Sex and the city (de Roma). I

ENGLISH ORIGINAL
Traduzione da un originale in inglese del 2007. Un po’ sturm und drang quando lancia in resta lottavo cercando di dimostrare la superiorità dei mores romani … vabbè, caliamo un velo. Pls enjoy.

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Gli antichi Greci e Romani nutrivano un atteggiamento del tutto diverso nei confronti del sesso. Basta guardare queste statue – stupende nel loro erotismo – per cogliere in modo intuitivo una sensualità sincera che è agli antipodi dei costumi occidentali di oggi.

La bellezza e la naturale perfezione di questi corpi ci comunicano l’idea che il sesso non fosse percepito come osceno o licenzioso, bensì come una delle gioie della vita – un’idea molto semplice, direbbe l’intelligente studente greco conosciuto di recente, così come molto semplice, essenziale (e bellissimo) può essere un tempio greco. Il suo tormentone è meglio nell’originale:

It is so simple:
as simple (and beautiful)
as a Greek temple
.

Di qui un godimento del sesso estremanente naturale, anche se con modalità non concepibili a noi contemporanei, soprattutto se consideriamo che tali statue erano in qualche modo legate a riti e alla religione.

Qui sopra possiamo ammirare la Venus Kallipygos, o Venere dalle belle natiche. Sotto, la statua di un satiro (che un’amica ha scelto tra un set di mie proposte assicurandomi, non priva di entusiasmo: “Dai, è un corpo veramente erotico!” Ho dovuto inchinarmi di fronte al suo superiore discernimento).

Venere era la Dea dell’Amore (in ogni senso) mentre un satiro, secondo la Wikipedia inglese (un buon punto di partenza, la wikipedia, per una ricerca ma niente di più) “è una creatura dionisiaca amante del vino, delle donne e dei ragazzi e disponibile a qualsiasi tipo di esperienza sensuale”.

Esistevano anche i satiri fanciulli (il che ci sembra veramente terribile) i quali prendevano parte ai riti religiosi di Bacco-Dioniso, che prevedevano spesso anche pratiche orgiastiche.

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A questo punto sono sicuro che qualsiasi lettore non potrà che convenire su un punto: le abitudini sessuali greco-romane erano veramente diverse. Non può esservi ombra di dubbio. Esse erano completamente diverse.

Se potessimo dimenticare di trovarci di fronte a statue classiche e le vedessimo solo con i sensi (senza ragionarci, voglio dire, e fuori dal loro contesto) ci apparirebbero sicuramente pornografiche.

Secondo la Wikipedia inglese “il concetto di pornografia così come viene vissuto oggi non esisteva fino all’avvento dell’epoca vittoriana.

Quando vaste opere di scavo vennero compiute a Pompei nel decennio 1860 molte opere dell’arte erotica romana vennero alla luce il che scioccò gli inglesi vittoriani che si consideravano gli eredi spirituali dell’Impero Romano (cfr. questo nostro post, capitoletto I Vittoriani, gli Italiani e gli Stati Uniti). Non sapevano più come fare con opere che mostravano in modo così esplicito e naturale la sessualità e dunque si adoperarono per nasconderle. Pertanto gli oggetti che potevano essere spostati furono dunque chiusi a chiave nell’area segreta del Museo Nazionale di Napoli”.

Sessualità romana scioccante

Pan che copula con una capra. Wikimedia commons

Non sono d’accordo con la Wikipedia inglese sul come e sul quando sia nato il moderno concetto di pornografia poiché la ricostruzione mi sembra troppo incentrata su di una visione unicamente anglosassone della storia [articolo di allora, non so oggi, ndr].
Posso sbagliarmi, posso aver ragione, cosa conta, quel che conta è che ci troviamo qui di fronte a una situazione di grande comicità. Mi sembra di vederli questi puritani vittoriani presunti eredi della romanitas (per certi aspetti lo erano, almeno a mio parere) i quali un bel giorno pieni d’imbarazzo e orrore si resero conto di quanto fossero pervertiti i Romani (almeno a loro parere) mentre assieme ai napoletani disseppellivano statue e dipinti erotici.

