La storia del nostro amore. Corfù (2)

Corfu By Night
La splendida città di Corfu by night (credits)

“No, la storia del vostro amore noo, anche questa seraaa nooo!!” (siamo quasi all’imbrunire, seduti a cena con vecchi amici nel giardino di una villa toscana con Arezzo sullo sfondo). Il suono dei grilli e delle due ultime cicale viene quasi sopraffatto dalle proteste per una vicenda racconta e ri-raccontata ad nauseam [vedi “Storia del nostro amore 1”].

Non ascolto rimostranze. E comincio inesorabile a raccontare … 😳

ψ

La Storia è qui sotto, per The Notebook arricchita con molti ma molti particolari 🙄

Il giornale

Nino_Longobardi
Nino Longobardi è stato un giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano, opinionista del quotidiano «Il Messaggero». Alla fine della carriera fu assunto da D’Amato in vari ruoli (editorialista di Vita e conduttore di alcune trasmissioni a Tele-Vita). Testo adattato dalla Wiki

Per quasi un anno, prima dell’incontro che capovolse tutta la mia vita, avevo lavorato a un giornale, Vita Sera – di un certo Luigi D’Amato (giornalista, docente e politico) -, che come tutti i giornali della sera usciva il pomeriggio. Era molto comodo per i miei ritmi biologici: mi alzavo molto presto, andavo in redazione a via Parigi 11 e finivo nel tardo pomeriggio. Poi ero libero, giovane com’ero, di scorazzare dedicandomi ad altre cose, tra cui accompagnare al piano una bella pièce d’avanguardia di Nino Lombardo (Macbeth rivisitata, tanta musica (!) perché fondeva Shakespeare e Verdi). Teatrini “off” si chiamavano, – e chiamano, credo. E a Roma, negli anni ’70, a Trastevere e altrove, pullulavano.

Nino Lombardo bravo regista
Il bravissimo regista Nino Lombardo, oggi. Litigammo (per colpa mia). Credits

Il lavoro al giornale era abbastanza duro ma a me piaceva, conoscendo già quasi tutti per aver anni prima lavorato a Roma Notte, altro quotidiano della sera che poi purtroppo chiuse e dove conobbi il carissimo (e umanissimo) Franco Papitto a cui tutti volevano bene e che poi passò a La Repubblica dove lo seguii anni dopo (nonostante lui fosse allora corrispondente da Bruxelles) nella redazione romana diretta in quegli anni da Guglielmo Pepe.

Giorgio (sorseggiando un rosato): “Fesso, potevi fare il giornalista professionista!”
Giovanni: “Sono il campione delle occasioni mancate, lo so, ma quel che ho conosciuto del mondo giornalistico mi ha dato tanto. Fesso sarai tu”.

Ricordo il grande salone openspace popolato da gente intelligente e umoristica (Nino Longobardi in primis) nonostante il proprietario D’Amato – persona peraltro acuta e di grande esperienza – ogni tanto CAZZIASSE giornalisti e collaboratori in modo orrendo, umiliandoli di fronte a tutti.

Verso l’estate mi trovai a cartucce scariche. Lavorare di giorno in redazione e di notte nei teatrini mi aveva stremato ma non era solo questo. Ero entrato nel giornale poco dopo aver finito 13 mesi di naja, 10 dei quali trascorsi in una caserma punitiva per sessantottini dove mi avevano quasi stroncato, vicenda descritta in un brano precedente.

Grecia
Il mare unico della Grecia. Corfù? Forse (public domain pic)

A metà luglio mentre me ne stavo a casa abbastanza depresso mi telefoni tu, Riccardo [voci di impazienza anche sua coprono il canto dei grilli, ndr] e mi chiedi se accompagnarti in Grecia per l’intero mese di agosto.

[Qui il racconto della Storia si astrae dalla cena nella campagna aretina e vola nell'empireo dei ricordi, con qualche folata di zolfo resa forse più lieve dal sottofondo, nello studio di casa mia a Roma, della musica di Keith Jarrett, ndr]

Nasce l’amicizia con Riccardo

Non avendo altri piani colgo la palla al balzo e gli dico in due secondi di sì. Richard rimane di stucco. Non gli era mai successo che uno decidesse in un attimo di un intero mese di vacanze.

