Ebrei a Roma. Una presenza millenaria (2)

Presenza millenaria. Ci sono varie prove della presenza millenaria degli ebrei nella città di Roma. Delle oltre 40 catacombe di Roma del periodo imperiale sei sono ebraiche. Alla fine del periodo catacombale un cimitero ebraico sorse intorno a Porta Portese. Sappiamo anche di almeno una sinagoga ad Ostia antica e di molte a Trastevere.

L’arco di Tito è anche un segno indiretto della presenza ebraica. I generali romani in trionfo erano generalmente seguiti da prigionieri in ceppi. Su un pannello dell’arco vediamo solo la testa della processione ma qualcuno vi scorge anche dei prigionieri.

Poi si vedono le ricchezze saccheggiate a Gerusalemme, tra cui la menorà, o candelabro a sette braccia.

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A proposito, dov’è finita la splendida menorà d’oro massiccio? Tante le speculazioni e le leggende al riguardo! [vedi Rodolfo Lanciani nella nota a pie’ di pagina]

Dallo storico Flavio Giuseppe e dal pannello dell’arco di Tito sappiamo che l’oggetto prezioso venne portato a Roma, dove fu conservato nel Tempio della Pace finché i Vandali non lo rubarono nel 455 d.C.

Una leggenda è raccontata da Giggi Zanazzo (1860 -1911) nella sua interessante opera Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma scritta in romanesco (testo integrale):

“Er candelabbro che sse vede scorpito sotto a ll’arco de Tito, era tutto d’oro e lo portonno a Roma da Ggerusalemme l’antichi Romani, quanno saccheggionno e abbruciorno quela città.
Dice che ppoi in d’una rattatuja che cce fu, in de llitìcàsselo che ffeceno pe’ scirpallo, siccome se trovaveno sopra a pponte Quattrocapi, lo bbuttonno a ffiume, accusì non l’ebbe gnisuno e adesso se lo gode l’acqua.”

In Italiano: “Il candelabro che si vede scolpito sotto l’arco di Tito era tutto d’oro e gli antichi romani lo portarono a Roma da Gerusalemme, quando questa città venne da loro saccheggiata e bruciata. Si dice che scoppiarono dei disordini e si litigavano per scipparlo. Dal momento che passavano sopra il ponte Quattro Capi [ponte Fabricius, il ponte più antico sopravvissuto, costruito nel 62 aC, ndr] fu gettato nel fiume così nessuno l’ha avuto e l’acqua ora se lo gode.”

Si diceva che sotto papa Benedetto XIV (1740-1758) gli ebrei chiesero il permesso di dragare il fiume a proprie spese, ma il papa rifiutò per timore che il sommovimento del fango potesse causare la peste [Lanciani].

Poiché gli ebrei vissero molto a lungo a contatto con i romani pagani è possibile, ci chiediamo, che siano stati influenzati dal paganesimo? Zanazzo scrive che la Madonna era da loro evocata in modo tale che a noi fa pensare a Giunone Lucina, la dea romana protettrice della partorienti (colei che porta alla luce):

Quanno le ggiudìe stanno pe’ ppartorì’, ner momento propio de le doje forte, affinchè er parto j’arieschi bbene, chiameno in ajuto la Madonna nostra. Quanno poi se ne so’ sservite, che cciovè, hanno partorito bbene, pijeno la scópa e sse metteno a scopà’ ccasa dicenno: “Fôra Maria de li cristiani!” .

In italiano: “Quando le donne ebree stanno per partorire, durante i dolori più forti del parto, poiché il loro parto abbia successo, chiedono aiuto alla nostra Madonna. Quando poi se ne sono servite, e cioè hanno partorito bene, prendono una scopa e spazzano casa dicendo: “Fuori, Maria dei Cristiani!”

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Dalla riva destra a quella sinistra. Da quando furono a Roma gli ebrei erano vissuti principalmente sulla riva destra del Tevere, nella zona di Transtiberim, dove si trovava il porto (oggi Trastevere).

Quando la cristianità si spaccò tra protestanti e cattolici (dal XVI secolo in poi) e iniziò un’epoca di fanatismo religioso gli ebrei furono costretti a stabilirsi sul lato sinistro del fiume, in un rione chiamato S. Angelo.

Il 14 luglio 1555 papa Paolo IV emise una bolla che cancellò tutti i diritti degli ebrei e li segregò in un’area circondata da mura, il Serraglio delli Hebrei, come veniva chiamato (detto poi ghetto di Roma), un posto malsano soggetto a inondazioni e di superficie troppo scarsa per i suoi abitanti.