Mi figuro i loro volti pallidi e scossi. Soprattutto mi diverto un sacco a vederli (popolo che amo, sia chiaro, e con cui peraltro mi sono imparentato) mentre pieni di vergogna aiutano in fretta i napoletani a nascondere l’orribile verità.
I napoletani forse anche loro ridevano alle spalle degli inglesi, assai meno turbati, ne sono sicuro, di fronte a tali “esplicite manifestazioni di sessualità” (prova a indovinare il perché, caro lettore italiano) [è forse una delle permanenze o tratti del mondo antico che a mio parere sopravvivono in noi italiani e latini, la disinvoltura in tali questioni ecc., ndr).

Gara a chi ha il sedere più bello

Ma torniamo agli antichi. Questa Afrodite dalle belle natiche (l’immagine qui sopra, statua pare ritrovata tra le rovine della Domus Aurea a Roma, ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ) si toglie il peplo e si guarda le spalle per valutarsi i fianchi perfetti e il sedere. Il motivo è molto semplice (ma erotico, lo confessiamo).

La cosa ebbe infatti origine da una gara tra due bellissime sorelle per cui la statua, certamente dedicata a Venere-Afrodite, potrebbe in effetti realisticamente rappresentare sia la vincitrice che le sue chiappe. Voglio dire – ed è mero interesse storico, intendiamoci – che esiste qualche possibilità di contemplare qui un deretano greco vero (e non idealizzato, come era il costume dell’arte ellenica).

Il modo della fanciulla di apprezzarsi il sedere era certamente più evidente a quell’epoca poiché gran parte delle statue classiche erano dipinte a colorvivaci, per cui la direzione dello sguardo era probabilmente più palese (le pupille erano dipinte e così via).

Il culto di Venere-Afrodite dalle belle natiche nacque forse nella greca Siracusa (Sicilia) poiché è lì che le belle sorelle nacquero e vissero.

E’ inutile dire, ancora, come sarebbe oggi inconcepibile creare un culto e un santuario solo per un paio di bei glutei femminili (leggete nella Wikipedia inglese la storia peculiare delle due sorelle).

Venere Esquilina, in tutta la sua voluttuosità. Statua trovata nel 1874 all’Esquilino (Piazza Dante, Roma) dal parco degli Horti Lamiani. Musei Capitolini. Cliccare per l’attribuzione

Venere era la dea della bellezza, della fertilità e dell’amore (sia spirituale che carnale).

La Venere romana era nata non a caso attorno a Lavinio poiché laggiù il grande antenato di Roma Enea (per inciso figlio di Venere) forse sbarcò e visse. Per cui, tecnicamente, i Romani erano figli di Venere (oltre che di Marte, Dio della Guerra): folle miscuglio, non vi pare?

A questo pensiamo a volte mentre passeggiamo tra il Colosseo, alla destra, e il Tempio di Venere e Roma, alla sinistra, in direzione della metro “Colosseo”; cioè tra i  simboli conturbanti della Vita e della Morte. Quanto erano complessi i Romani.

L’Afrodite greca era invece nata a Cipro (casualmente l’isola dello studente greco appena conosciuto anche se non crediamo ai segni come fa invece lo scrittore brasiliano Coelho).

Le giovani coppie si recavano vicino ai templi di Venere per pomiciare e fare all’amore. La gioventù era probabilmente riguardosa e discreta ma ciò che è interessante è che il loro amore era come esaltatosantificato dalla vicinanza della Dea, qualcosa ancora una volta inimmaginabile nella società occidentale di oggi, che pure è molto libera. Pensate allo scenario di frotte di teenager che si assembrano vicino a una chiesa cattolica o anglicana in primavera o in qualsiasi stagione dell’anno. Pomiciano e fanno sesso alla grande accanto alle mura della chiesa, con il parroco che li benedice.

Ancora la Venere Esquilina. Alcuni studiosi pensano che la modella usata per scolpire questa Venere sia stata Cleopatra in persona. Immagine da Flickr

Anche solo un’idea del genere può offendere i veri cristiani. Naturalmente chiedo loro perdono, sul serio [en passant sto tornando a una qualche religione cristiana dopo la scrittura del mio primo romanzo, ndr], però per favore anche voi religiosi fate un po’ ‘no sforzo. Non siamo qui per offendere o per fare di questo blog un sito porno (che ci renderebbe più ricchi ma non necessariamente più felici). Siamo qui per parlare delle radici occidentali le quali, nella sfera sessuale, si dà il caso fossero diverse dalle nostre, ci piaccia o meno.