“Tipico. Solo ***** fa così”

Impossibile descrivere l’espressione e il tono suoi quando così commentò anni dopo. Mi voleva bene. La mia bizzarria Calcagni (la nonna materna romana di 7 generazioni) evidentemente gli piaceva.

C’eravamo conosciuti a soli 10 anni, alla fine degli anni ’50, quando incontrammo delle difficoltà per l’esame di 5a elementare (allora la scuola non scherzava) e dovemmo ricorrere alle ripetizioni del maestro Ciccarelli, conosciuto in quartiere per le operazioni di ciuco-salvataggio.

Somari a scuola lo eravamo, ma per motivi diversi.

Lui, di famiglia napoletana, era appena arrivato da Como dove aveva vissuto diversi anni per motivo del lavoro del padre. Era quindi spaesato.

Io, di famiglia piemontese romana e toscana, avevo appena avuto l’epatite alimentare di tipo A, che allora era detta itterizia. Un giorno chissà perché mangiai tantissime uova (erano contaminate?). Il giorno successivo, mannaggia, mi ritrovai tutto giallo e rimasi diversi mesi a letto a leggere.

Ma, spaesato lo ero anch’io perché per natura un po’ solitario. Ora, in lui lo spaesamento è stato di breve periodo, la napoletanità aiutandolo rapidamente a integrarsi (i Parioli erano così belli allora, così vissuti da un mare di residenti! Oggi sono purtroppo popolati quasi solo da impiegati che ne affollano vocianti i bei bar 😰).

Dunque spaesato lo ero allora e lo sarò successivamente, nonostante i tanti amici maschi di cui avevo bisogno, circondato com’ero dalle tantissime femmine della famiglia.

Il lamento di papà:

“Mio figlio mi diventerà omosessuale!”

Il Piper Club e Vladimir

Club
Foto di Marcello Linzalone. Credits

Diciamo che un carattere un poco solitario ha comportato anche vantaggi. Prendevo fittoni autistici e così per es. imparai bene l’inglese già a 15 anni; o la chitarra a 12, skill che mi rivendetti 5 anni dopo poiché a 17 anni, assieme a Sergio L., creammo “The Dragons / We Four”, una band che arrivò a suonare addirittura al Piper, il club a quei tempi più famoso d’Italia.

Le ragazze finalmente si inginocchiarono al mio cospetto, ma solo dopo una lunga traversata nell’arido deserto della sfiga, cioè una marcia solitaria senza la … , a voler usare la parola (ehm) nell’uso letterale. Vantaggi, quel tipo di carattere con la testa per aria, ma anche svantaggi, come in tutte le cose (più gli svantaggi, a voler tirar le somme; vedi il post Solitudine positiva e negativa).

Vladimir (sei questo qui?), l’intelligentissimo serbo con cui feci amicizia studiando a Nizza (e che mi disse che una ragazza inglese molto carina era adattissima a me, ma la cosa non successe), Vladimir dicevo, quasi vent’anni dopo l’episodio del maestro Ciccarelli, un giorno mi disse di sé:

“Sono a mio agio dappertutto, e dappertutto a disagio”.

Bello. Mi restò dentro.

Il puzzo dei piedi

Dunque alla fine degli anni ’50 ci conoscemmo, Riccardo ed io, dal maestro Ciccarelli assieme a un gruppetto di altri somari che cercavano di farcela all’esame di 5a elementare. Non dimentichiamoci che l’Italia dell’immediato dopoguerra era molto diversa da quella di oggi (le pecore per Roma, gli zampognari, le processioni con le fiaccole). Mi ricordo un lungo tavolone di bambini malvestiti – molti svantaggiati socialmente – con le faccette da impuniti (saremo stati una quindicina) in gran parte affetti da ADHD, cioè deficit di attenzione e iperattività, che allora si chiamavano semplicemente: ragazzacci, discolacci, piccoli delinquenti, a scelta.