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Segregati “per loro colpa”: il ghetto. Portoni pesanti erano aperti solo dall’alba al tramonto. La bolla Cum nimis absurdum, che prendeva nome dalle prime tre parole del testo, decretava che gli ebrei dovessero essere separati dal resto della popolazione “per loro colpa ” [Latino, propria culpa]:

“Poiché è oltremodo assurdo e disdicevole che gli ebrei, che solo la propria colpa [di aver cioè causato la morte di Cristo, ndr] sottomise alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di esser protetti dall’amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo ai cristiani, mostrare tale ingratitudine verso di questi […] stabiliamo, attraverso questa costituzione valida per sempre […] che tutti gli ebrei debbano vivere in un’unica zona, o, se questo non è possibile, in due o tre o quante siano necessarie, e che tali zone siano contigue e separate dalle abitazioni dei cristiani. Tali quartieri […] avranno un solo ingresso e quindi una sola uscita.”

La bolla favorì la creazione di ghetti circondati da mura in Italia e altrove in Europa.

Più di 3 secoli dopo parte del ghetto romano venne demolita dopo la presa di Roma nel 1870. Tra i luoghi scomparsi vi fu via Rua, dove vivevano le famiglie ebraiche più importanti.

Beh, se questo era un po’ come “il corso” del rione (vedi, oltre alle foto sopra, l’acquerello di Ettore Roesler Franz) si ha un’idea dell’estrema povertà del luogo.

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Tormentata coabitazione. L’ostinazione degli ebrei nel mantenere le proprie tradizioni aumentava la diffidenza dei cristiani. Costretti da secoli ad essere commercianti di seconda categoria vennero ulteriormente impoveriti dalla segregazione, il che diede valore all’idea che Dio li avesse puniti. Tutto ciò favorì altre umiliazioni e violenze.

“Gli uomini dovevano indossare panni gialli (lo” sciamanno “) – leggiamo nella Wikipedia inglese – e le donne un velo dello stesso colore (il colore proprio delle prostitute). Durante le feste dovevano divertire i cristiani, gareggiando in giochi umilianti. Erano costretti a correre nudi, con una corda intorno al collo o con le gambe chiuse in sacchi. […] Ogni sabato la comunità ebraica era costretta ad ascoltare sermoni davanti alla chiesetta di San Gregorio a Ponte Quattro Capi, appena fuori dal muro. ”

Va aggiunto che il rigore a Roma è sempre stato mitigato dal lassismo e dalla bonarietà dei suoi abitanti. Il colore giallo divenne spesso sbiadito al punto da essere irriconoscibile, i movimenti tra il ghetto e l’esterno erano possibili di nascosto, l’odio o la sfiducia vennero spesso sostituiti dalla solidarietà. Inoltre il popolo romano, papi inclusi, aveva bisogno delle arti come l’astrologia e la medicina che gli ebrei avevano appreso dagli arabi e anche dell’intelligenza nonché dell’abilità commerciale tipica di questo popolo.

Non ci furono mai pogrom in città, come invece avvenne in Europa. E mai gli ebrei di qui furono tentati da un’altra diaspora.

In breve, furono tollerati. Quindi restarono.

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Nota. Per un’analisi della presenza degli ebrei a Roma antica cfr. il capitolo VI dello splendido volume di Rodolfo Lanciani New Tales Of Old Rome (1901) [testo integrale], tradotto in italiano con il titolo Nuove storie dell’antica Roma, Roma, Newton & Compton, 2006. ISBN 88-5410-621-6.

Gli ebrei romani: i più antichi romani esistenti? (1)

“Chi è più romano degli ebrei romani? Alcuni di noi risalgono al tempo dell’imperatore Tito [39-81 d.C., ndr]” disse Davide Limentani nei primi anni ’80. Limentani era a capo dell’ingrosso di cristallerie e porcellane più antico di Roma. Gli avevo telefonato tre giorni prima per un’intervista che apparirà di lì a poco sul quotidiano romano La Repubblica (solo le parole di Limentani qui trascritte sono tratte da quella intervista).

Ricordo una bella giornata di primavera con i vicoli antichi del ghetto e le rondini che gemevano sullo sfondo di un glorioso cielo blu. Davide era seduto alla sua scrivania, gli occhi lucenti e rapidi che guardavano in ogni direzione. Eravamo all’interno di un’ampia stanza del negozio in via Portico d’Ottavia 47, ramificato come una catacomba e zeppo di un’immensa varietà di cristalli, ceramiche, argenti, porcellane, peltri, qualsiasi cosa si possa immaginare.