E’ sbagliato? E’ giusto? Difficile a dirsi. Noi preferiamo la visione antica dell’amore ma questa è solo la nostra opinione. Il sesso è bellezza, amore e sesso sono indistinguibili [è banale dirlo oggi, ndr], sono una gioia della vita non necessariamente legata alla riproduzione, come troppi papi (e preti) hanno cercato di inculcarci [papa Francesco forse vorrebbe fare sforzi in questo senso ma non può, succederebbe la rivoluzione, si spaccherebbe la Chiesa che non è solo europea ma mondiale: nel Quebec, per esempio, il Concilio Vaticano II, un’apertura notevole del cattolicesimo, ha totalmente distaccato la popolazione, abb. conservatrice, dalle chiese che sono rimaste deserte, ndr].

Rivoluzione soffocante?

Ok, si potrebbe dire. Se queste sono le nostre radici occidentali dei nostri comportamenti sessuali, che cavolo allora è successo? Perché c’è stata ‘sta rivoluzione soffocante che ha reso una delle gioie più belle della vita qualcosa di cui vergognarsi?

Perché solo un paio di generazioni fa i ragazzini e le ragazzine erano divisi a scuola e dovunque? E’ colpa dei preti? Degli intellettuali cattolici? E’ colpa degli inglesi vittoriani?

Forse in India sì, la terra del primo grande libro sull’amore e sui rapporti sessuali (tutti pensano solo alle posizioni, invece è terribilmente bello, terribilmente poetico, il Kamasutra, oltre che altamente scientifico). Voglio dire, in India forse i vittoriani inglesi avranno avuto pure qualche influenza (dannosa?) in questo settore, al punto che oggi le donne indiane nemmeno si mettono il costume da bagno al mare [nel 2007, oggi chissà]. Non posso però parlare dell’India non essendo indiano.

Per l’Occidente invece sono certo che la risposta – su quel che diavolo sia successo – vada ricercata a partire dall’epoca in cui l’Impero Romano divenne Impero Romano cristiano, cioè da Costantino [e Teodosio] in poi, quindi a partire dal IV secolo dopo Cristo. Anche se per onestà va detto che per reazione agli eccessi precedenti, in quel periodo di transizione sia pagani che cristiani erano già un pochino più … morigerati (anche se dalla morigeratezza alla totale repressione … qualche monaco ma anche teologi come Origene – Ὠριγένης di Alessandria – arrivarono a ‘castrarsi’ per non cadere in tentazione … andiamo!)

Un’ultima cosa. Vi sono ancora residui, oggi, di una simile e più libera visione sessuale? Noi lo crediamo ma non riveleremo il seguito di questa serie dedicata al sesso di Roma.

Gruppo scultoreo romano di Castore e Polluce (o secondo alcuni studiosi di Oreste e del suo amico Pilade). Museo del Prado. Foto Flickr di János Korom

Nell’attesa 1) guardiamoci questa bella immagine dei Dioscuri Castore e Polluce, copia romana dell’originale del grande Prassitele (anch’essa approvata, non senza un certo entusiasmo, dalla nostra esperta romana. 2) Leggiamo infine la splendida preghiera a Venere di Lucrezio.

Lucrezio è un grandissimo poeta romano. Grazie ai suoi versi, se sarete in grado di apprezzarli, vivrete forse l’esperienza unica della macchina del tempo. Potrete cioè cogliere cosa un antico romano sentisse a proposito di Venere. E’ anche questa la forza dei classici. Essere una possente macchina del tempo, per penetrare misteri arcani eppure vicini, più vicini di quel che pensiamo o miei carissimi lettori italiani [testo, la traduz. sotto, tratto dal bellissimo sito Voci del mondo antico]:

O genitrice degli Eneadi, godimento degli uomini e degli dei,
divina Venere, che sotto i segni mutevoli del cielo
il mare che sostiene le navi e le terre che producono i raccolti
vivifichi, perché grazie a te ogni genere di viventi
viene concepito e giunge a visitare, una volta nato, i lumi del sole:
te, dea, te fuggono i venti, te le nubi del cielo
e il tuo arrivo, sotto di te la terra operosa soavi
fiori distende, a te sorridono le distese del mare
e, rasserenato, il cielo risplende di luce diffusa.
Infatti non appena si è manifestato l’aspetto primaverile del giorno
e, dischiusasi, prende vigore l’aura generatrice di favonio,
prima di tutto gli uccelli dell’aria te, o dea, e il tuo
ingresso segnalano, risvegliàti nei cuori dalla tua forza.
Quindi fiere le greggi balzano attraverso i pascoli rigogliosi
e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: a tal punto, colto dalla bellezza,
ciascuno ti segue con desiderio dove ti accingi a condurlo.
Infine per mari e monti e fiumi impetuosi
e frondose case di uccelli e campagne verdeggianti
in tutti infondendo nei petti un dolce amore
fai sì che con desiderio, genere per genere, propaghino le specie.
E poiché tu sola governi la natura delle cose
né senza te alle luminose sponde della luce alcunché
sorge né si produce alcunché di lieto né di amabile,
desidero che tu sia collaboratrice per scrivere i versi
che io sulla natura delle cose tento di comporre
per il nostro Memmiade, che tu, o dea, in ogni occasione
hai voluto si distinguesse dotato di tutte le qualità.
Per cui a maggior ragione da’, o divina, eterna bellezza alle parole.

Marte e Venere, Museo archeologico nazionale di Napoli, (inv. nr. 9248). Da Pompei, Casa delle Nozze di Ercole (o Casa di Marte e Venere). Marte solleva il manto azzurro di Venere, per ammirarne la nudità caratterizzata solo da una catena d’oro disposta ad X. Caratteristica è la rappresentazione dei due sessi che prevede una carnagione bruna per l’uomo e chiara e delicata per la donna. Wikimedia


Fai in modo che frattanto i feroci effetti della milizia
per i mari e le terre tutte riposino assopiti.
Infatti tu sola puoi con la tranquilla pace aiutare
i mortali, poiché i feroci effetti della guerra Marte
signore delle armi gestisce, lui che spesso nel tuo grembo si
getta sconfitto dall’eterna ferita di amore,
e così guardando in alto con il tenero collo ripiegato
soddisfa gli sguardi avidi di amore stando a bocca aperta verso di te, dea,
e dal tuo volto non si stacca il respiro di lui che giace.
Tu, o dea, col tuo corpo santo sopra di lui che giace
stando abbracciata, soavi parole dalla bocca
effondi chiedendo per i Romani, o divina, una pace serena.
Infatti né noi in questo momento turbolento della patria
possiamo vivere con animo sereno né la gloriosa discendenza di Memmio
in tali situazioni (può) mancare al bene comune.

Paul et Thérèse Costopoulos, de Montréal, Québec

Centre historique de Civitavecchia by night
La traduction du post précédent sur des amis franco-canadiens. Centre historique de Civitavecchia. Cliquez pour les crédits

Originale in italiano

Le 5 novembre, je suis allé saluer un blogueur et sa femme à Civitavecchia. Nous nous étions déjà vus trois fois, au Nouveau Monde et deux fois en Italie. C’est beau quand le virtuel devient réel. Ma fille Elena, 31 ans, sur WhatsApp: ” Comment ça s’est passé avec les Canadiens?” J’avais mentionné un blogueur canadien, Paul, également présent dans The Notebook dans des conversations traduites (1, 2, 3, 4 etc.), avec qui j’avais beaucoup dialogué.

Giovanni: « Cela s’est très bien passé. Il a 87 ans, elle 83. Une croisière ensemble, un voyage romantique tous les deux. Il sont franco-canadiens du Québec, Montréal. De langue maternelle française, naturellement, ils parlent aussi très bien l’anglais. Ils ont cette petite supériorité, les Canadiens, comparés aux ‘Américains’ (eux ne les aiment pas vraiment : Paul les appelle USaers 😂), TOUS les Canadiens, pas seulement ceux du Québec, de connaitre pratiquement les deux langues. Cela, je pense, se traduit par une majeure ouverture mentale ».