Oggi non scegli: ADHD.

Dunque, facevamo un micidiale casino e Ciccarelli col suo vocione cacciava un urlo e riusciva ad ammutolirci.

Qualche volta.

Indimenticabile quando improvvisamente si sentì un gran puzzo.

“Qui a qualcuno gli puzzano le fette!”

Disse elegante il maestro.

Ci guardammo l’un l’altro sentendoci in colpa. Poi guardammo sotto il tavolo per identificare la fonte dell’insolente emanazione, ognuno cercando disperatamente di scagionarsi. Annusa che ti annusa – un bambino è praticamente un cane, ha i sensi acuiti – vedemmo alla fine dei piedozzi con delle scarpe di cuoio marrone scuro.

Ma … come era possibile?

Risaliamo confusi dalle scarpe alla persona e … tableau! Scoppia un’inconcepibile risata a cui segue, sgangherato, un coro :

Il maestro Ciccarelli!! Il maestro Ciccarellii!!!

Che gioia! Che diluvio di risate! Rimase negli annali il povero Ciccarelli che oramai anziano sentiva un puzzo di fette ma non si accorgeva che era il suo. Personaggio dalla bella pancia e i capelli tinti, Ciccarelli, che però svolse assai bene il suo compito poiché quasi tutti fummo promossi con buoni voti.

Riccardo, cosa ci legò oltre a quell’episodio? (certo, essere seduti vicini a sghignazzare, da cui principiò una bella amicizia resa poi definitiva dal casuale nostro inserimento nella stessa classe alle Medie di via “Boccioni” – il nome già un programma – e al Liceo Classico Goffredo Mameli di via Micheli.

Il tradimento (finisce l’amicizia con Riccardo)

tradimento
Il tradimento contro chi si fida è il peccato più grande per Dante (e non solo). Credits

Ma credo ci legò anche un pizzico di nordicità comune e soprattutto il tuo fare caldo del Sud, il bel calore umano del Mezzogiorno d’Italia di cui ho sempre avuto bisogno nella vita per quel tenace residuo alpino che a volte non concede ai sentimenti.

Tu che quasi a 30 anni dall’epoca del maestro Ciccarelli mi tradirai per mediocre tornaconto (e vigliaccheria); anzi, tradirai soprattutto mia moglie e la sua generosità, meglio ignorare come …

Non so perché ne scrivo ora, sono confuso, questo post mi è costato moltissimo. Comunque, Riccardo, anche oggi che non ti vedo più da tanti anni ti dico che non ti perdonerò mai anche se non posso dimenticare le cose passate insieme e soprattutto il fatto che hai reso possibile l’incontro con la donna che mi ha cambiato l’esistenza.

Se leggi, come forse leggerai, ascolta e ricorda …

La partenza

Fine della Via Appia a Brindisi
La fine della via Appia a Brindisi, con i resti delle due colonne che danno sul canale che protegge le navi che arrivono e partono

Dunque i primi d’agosto della fine degli anni ’70 entriamo con armi e bagagli (pochissimi) nella Renault 5 di Richard e lui imperterrito guida fino a Brindisi neanche troppo piano (una guida sparata-calma, una cosa incredibile), cioè fino a Brundisium (o Βρεντεσιον, per i Greci), dove finiva (e finisce in due colonne ammalianti) la regina viarum via Appia poiché laggiù gli antichi Romani si imbarcavano per veleggiare verso il fascinoso e culturalmente più evoluto Oriente mediterraneo (Egitto, Grecia, Cirenaica, Asia Minore ecc.) e dove noi emuli degli antichi (vabbè) imbarchiamo la macchina e noi stessi su un traghetto diretto all’isola di Corfù.

La famiglia di Riccardo era proprietaria di un piccolo appartamento che era stato affittato a due studenti greci che frequentavano l’Università Sapienza di Roma (moltissimi Greci studiavano e studiano nel Belpaese e conoscono l’italiano).

