Romanzo di GM Buffa. “Ci sono città maschili e città femminili, e Roma è femminile, è donna” (1)

Alcune informazioni sul romanzo (brainstorming). La documentazione è stata una bella sfida. Come dicevo qui a Marina Caserta, scrittrice e blogger, “la documentazione la trovo fondamentale anch’io. Il mio compito è reso arduo dal fatto che ambiento il mio romanzo almeno in tre epoche diverse:

1) l’epoca dei Flavi, 69-96 d.C.
2) il 510 d.C. in Britannia, un po’ a Roma e ad Augusta Taurinorum (Torino).
3) Oggi, a Roma, nei rioni dove abito. “

Ora, nel primo volume della trilogia (id est, Le tre facce della medaglia) ho sviluppato solo le epoche 2) e 3). Vediamo.

Il 510 d.C. e poco oltre, innanzitutto. Epoca interessantissima, “quando il mondo antico – cito dal romanzo – si disgregò in un evento catastrofico unico, con la peste bubbonica diffusasi ai tempi di Giustiniano e Teodora, con la Piccola Glaciazione della tarda antichità che creò siccità nelle steppe e spinse gli Unni sui Goti e i Goti sui Romani. A ciò s’aggiungerà, a breve, l’arrivo dell’Islam nel Mediterraneo, con questi ed altri elementi di distruzione-innovazione”.

Religione e filosofia intrecciati in quest’epoca d’angoscia (curioso come la filosofia antica, pagana ovv., nasce tra i Greci venata di religione, poi se ne distacca verso un razionalismo ateo o quasi, vedi Epicuro, per poi, in detta epoca e prima, ritingersi potentemente di religione). Neopitagorismo e neoplatonismo intrecciati (vedi dopo). Reincarnazione (alla base del romanzo). I filosofi teologi di allora che mischiano e rilucidano tutto l’armamentario pagano (Pitagora, Platone, Aristotele, gli Stoici ecc.) per resistere al Cristianesimo che sta per trionfare (e nel 510 d.C. ha bell’e che trionfato anche se ci sono sacche di resistenza).

Ho sempre pensato che per ricreare descrivere il mondo antico bisogna inserirci elementi della mentalità di allora, tra cui la religione aveva una grande parte. Per esempio, e a mio modestissimo parere, gli storici spesso spiegano (quindi non spiegano) il perché un certo esercito non abbia attaccato sia pur in un momento o da una posizione favorevole, il nemico, con una mentalità ‘scientifica’ potremmo dire che non ha niente a che vedere con le motivazioni di allora. Giulio Cesare, l’esempio forse più fulgido della razionalità romana (a cui gli ebrei romani, che lui beneficiò, ancora portano corone ai piedi della sua statua di bronzo, a via dei Fori Imperiali), ha fatto a volte delle cose molto ma molto incaute, folli, addirittura. Perché? Era un idiota? Beh, non direi, credeva semplicemente di essere baciato dalla dea Fortuna, e non come diciamo noi ma in senso letterale. Un esempio tra i tanti.

Anima umana, eroi, demoni angeli dei Dio (la gerarchia delle potenze o essenze) ecc. Ovviamente religione significa far intervenire, nella trama, anche l’elemento ‘oltre l’uomo’, (e l’uomo stesso, con la sua anima, partecipa a una scintilla del divino) e il Male, oltre al Bene, il Male efferato, assoluto. Mi sono dovuto sorbire, con fatica ma più spesso con grande grande piacere, i vari Plutarco, Porfirio, Giamblico, Proclo, gli Stoici (Aristotele poco, a parte il d’Aquino che lo riprende) e ciò che resta dei pitagorici, Pitagora, come Socrate, non avendo purtroppo scritto nulla.

Interessante come la filosofia cristiana segua a ruota, da Agostino in poi, i neoplatonici (per poi nel Medioevo fermarsi su Aristotele). Mi sono rifatto anche al molto, dicevo, successivo Tommaso d’Aquino (1225 – 1274 d.C.) e a come lui vede i demoni cattivi (ci sono i daimon buoni, ovv.) nella sua Summa Theologica (che qui trovate in originale, latino abb. facile) e che preferibilmente ho letto nella versione modernizzata, e stupenda, di Walter Farrel O.P. e Martin J. Healy, Il Vangelo della felicità, ed. Paoline.