Paul Costopoulos, aka Costo: à 87 ans, il est toujours un lion
Paul Costopoulos, aka Costo: à 87 ans, il est toujours un lion. Ici photographié dans un bar près de leur hôtel

Giovanni: “Paul Costopoulos avait une mère française du Québec et un père grec qui avait émigré au Canada avant la Seconde Guerre mondiale. Le grec est tombé amoureux de cette belle fille à la peau très blanche. Le couple a u Paul et deux autres garçons. Mais la belle fille à la peau très blanche ne voulait pas que le père de Paul parle en grec avec son fils. Pour cette raison et pour des autres raisons que je ne connais pas, alors que Paul avait 10 ans le père grec est rentré en Grèce, ou bien – Paul vient de me dire – il est mort en 1952 en Ontario, au Canada, mais il y a aucune preuve de cela”.

“Paul alors s’est trouvé dans une situation très difficile. Les grecs de Montréal le considéraient comme français. Les français le considéraient comme grec. Il a pourtant combattu, il s’est élevé, il a étudié bien à l’école et lu secrètement la littérature française de France jugée trop osée 😂 à cette époque-là au Canada, a étudié les chefs-d’œuvre de la littérature anglaise, ceux-ci enfin suffisamment puritains 😂”.

[A ce moment ma fille aura pensé : « Noooo, il va passer comme la poudrerie, mon papa, c'est son habitude 😱», ndr]

“Le père Lachance, un prêtre qui était son professeur, l’a aidé à se bâtir intellectuellement et moralement. Puis Paul Costopoulos a rencontré une belle fille à la peau très blanche et aux yeux très bleus, comme sa mère, je crois. Ils sont tombés amoureux tous les deux et se sont mariés.

Thérèse Costopoulos, 83 ans, compagne pour la vie de Paul, dynamique et plein de vie

“Paul Costopoulos, un Grec canadien qui ne connaît pas le grec (mais il sait le latin mieux que moi) a travaillé jusqu’à la retraite dans une structure pour la récupération des mineurs à Montréal, structure de la commune de la ville, qui fonctionne comme une horloge comparée à Rome, un ville de 3000 ans (qui dort un peu). Il a fait du bien à ces jeunes, j’en suis sure. Je crois qu’il a posé à eux des limites : ils avaient besoin de ça, un jeune criminel ayant besoin de discipline, de limites (et d’affection). Mais c’est ma conjecture, en raison de ma connaissance de Paul”.

« Il a trois enfants: André, qui travaille à l’université et écrit sur l’archéologie en contact avec des spécialistes du monde entier; et deux filles jumelles identiques, qui ont d’abord travaillé à Toronto, puis ont décidé de retourner vivre chez leurs parents, sans s’être mariées (chose incompréhensible, elles étant intelligentes, spirituelles et très jolies) »

Piazza Leandra, le coeur du centre historique de Civitavecchia
Piazza Leandra, le coeur du centre historique de Civitavecchia

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“Ma chère Elena, je t’ai raconté l’histoire de Paul et Thérèse. Paul était l’un des meilleurs commentateurs, peut-être le meilleur, de mon ancien blog en anglais, compagnon de nombreuses aventures à la fois intellectuelles et émotionnelles. Donc je ne peux pas l’oublier “.

“Il n’est n’est pas un homme riche, mais il est plus riche que beaucoup et beaucoup de gens riches”.

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“Dailleurs, il était capable to say in 2 lines what I said in 50 lines 😂”

Paul e Thérèse Costopoulos, di Montreal, Québec

Il centro storico di CIvitavecchia di notte
Il centro storico di Civitavecchia di notte. Cliccare sulla foto per i credits

traduction en français

Il 5 novembre scorso sono andato a salutare un blogger e sua moglie, a Civitavecchia. Ci eravamo già visti precedentemente tre volte, una nel Nuovo Mondo e due in Italia. È bello quando il virtuale si fa reale. Mia figlia Elena, 31 anni, su WhatsApp: “Com’è andata con i canadesi??” Le avevo accennato a un blogger canadese, Paul, – presente anche su The Notebook (vedi 1, 2, 3, 4 ecc.) – con cui avevo dialogato molto.