L’azienda aveva tra i suoi clienti papi, cardinali, celebrità e governi, tra cui la Casa Bianca. Davide è il discendente di Leone, che nel 1820 iniziò il negozio di vetreria che porta ancora il suo nome: Leone Limentani – 1820.

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“Leone er cocciaro – racconta Davide – era il nonno di mio nonno e cominciò con il rottame di vetro. Aveva accumulato un grosso credito presso la vetreria S. Paolo – quella dell’effigie sui bicchieri, i vecchi bibitari romani se la ricordano – allora in crisi per degli articoli non perfetti. Poiché un editto del 1514 permetteva agli ebrei di trattare soltanto merce ‘di secondaria importanza’ Leone disse: ‘L’editto non me lo vieta’ e rilevò gli articoli di sottoscelta creando così le basi della sua nuova attività.”

“Gli ebrei romani sono quasi 20.000 e solo qui al Portico d’Ottavia vivono ancora in comunità” continua Davide. “E’ una questione di attrazione e repulsione. Quando nel 1870 i piemontesi aprirono il ghetto molti vollero allontanarsene per dimenticare quanto vi avevano patito. Ma poi sono tornati perché il rione S. Angelo rappresenta le loro radici. Le sere d’estate gli ebrei più anziani seduti all’aperto parlano ancora un vernacolo dal sapore quasi dantesco: ‘guarda che vituperio!’ ”

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Mai sotto l’Arco di Tito. Tradizionalmente gli ebrei romani si sono sempre rifiutati di passare sotto l’arco di Tito. C’è un motivo. Tito Flavio Vespasiano – “delizia del genere umano”, come lo chiamava lo storico Svetonio – non risultò poi tutta questa delizia per gli ebrei che videro Gerusalemme e il suo tempio distrutti dagli eserciti di Tito nel 70 d.C. Domiziano, fratello minore di Tito, costruì l’arco per commemorare la vittoria e su uno dei due pannelli laterali vediamo il bottino del tempio esibito durante la processione trionfale a Roma.

La prima guerra romano-giudaica (66-73 d.C.) vide la morte di molti ebrei (lo storico Flavio Giuseppe parla di 1 milione e 100 mila morti solo nel corso dell’assedio di Gerusalemme, atto finale della guerra) il che intensificò enormemente la diaspora ebraica in tutto il Mediterraneo e altrove.

In seguito a tale guerra sappiamo che alcuni ebrei finirono la loro vita come gladiatori nel circo di Cesarea, la roccaforte romana in Palestina; altri morirono nelle miniere sarde o spagnole; un gran numero però venne portato a Roma.

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Ora, i romani avevano bisogno di manodopera per la costruzione dell’anfiteatro Flavio, solo successivamente chiamato Colosseo. Così le pietre del monumento antico romano oggi più famoso furono bagnate dal sudore di molti schiavi tra cui gli ebrei catturati da Tito. Questo gruppo venne accolto da una già fiorente comunità ebraica – mercanti, liberti e schiavi – per lo più arrivati a Roma 130 anni prima in seguito alle guerre in Oriente di Pompeo Magno.

Oggi dunque gli ebrei romani sembrano i discendenti di questi due insediamenti ebraici nell’antica Roma.

Pertanto ciò che disse Davide Limentani è probabilmente vero: gli ebrei romani sono i romani più antichi esistenti. E l’origine della loro “romanità” sembra essere assai anteriore all’epoca di Tito (l’epoca cosiddetta flavia). E infatti anche secondo l’enciclopedia ebraica “gli ebrei sono vissuti a Roma per più di 2000 anni, più a lungo che in qualsiasi altra città europea.”

The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?

An image of the Roman Ghetto. Giggetto restaurant and Augustus' Porticus Octaviae behind
An image of the Roman Ghetto. The famous Giggetto restaurant on the left with Augustus’ Porticus Octaviae in the background

“Who’s more Roman than the Roman Jews? Some of us date back from the times of Emperor Titus [39-81 AD]” – Davide Limentani told me in the early 80s.

Limentani was (and perhaps still is) at the head of a big wholesale and retail glass and silver company in Rome. I had phoned him three days earlier for an interview that had to be published on the Roman daily La Repubblica.

Ditta LimentaniI remember a lovely spring day in the old alleys of the Roman Ghetto, with swallows crying over a glorious blue sky. He was sitting at his desk in the aisle of an impressively ramified, catacomb-like store in via Portico d’Ottavia 47 (look at its stripped-down sign above,) crammed with an immense variety of crystal, pottery, silver, china, pewter, anything one can think of – his swift and bright eyes looking in every direction.