Arrivati nella stupenda città di Corfù (Κέρκυρα, Kérkyra), la capitale dell’isola dallo stesso nome (le nostre due figlie, poverette, tra i vari nomi hanno anche Kérkyra 🙀 ), andammo a trovare questi due ragazzi greci e i loro genitori. I ragazzi schizzarono via, desiderosi di rivedere i loro vecchi amici, è naturale, e non li rivedemmo più; e i genitori ci accolsero a braccia veramente aperte: a parte la lingua, ci sembrava veramente di stare tra italiani.

“Una faccia una razza”

Si diceva (e si dice) sempre da quelle parti, per sottolineare la consanguineità delle due culle dell’Occidente (vedi 1, 2, 3, 4 ecc. ecc. ecc. 😴)

L’isola e la città erano stupende …

[continua]

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Per ora pubblicati:
Storia del nostro amore 0
Storia del nostro amore 1
Storia del nostro amore 2

Preparando una nuova “about” page (che notizia cruciale 😱)

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Man of Roma aka Giovanni nel Natale 2007

Potrebbe essere così [ma il 02.10.18 è ormai così, ndr]. Giovanni aka (also known as) Man of Roma, autore di The Notebook, è un romano (origine piemontese toscana romana) che si avvicina ai 70 e preferisce l’anonimato per poter parlare liberamente di tutto (in realtà G si rivela qua e là).

Il blog è in italiano, ma integrerà sempre più parti in inglese (e francese più in là), anche se l’italiano sarà sempre la lingua prevalente.

LETTURE, PENSIERI E RICORDI

Si cerca qui di mischiare letture, pensieri e ricordi.

Giorgio (*malizioso*): Perché elementi biografici?

A. Perché uno degli obiettivi di questo blog è raccogliere abbastanza ricordi da farne un libro di famiglia da lasciare a figlie e nipoti quando, meno presi dalla vita, avranno interesse ad esplorare le loro origini. E’ quanto fatto da Carlo Calcagni, fratello di mia nonna (tutti trasteverini), che ci ha regalato ricordi di famiglia della Roma papalina tra ‘800 e ‘900.

B. Perché Man of Roma è modesto, il suo modello essendo Michel de Montaigne.

C. Perché avendo perso ogni religione Man of Roma vede in questo blog la possibilità di dedicarsi all’unica fede ormai rimastagli: il narcisismo (battuta di Woody Allen, non di MOR).

ATTIVITÀ PROFESSIONALI

Scherzi a parte (Giorgio: 🤨), vediamo cosa ha fatto nella vita l’autore di The Notebook. Se ne capiranno forse meglio i post.

1) Professore di lettere di ruolo per 16 anni (storia antica e letteratura italiana).

2) Ingegnere dei sistemi e reti informatici (MCSE, Microsoft Certified Systems Engineer) per i successivi 14 anni, impegnato in attività di progettazione, implementazione e formazione in Italia e all’estero (Russia, Stati Uniti, Tunisia, UNLB di Brindisi ecc.).

3) Compositore di ambientazioni musicali elettroniche, pianista, chitarrista e amante di ogni genere di musica: classica, contemporanea, jazz, world (araba e indiana, per esempio), rock, pop ecc.

4) Giornalista free-lance con articoli apparsi su alcuni quotidiani e riviste italiani di centro destra e centro sinistra (Roma notte, Vita Sera, Il Giornale d’Italia, La Repubblica, L’Astrolabio e L’Espresso).

5) Imprenditore turistico negli ultimi 15 anni, attività facilitata dall’abitare vicino al Colosseo. La cosa ha procurato parecchie tribolazioni (non solo bancarie), l’Italia essendo un paese che non favorisce gli imprenditori.  Da qualche mese vediamo una lucina dal buio del tunnel.

Nota. Le attività 2, 3 e 4 si sovrappongono o MOR avrebbe 153 anni.

ψ

Man of Roma si è ormai ritirato da ogni attività professionale (a parte quella di imprenditore turistico).

La speranza è che il presente blog gli permetta di rinfrescare le materie umanistiche, di insegnare qualcosa agli altri (ma soprattutto a sé stesso), di ravvivare il cablaggio delle sinapsi e ricomporre così i vari interessi (tecnologia e scienze comprese) in un insieme non troppo strampalato e che “coloro che sanno” chiamano synthesis, o σύνθεσις, nella lingua più bella del mondo.