Giovanni: “È andata molto bene. Lui 87 anni, lei 83. Partono da Civitavecchia in crociera per il Mediterraneo e l’Atlantico, un viaggio romantico insieme. Sono franco-canadesi del Québec, di Montreal. Lingua materna francese naturalmente [e non “madre”, fa notare giù Claudio Capriolo, ndr], ma parlano benissimo anche inglese. Hanno questa superiorità, i canadesi, rispetto agli “americani” (che non amano: Paul li chiama Usaers 😂): quasi tutti i canadesi, non solo quelli di Montreal, conoscono le due lingue. Questo, forse, porta a un’apertura mentale più grande”.

Paul Costopoulos, franco-canadese di Montreal
Paul Costopoulos, detto Costo: a 87 anni è ancora un leone. Qui ritratto in un bar vicino al loro albergo

Giovanni: “Paul Costopoulos ha avuto madre francese del Québec e padre greco, emigrato in Canada prima della Seconda Guerra Mondiale. Il greco, più scuro di pelle, si è innamorato di questa splendida ragazza dalla pelle chiarissima. La coppia ha avuto Paul e altri due maschi. Lei però non voleva che il padre parlasse in greco a Paul. Era molto rigida. Pertanto, quando Paul aveva 10 anni, l’emigrante greco tornò in Grecia”.

“Paul si trovò allora in una situazione molto dura. I greci di Montreal lo consideravano francese. I francesi lo consideravano greco. Ma lui si è fatto forza e ha combattuto, si è tirato su, a scuola studiava studiava, leggeva di nascosto la letteratura francese della Francia considerata troppo osé a quel tempo in Canada 😂, studiava i capolavori della letteratura inglese, questi finalmente un po’ puritani 😂”

[A questo punto mia figlia avrà pensato: "Noo, il solito pi***ne di papà". Non ha però usato questa parola, la usa suo padre, ndr]

Le père Lachance, un prete e suo prof, lo ha aiutato a costruirsi, intellettualmente e moralmente. Poi Paul ha conosciuto Thérèse, una splendida ragazza dalla pelle bianchissima e gli occhi azzurri, come la madre, di 4 anni più giovane. Si sono innamorati e sposati”.

Thérèse Costopoulos, 83 anni
Thérèse Costopoulos, 83 anni, valida e vivace compagna di vita di Paul

“Paul Costopoulos, greco canadese che non sa il greco (ma sa il latino meglio di me) ha lavorato fino alla pensione in una struttura per il recupero di delinquenti minorenni annessa al riformatorio di Mont-real, struttura del comune cittadino che, rispetto a Roma, funziona come un orologio. Ha fatto del bene a questi giovani, che l’hanno rispettato e amato. Non era tenero. Poneva dei limiti. Di questo avevano bisogno”.

“Paul e Thérèse Costopoulos hanno tre figli, André, che lavora all’università e scrive di archeologia in contatto con gli specialisti del settore nel mondo. E due figlie gemelle identiche, che avevano fatto una bella carriera a Toronto (la Milano del Canada) ma poi hanno deciso di tornare a vivere con i genitori, non essendosi sposate (il che è incomprensibile, essendo spiritose, intelligenti e carinissime)”.

Piazza Leandra, a Civitavecchia
Piazza Leandra, il cuore del centro storico di Civitavecchia. Cliccate sulla foto per i credits

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“Cara Elena, ti ho raccontato la storia di Paul e Thérèse. Paul è stato uno dei migliori commentatori, forse il migliore, del mio vecchio blog in inglese, compagno di tante avventure della mente sia emotiva che intellettuale. Per cui non posso dimenticarlo”.

“Non è un uomo ricco, ma è più ricco più di tanti e tanti ricchi”.

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“D’altronde, riusciva a dire in 2 righe quello che a me ne richiedeva 50 😂😂”.

On Roman, Italian and Latin Roots. Italy and the New World

Festa de Noantri. Trastevere. Madonna Fiumarola. From EternallyCool

The discussion over the third from last post had focused a) on a different vision of Italy by Italians from Italy and by North Americans of Italian origin; b) on Italian and Roman roots and the survival of ways which the Roman actress Anna Magnani epitomizes.