[Giorgio: “Sei un topo di biblioteca, sempre col naso lì”. Giovanni: “E vabbè, ‘sti cavoli”]

Oggi, 2010 e poi 2018. Parlerò di quest’epoca dopo. Riporto solo qui, e concludo, un brano più o meno a metà del romanzo in cui Lilith, un demone femminile (la prima moglie d’Adamo, ripudiata, Gen. 1:27, vedi mio commento giù, sezione commenti), passeggia per la Roma di oggi (sì, le essenze oltre l’uomo, come gli Dei e Dio, sono atemporali, e la cosa mi è piaciuta molto. Qui c’è un pizzico della visione di Tommaso D’Aquino, un grande).

TESTO DEL ROMANZO (quasi alla fine)

“Sfilano i volti di Roma nella notte, volti di uomini, donne e bambini. Sono volti antichi e moderni, ingenui e cinici, tosti bonari innocui (e funesti?). Quando si pensa a Roma (scriveva Goethe) “vecchia di duemila anni e oltre, riflettendo che è lo stesso suolo, lo stesso colle e spesso perfino le stesse colonne e mura – e nel popolo si vedono tracce dell’antico carattere – ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino”.
Il destino, coi volti mobilissimi delle donne romane che ne portano traccia. Perché le donne a Roma sono importanti, molto importanti. Federico Fellini diceva che ci sono città maschili e città femminili, e Roma è femminile, è donna.
E parlando di donne, donne antiche (quelle che qui interessano), pensiamo non solo alle madri alle nonne o alle ragazze accoppiate o meno ma anche alle prostitute che tanto piacevano al regista riminese, quelle della Passeggiata Archeologica, per esempio, a ridosso delle Terme di Caracalla (via Antoniniana e viale Guido Baccelli, per intenderci).

Immagine di Brenkee, Pixabay

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Tra queste donne di strada, o lupae, come dicevano i nostri antenati, ce n’è una stanotte che apparentemente stanca cammina lungo il viale su indicato. I ruderi di Caracalla sono illuminati e nella notte senza luna gli umori della città salgono alle stelle. Il volto della donna è il più antico di tutti perché essa è senza tempo e il vestito nero sdrucito e la borsa che ciondola e quasi struscia sul marciapiede non ne migliorano certo l’aspetto. Capelli neri come la pece le cadono sulle spalle in una massa folta intessuta di treccine sottili e il viso, ovale, è dominato da occhi allungati d’un celeste pallido che, se non fosse per il buio che li cela, apparirebbero per quello che sono, terribili.

La prostituta vede una moto con due ragazzi biondicci e si gira dall’altra parte.
– Ahó, ma l’hai vista quella? – dice il primo alla guida –. Sembra da buttar via ma guarda che corpo …
– Magari puzza però – dice il secondo.
– Cerchiamo almeno di vederla in faccia.
I due s’avvicinano, avranno appena vent’anni. Il primo dice:
– A mora, facce vedé er viso. Quanto vuoi? Ce l’hai la macchina?
Lei giratasi un poco, il volto sempre celato, con voce insostenibile li ghiaccia:
– FILATE! SCIO’! – come fossero pulcini (o insetti) –. Stasera non batto, prendo il fresco della notte.
I due allora, falene impazzite, schizzano via a zig zag e per un soffio mancano il tronco d’un pino ad ombrello.


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Leyla Lilith Domna è colma di disprezzo quando i due esseri, che giudica infimi, scompaiono nella notte. Poi volge lo sguardo in direzione dei colli Celio, Monti ed Esquilino [rioni dove nell’oggi si svolge il romanzo, ndr]. Uno sguardo carico d’odio, di rancore. Infine anche lei, come d’incanto, un incanto tetro, scompare nel nulla”.

