sua condotta è ormai nelle mani del marito … “

Questa è la società islamica, si potrebbe dire. D’accordo, ma il potere patriarcale è molto più antico dell’Islam. In realtà molte società musulmane (non tutte, perché c’è società e società) aderiscono semplicemente a tradizioni molto antiche già diffuse nel Mediterraneo e altrove molto prima di Maometto e che hanno lasciato tracce ovunque poiché pare che il patriarcato sia vecchio addirittura di 5-6 mila anni.

Era già presente a Roma (si pensi al terribile pater familias della prima Repubblica con diritto di vita e di morte su moglie e figli), in Grecia, a Cartagine ecc. E esisteva nel Mare nostrum e altrove (in Oriente, in India ecc.) molto prima che queste civiltà sorgessero.

Questa non è certamente la vita oggi in Italia, anche se nel Sud qualcosa di un patriarcato più antico sembra sopravvivere (e poi, parliamoci chiaro, siamo sicuri che in Occidente il rapporto uomo donna sia così avanzato? Pensiamo al movimento #metoo, alle uccisioni di fidanzate e mogli e a tante altre cose).

 

L’onore della famiglia emana dal capofamiglia

Ancora sul patriarcato, l’onore e il disonore della famiglia ricadono sul padre e sul marito. Ahmed Abd el-Gawwad, convocato dalla suocera della figlia a causa della cattiva condotta di questa, la rimprovera così:

“Nulla di ciò che è stato generato in casa mia dovrebbe essere macchiato da tali comportamenti! Non ti rendi conto che tutto il male che stai facendo porta disonore a me??”.

L’onore del patriarca dunque è l’onore di tutto il nucleo familiare (e viceversa). E’ lui la casa, il casato.

Vien fatto di pensare al Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo, una deliziosa tragicommedia in cui Luca Cupiello (Eduardo), esasperato dalla moglie Concetta, grida a pieni polmoni:

“La nemica mia! La nemica della casa!”

Il patriarcato viene qui affermato in modo divertente e magistrale perché i napoletani sono raffinatissimi e in qualche modo si potrebbero chiamare “i cugini greci di Roma” se non si trattasse d’un salto storico troppo ampio.

Passando a un caso più tragico la povera Sana Cheema, di 25 anni, innamorata di un italiano a Brescia, torna in Pakistan e là, il 24 aprile 2018, viene uccisa dal padre e dal fratello perché non voleva accettare un matrimonio combinato. Sana non è che la vittima di costumi antichi, il suo comportamento portava disonore al padre e alla famiglia. E il padre patriarca e il figlio maschio, vice patriarca, lavano il disonore uccidendola.

Vicenda terribile. E viene da pensare, anche per distrarsi con una visuale più ampia, che quando viaggiamo non percorriamo soltanto lo spazio ma anche il tempo. Paesi non ancora del tutto sviluppati sono come delle macchine del tempo che ci mostrano com’era la vita tanti anni fa (il che non significa che giustifichiamo le cose spaventose che possono accadere in questi “presenti-passati”, non è questo il punto; inoltre il passato era anche pieno di tante cose buone, che nelle società avanzate non esistono più).

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Abbiamo cercato di esplorare alcune antiche tradizioni, mediterranee e non. Ci sembra chiaro, per riprendere Fernand Braudel, che ogni studio dei modi di pensare attuali (europeo, islamico, siciliano, napoletano ecc.) non sia completo senza guardare al passato infinito delle civiltà.

In sostanza la mente umana è come un museo poiché contiene tracce quasi infinite di concezioni passate, dall’età della pietra in poi, ma senza un inventario. Fare tale inventario è il lavoro di antropologi, sociologi e storici (e, in piccolo, di tutti noi).

Echi del Mediterraneo. Parole d’amore dall’Egitto (3)

La Trilogia del Cairo di Naguib Mahfouz è dominata dalla robusta personalità di Ahmed Abd el-Gawwad, ricco mercante, marito e padre onnipotente, uomo pio, severo e inflessibile con la famiglia, di giorno; sensuale e spiritoso con gli amici e le donne di piacere del Cairo, di notte (Nicole Chardaire).

È il patriarca egiziano per eccellenza che “sia gli uomini che le donne del mondo arabo vedono … con malinconica nostalgia e ammirazione” (Sabry Hafez).

Tra gli altri personaggi troviamo sua moglie Amina, sottomessa al marito anche se forte e vero centro emotivo della famiglia, e il giovane figlio Kamal, che a differenza del fratello Yasine, viveur e superficiale, è tutto preso dai suoi ideali di poesia e saggezza.

Kamal si innamora di Aida, ragazza bella e inaccessibile che vive in una splendida dimora – da cui il nome del secondo romanzo della trilogia, Il palazzo del desiderio – e che ha trascorso un periodo della vita a Parigi. Gli avvenimenti si collocano nei primi decenni del 1900.