This post is mainly reporting the discussion over the second topic. I hence apologize to those readers whose comments have been omitted. I also apologize since all published comments have been edited out for the sake of brevity. Here you can read the original discussion.

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MoR. When I wrote this post I had some headache and I later realised a few words were not just right. For example, Anna Magnani “weird mixture of nobility and abjection …” was overstated. I changed ‘abjection’ with ‘crudity’. Such crudity, not deprived of nobleness, is present almost only in Rome in my view. I’m sure the great and unusual past of the eternal city has something to do with it.

Market at Testaccio. From EternallyCool. Click for credits

Joe@italyville. In my opinion, you must be critical of your country. What would have happened if there was no criticism of Mussolini or Bush. If we didn’t criticize the handling of New Orleans or the trash in the streets of Napoli. [Joe’s blog]

The Commentator. These videos and songs remind me of my close friend Flavio who is, like me, Canadian born and my age. In the 1990s, I devoured Italian and French films ad nauseam. In the case of Italian films two defining characteristics stood out for me: humor, as in using humor to deal with the hard side of Italian life. The other was realism. Italians faced their decadence through film. My close friend Flavio made the exact same remarks about Romans as you said in your post. He found them to be crude. [The Commentator’s blog]

MoR. Well, Rome is so beautiful that those who have produced such beauty cannot be defined as just ‘crude’. There must be something else.

Pantheon by night

Joanne at Frutto della Passione. As a Canadian of Italian descent, living in Italy I know without a doubt that my view of Italy is very different from my father’s (Italian born, immigrated to Canada) who views it as the motherland and has romanticized it and all of his memories. My view? It changes almost daily. Somedays I love it beyond words other days it frustrates me to the point of tears. [Joanne’s blog]

MoR. I understand your difficulties, despite your roots. Well, here in Italy habits survive that puzzle many foreigners, historical remnants whose disadvantages towards ‘modernity’ seem clear. Are they only disadvantages? Foreigners from North America surely don’t come to Rome or to Naples to admire how scientifically organized traffic is. They come to enjoy other stuff (and not just the monuments.)

Commentator. Just would like to add something else. While there’s no doubt many still look fondly back on Italy, there are still others who don’t. I’ve known and met many Italians who wanted to forget everything about the old country and wanted nothing to do with it. Such was their anger towards her.

MoR. As I told Joanne, some survivals are real obstacles to progress. The “patron-client” relationship, for example, present here in disgusting ways: in universities, in state institutions and in the civil society of areas of the country. I don’t think it’s by chance that ‘patronatus’, ‘patronus’, ‘clientes’ are Ancient Roman words and concepts. I mean, favouritisms, recommendations etc. are here so ingrained that the best brains fly to countries where there is more meritocracy.

Colosseum candy at piazza Navona. EternallyCool. Click for credits

Paul Costopoulos. Dear MoR, “favouritism” exists everywhere. Here, we call it the “Old boys network” or “le patronage”, in Québec. Merit certainly enters the equation somewhere but «knowing the right person» is of great help. What my women friends of all origins were bothered by in Italy was the ogling and buttocks pinching they endured. It seems Italian males have restless hands. Maybe that is what Frutto della passione is writing about. Fruit of passion…very evocative. [Paul’s blog]

MoR. Ah ah ah, Paul, you made me laugh! Yes, you made me laugh but then you depressed me (even though I’ll say aloud to my female readers that I don’t go around pinching buttocks.)

Paul. Cheer up Man, certainly the sun and warm Mediterranean climate is responsible for all that. All those provocative sculptures that ornate your squares, fountains and even churches are probably the main culprits. They overstimulate and induce into temptation even the most hardy souls as so many popes attest to. The Medicis popes surely are eloquent examples.

MoR. Yes, Paul, yes, even the most hardy souls, no doubt.

Paul. You show great fortitude.

MoR. I do, Paul.

[See a post on Italian Don Juanism, an irritating behaviour now declining, to tell the truth]

Commentator. Quebec functions very much like a Latin country (corruption, patronage etc.), like Italy – only it’s not so overt.