The firm had / has among its clients popes, cardinals, celebrities and governments, including the White House. Davide is descendant of Leone, who in 1820 started the most ancient wholesale glassware store in Rome which still bears his name: Leone Limentani – 1820 Roma.

“Leone er cocciaro” [coccio = fragment]: that’s how they called him” Davide said smiling. “He had in fact started with glass junk and had accumulated a big credit with the S. Paolo Glass-works, whose effigy was on every glass – the old Roman bibitari [sellers of drinks] remember it well. The S. Paolo Glass-works were having difficulties because of some faulty articles, and, since a 1514 papal edict allowed the Jews to trade only in commodities “of secondary importance” Leone exclaimed: “The edict doesn’t forbid me!” so he bought out the second rate articles from the S. Paolo thus laying the foundation of his new activity.”

An image of the Ghetto. Courtesy of Hidesideofrome. Click for source

“The Roman Jews are almost 20,000” Davide continued “and only at the Portico of Octavia they live in a community. A love-hate relationship with the ghetto, they have” he confessed handing some pictures of his family to me. When the Piedmontese [who unified Italy 150 years ago] opened the Ghetto’s doors in 1870 many Jews left with the desire of forgetting all they had suffered here. But they soon came back because the rione Sant’Angelo represents all their roots. In the summer evenings the elderly sit in the open air and speak a vernacular almost dantesco, dantesque, in its character: ‘Guarda che vituperio!’ [ = ‘watch all this vituperation!’.]”

The Arch of Titus. Click for credits and larger picture
The Arch of Titus, with the panel depicting the spoils from the temple of Jerusalem. Click for credits and larger pict

They Never Passed Under the Arch of Titus

Titus Flavius Vespasianus, Emperor of Rome. Traditionally the Roman Jews never passed under the arch of Titus. There’s a reason. This ‘delight of the human kind’, as the historian Suetonius called him, didn’t turn such a delight to the Jews, who saw Jerusalem sacked and its temple destroyed by Titus’ armies in 70 AD. Domitian, Titus’ younger brother, built the arch to commemorate the victory and on one side panel of it [see the image above,] carved in Pentelic marble, we see the spoils of the temple during the triumphal procession in Rome.

The first Jewish-Roman war (66-73 AD), this is how historians call it, saw many Jews die (Josephus claims 1,100,000 during the siege) which greatly intensified the Jewish diaspora all over the Mediterranean.

From that war we know that a group of Jews ended their lives as gladiators in the circus at Caesarea, the Roman stronghold in Palestine. Others died in the Sardinian or Spanish mines. A large number though were brought to Rome.

Menorah

Now it turns the Romans needed labour to build the Colosseum. So the stones of the most famous Roman monument were wetted by the sweat of many slaves among which were the Jews captured by Titus. This group had been though greeted by an already flourishing Jewish community – merchants, freedmen and slaves – who had come to Rome 130 years earlier together with Pompey the Great at the end of his wars in the East.

Today’s Roman Jews seem to be the descendants of these two Jewish settlements in Rome – and of others arriving I don’t know when and where from.

Therefore what Davide Limentani said is probably true: the Roman Jews are the most ancient Romans surviving. The origin of their roman-ness appears to be prior to the Flavian era. Actually “Jews have lived in Rome for over 2,000 years, longer than any other European city” (!) [Jewish Encyclopedia.]

Triumph of Titus by Sir Lawrence Alma-Tadema (1885). Click for larger picture
Triumph of Titus by Sir  Lawrence Alma-Tadema (1885), a Dutch painter active in Victorian Britain. Wikimedia. Click for a larger picture

Not the place here to discuss the reasons of the clash between the Romans and the Jews, which gave birth to many wars and ended up with the Jews leaving Palestine. As for the Roman Jews, we know that they had been treated benevolently by Julius Caesar who had also exonerated them from any tax during their sabbatical year. From Suetonius we know that at Caesar’s death the Jews in Rome flocked to his funeral with big lamentations, and it is even possible that some of them identified Caesar with the Messiah” (read livius.org on this, note 6.)

During the Middle Ages the life of the Roman Hebrews had its ups and downs but basically was not too bad. When though in 1517 Luther nailed the 95 theses that will split Western Christianity into Protestants and Catholics, a dark epoch of religious wars and fanaticism began.

On the 14th of July 1555 Pope Paul IV promulgated a Bull where all the rights of the Jewish community were cancelled and the Jewish Ghetto was walled and provided with gates.

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See part 2:

The Roman Jews (2). ‘Segregated In The Ghetto Because Of Their Own Guilt’

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