Trovo le frasi d’amore di Kamal che seguono molto belle e deliziosamente ingiallite. La traduzione francese, di cui riporto alcune frasi, è a mio avviso più poetica di quella inglese. Aggiungo la mia traduzione da entrambe le versioni (1).

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Mentre Aida è assente Kamal sospira in sua assenza e ricorda.

“Ta peau d’ange n’est pas faite pour la chaleur brûlante du Caire. (…) La tua carnagione d’angelo non è adatta al calore bruciante del Cairo (…) Lascia che la sabbia goda dei tuoi piedi. Lascia che l’acqua e l’aria si rallegrino al tuo cospetto.

“Le Caire est vide sans toi. Y coulent tristesse et solitude (…) Il Cairo è vuoto senza te, trasuda malinconia e desolazione (…) nessun luogo al Cairo mi offre conforto, distrazione o svago (…) finché rimango sotto la tua ala mi sento rinnovato e al sicuro, anche se la mia speranza è infondata. A cosa serve, a una persona che cerca ardentemente il cielo buio, la consapevolezza che la luna piena splende altrove sulla terra? A nulla … Eppure desidero la vita al suo livello più profondo e inebriante, anche se ciò fa male (…) ”

“Oggi, domani o dopo una vita (…) la mia immaginazione non perderà mai di vista i tuoi occhi neri, le sopracciglia che si uniscono al centro, l’elegante naso dritto, il tuo viso come luna di bronzo, il collo lungo e la figura snella. Il tuo incantesimo sfida ogni descrizione ma è inebriante quanto la fragranza di un bouquet di gelsomini. Terrò quest’immagine finché vivrò. (…)”

“Non pretendere di aver colto l’essenza della vita se non ti sei mai innamorato. Ascoltare, vedere, gustare ed esser seri, giocosi, affettuosi o vittoriosi: piaceri piccoli per una persona il cui cuore è pieno d’amore “.

“Ton cœur ne sait plus où jeter l’ancre, il va à la dérive, cherchant sa guérison à travers toutes les médecines de l’âme qu’il trouve tantôt dans la nature tantôt dans la science, dans l’art et … le plus souvent … dans l’adoration de Dieu …”

“Il tuo cuore [il cuore di Kamal] non riesce a trovare riposo. E’ andato alla ricerca di sollievo con vari oppiacei spirituali, trovandoli in momenti diversi nella natura, la scienza, l’arte, ma più frequentemente nell’adorazione di Dio”.

“Seigneur Dieu, je ne suis plus moi-même (…) Mon cœur se cogne aux murs de sa prison. Les secrets de la magie dévoilent leur mystère. La raison vacille jusqu’à toucher la folie.”

“Signore Iddio, non sono più me stesso (…) Il mio cuore urta contro i muri della sua prigione. I segreti della magia svelano il loro mistero. La ragione vacilla fino alla follia. Il mio intelletto si è avvitato a tale velocità da rasentare la follia. Il piacere è stato così intenso da sfiorare il dolore. Le corde dell’esistenza e dell’anima vibrano d’una melodia nascosta. Il mio sangue grida aiuto senza sapere a chi chiedere soccorso”.

 

L’incontro

“Husayin, Isma’il, Hasan [gli amici di Kamal, ndr] ed io eravamo occupati a discutere su vari temi – ricorda Kamal – quando giunse alle nostre orecchie una voce melodiosa che ci salutava. Mi voltai, completamente sbalordito. Chi poteva avvicinarsi così? Com’era possibile che una ragazza si intromettesse in un raduno di giovani uomini con i quali non fosse imparentata?”

“Ma abbandonai subito le domande e decisi di metter da parte i costumi tradizionali: ero di fronte a una creatura che non poteva essere di questa terra. (…) Alla fine mi chiesi se non ci fossero speciali regole d’etichetta nelle alte dimore. Forse era un alito d’aria profumata proveniente da Parigi, dove l’adorata creatura era cresciuta”.

Kamal continua con i ricordi del suo primo incontro:

“Lo sguardo affascinante dei suoi occhi neri si aggiungeva alla sua affascinante bellezza rivelandone un delizioso candore – un’audacia nata dalla fiducia in se stessa, non dalla licenziosità o dalla sfrenatezza – oltre che un’arroganza allarmante, che sembrava attrarmi e respingermi allo stesso tempo”.

 

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Un testo del genere ci parla di un mondo esotico che suscita tra l’altro alcune domande a cui cercheremo di rispondere nel prossimo brano dedicato al Mediterraneo.

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(1) Naguib Mahfouz, Palace of desire, traduzione inglese di William Maynard Hutchins, Lorne M. Kenny and Olive E. Kenny, 1991, the American University in Cairo Press, Everyman’s Library, Alfred A. Knopf.
Naguib Mahfouz, Le Palais du désir, traduzione francese di Philippe Vigreux, Jean-Claude Lattès, 1987, Livres de Poche.