Paul. Commentator, it’s not only less overt, it’s also less. Under Maurice Duplessis, from 1936 to 1960 it was rampant and well organised, since then checks have been put in place…

Anna Magnani in the film Mamma Roma

Commentator. Here’s yet another thing regarding M. Anna Magnani. I was observing her and couldn’t help but notice she shares a common trait with how Italian women are generally perceived here. There are more “Anna’s” than women with the sensibilities or accent of a Northerner. Here, it’s all Rome and south. I went to school with many tough, joyous “Anna’s.” And you know what? There was indeed a certain way to them. What came off as crude didn’t mean there wasn’t a typically Italian panache to them. Shoot, in my family alone we have a gal that pretty much is Anna.

Mor. People in fact migrated from the most traditional areas of this country. I too like this crudity: it has verve, dash. Wow, so you have an Anna in family. Well, I do also, to a certain extent. These Annas I call ‘ancient’. Fellini said Anna (Annas) is/are a symbol and a survival. This he also meant by “She-wolf and Vestal, aristocratic and tramp, dark and buffoonish;” (listen to him saying it to Anna in the film “Roma”.)

I’m sure the perception of the artist is sometimes superior to that of the scholar. On the other hand, in my opinion, a peasant from the Italian South (or from Greece) is closer to the Greco-Romans than any historian of antiquity.

Moreover it could be that in the New World – and you seem to confirm it – some primordial traits are preserved, like hibernated, while here they can disappear: take archaisms in language (US ‘gotten’ instead of the more recent UK ‘got’), or cultures like the Amish in Ohio & Pennsylvania.
Actually I met a stunning Anna from Chicago here in Rome. This post tells about her .

Commentator. We are caught in an “Italy from a time past.” My friend went to Sicily in the early 1990s and they laughed at his accent. “We don’t speak dialect any more!”

MoR. Which makes the New World even more fascinating to me!

Female Portrait. Mosaic from PompeiiPaul. Man of Roma, the so called New World is a reservoir of cultures. The USA has strived to homogenize, the others such as Canada have taken pain to recognize, and even preserve, the cultures of their immigrant citizens. Thus our Anglophones speak a Victorian English, dans plusieurs régions du Canada les francophones parlent la langue de la province française de leurs ancêtres. The others tend to bunch together often by villages or towns they come from and keep the traditions and languages, at least the second, and at times third, generation. Montreal, Toronto, Vancouver all have strong ethnic neighbourhoods where you find restaurants, stores, groceries, newspapers all catering to the native tongue of their inhabitants. It’s the Canadian mosaic…and I love it.

Roman woman. Late Republic. Click for credits

MoR. The Commentator had told me a bit about this USA – Canada difference. I have to get to Canada some day. I think I have a friend living in Toronto. I might love Montreal better though. Some students had told me Montreal is like a world-wide francophone hub, thence my interest.

Exposrip. As for melting pot versus multiculturalism I think I break with Paul here. Personally, enshrining multiculturalism in the Charter is nonsense. [Exposrip’s blog, warehouse of Commentator’s stories]

MoR. I see your point about multiculturalism: you care more about a Canadian identity, which I can understand. Although, call it selfishness, I like that somewhere things are preserved.

Paul. Go to Little Italy around La Madonna della Diffesa and you won’t know you are in Montreal. You may even not hear a word of French or English, but maybe lots of Abruzzi and Calabresi. As for food well you will judge. Caffe Italia may also please you.

Commentator. I think MOR would want to observe French-Canadian culture in action on rue St. Denis.

Paul. I agree with The Commentator, St-Denis and the Latin Quarter aroud UQAM are French Montreal “par excellence”.

MoR. I’ll be there Paul.

Canadians of Italian descent in Little Italy, Montreal

Paul. Welcome, and let us know, perhaps we could arrange a little informal meeting…however risky that may be…you know the Web and all that.

MoR. Thank you for saying that Paul. Oh … of course Paul, the risky chat encounters … I’ll bring my 4 bodyguards.

Paul. Sounds like a Maffia boss, I may hide. Ha! Ha!

MoR. Ah ah ah

(*Silly Roman laugh…making a phone call in search of the four boys*)

Ψ

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