[continua]


Puntate pubblicate finora:

0. Post di introduzione al romanzo ‘Le tre facce della medaglia’

1. Romanzo. Città maschili e femminili

2. Romanzo. Il demone Lilith in azione. non adatto ai minori

3. Entra in scena il commissario Alvaro Manneschi

4. Continua l’indagine del commissario. Viene introdotta Alba, sua moglie

Preparando una nuova “about” page (che notizia cruciale 😱)

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Man of Roma aka Giovanni nel Natale 2007

Potrebbe essere così [ma il 02.10.18 è ormai così, ndr]. Giovanni aka (also known as) Man of Roma, autore di The Notebook, è un romano (origine piemontese toscana romana) che si avvicina ai 70 e preferisce l’anonimato per poter parlare liberamente di tutto (in realtà G si rivela qua e là).

Il blog è in italiano, ma integrerà sempre più parti in inglese (e francese più in là), anche se l’italiano sarà sempre la lingua prevalente.

LETTURE, PENSIERI E RICORDI

Si cerca qui di mischiare letture, pensieri e ricordi.

Giorgio (*malizioso*): Perché elementi biografici?

A. Perché uno degli obiettivi di questo blog è raccogliere abbastanza ricordi da farne un libro di famiglia da lasciare a figlie e nipoti quando, meno presi dalla vita, avranno interesse ad esplorare le loro origini. E’ quanto fatto da Carlo Calcagni, fratello di mia nonna (tutti trasteverini), che ci ha regalato ricordi di famiglia della Roma papalina tra ‘800 e ‘900.

B. Perché Man of Roma è modesto, il suo modello essendo Michel de Montaigne.

C. Perché avendo perso ogni religione Man of Roma vede in questo blog la possibilità di dedicarsi all’unica fede ormai rimastagli: il narcisismo (battuta di Woody Allen, non di MOR).

ATTIVITÀ PROFESSIONALI

Scherzi a parte (Giorgio: 🤨), vediamo cosa ha fatto nella vita l’autore di The Notebook. Se ne capiranno forse meglio i post.

1) Professore di lettere di ruolo per 16 anni (storia antica e letteratura italiana).

2) Ingegnere dei sistemi e reti informatici (MCSE, Microsoft Certified Systems Engineer) per i successivi 14 anni, impegnato in attività di progettazione, implementazione e formazione in Italia e all’estero (Russia, Stati Uniti, Tunisia, UNLB di Brindisi ecc.).

3) Compositore di ambientazioni musicali elettroniche, pianista, chitarrista e amante di ogni genere di musica: classica, contemporanea, jazz, world (araba e indiana, per esempio), rock, pop ecc.

4) Giornalista free-lance con articoli apparsi su alcuni quotidiani e riviste italiani di centro destra e centro sinistra (Roma notte, Vita Sera, Il Giornale d’Italia, La Repubblica, L’Astrolabio e L’Espresso).

5) Imprenditore turistico negli ultimi 15 anni, attività facilitata dall’abitare vicino al Colosseo. La cosa ha procurato parecchie tribolazioni (non solo bancarie), l’Italia essendo un paese che non favorisce gli imprenditori.  Da qualche mese vediamo una lucina dal buio del tunnel.

Nota. Le attività 2, 3 e 4 si sovrappongono o MOR avrebbe 153 anni.

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Man of Roma si è ormai ritirato da ogni attività professionale (a parte quella di imprenditore turistico).

La speranza è che il presente blog gli permetta di rinfrescare le materie umanistiche, di insegnare qualcosa agli altri (ma soprattutto a sé stesso), di ravvivare il cablaggio delle sinapsi e ricomporre così i vari interessi (tecnologia e scienze comprese) in un insieme non troppo strampalato e che “coloro che sanno” chiamano synthesis, o σύνθεσις, nella lingua più bella del mondo.

Dedica

Quel poco che sono e che so lo devo quasi interamente al Maestro molisano di Termoli, Giuseppe, che a volte chiamo Magister (διδάσκαλος), e che sempre fu Peppino per gli amici. Venne ucciso anni dopo, ancora giovanissimo, dalla Mafia in Sicilia  – lo appresi con dolore 3-4 anni fa ad un matrimonio – mentre portava in quella bella terra il movimento dei disoccupati organizzati nato a Napoli a metà degli anni 1970.

Questo blog è dedicato a lui, dal più profondo del mio cuore.