Dedica

Quel poco che sono e che so lo devo quasi interamente al Maestro molisano di Termoli, Giuseppe, che a volte chiamo Magister (διδάσκαλος), e che sempre fu Peppino per gli amici. Venne ucciso anni dopo, ancora giovanissimo, dalla Mafia in Sicilia  – lo appresi con dolore 3-4 anni fa ad un matrimonio – mentre portava in quella bella terra il movimento dei disoccupati organizzati nato a Napoli a metà degli anni 1970.

Questo blog è dedicato a lui, dal più profondo del mio cuore.

On Black Sabbath and Indian Classical Music

Dio - Black Sabbath. Photo by NYCArthur

I habitually post once a week. Last week I spent all my available time in a short trip and in replying to comments here or in posting comments on other blogs. All I can do now is reporting some of these conversations by splitting them in a sequence of posts, this being the first one.

It’s not a vile expedient. A dialogue or conversation to me is important, my method post being evidence of it.

The people involved in the conversation(s) are Ashish, an Indian young man from Maharastra; Poonam Sharma, an Indian young woman from New Delhi; the Commentator, a Canadian of Italian origin from Quebec; Paul Costopoulos, a Canadian of French and Greek descent, from Quebec as well.

Texts in square brackets are notes by MoR. For the original conversation see the previous post’s comment section.

Saving a Friend From Metal Rock?

Poonam Sharma. Yes, Ashish must indeed be saved from rock music… All songs [proposed in MoR’s previous post] are new for me, so my unaccustomed ear will have a try at them.

MoR. So far the effect on him of my music preaching has been negligible.

A person like Ashish cannot be caged by Black Sabbath forever! Maybe the works by Bach proposed though are too complicated. Bach is severe but being mystical he might appeal to Indian minds like yours and Ashish’s.

Ashish. Thank you! [referring to my last post meant to redeem him] I also just begun on Indian Classical music with Pandit Hari Prasad Chaurasia’s Call of the Valley. Can’t wait to start on this … yes, Ashish must indeed be saved from rock music. I think it’s too late for that! You don’t know the beauty of listening to Heaven and Hell, then Stargazer and jumping to Ahir Bhairav just yet!!

MoR. It’s not that I don’t like rock, I’m still listening to it now and then. It’s just that a mind needs all types of nourishment. I’m sure you’ll find depths in Indian classical music unknown to Sabbath. Ahir bhairav? I checked, it seems to be a Hindustani classical raga. I wish I had some knowledge of Indian ragas. Why then don’t you flood me with links? Why don’t you become just a bit (or a lot) a Man of India – instead of repeating of yourself: ‘The British left, but left him’ …? 🙂

The Power of Sabbath

(Sabbath. Heaven and Hell – Neon Knights. Live. From this post by Ashish)

Ashish. Alright, this needs some explaining.

You see, I am NOT a music person. All this passion for music started when we started the cyber cafe as background music when I worked. The problem was that the hindi (Indian) songs were too much intrusive and I couldn’t concentrate so I loaded up my playlist with English ones. Slowly I listened to the music, started liking it and when I bought a new MP3 player I started listening a week.

Currently, on my holiday’s I usually go out for long walks early in the morning for I dislike meeting people. So what to do during the day when for the most part of 12 hours there is no electricity? How to relieve myself from the world? Thats where rock saves me.  😉

It’s not like I “hate” Indian music. It just seems more vocal focused. Whoever has the best voice wins. Heck, I even dislike modern rock as you know and prefer the 70’s or 80’s act meself. It’s the music.. so much different, myriad filled with epics, dragons (Ronnie Dio happens to be my favourite vocalist) or drugs!

As for becoming Man of India well there are too many Men of India preaching this and that. I prefer not being tied to a region or place. The world is free I think to live wherever I want, like whatever I want, eat whatever I want. (This is a rant not for you but for everyone who advises in regionalism..)…

Paul. Ashish, try to get «Beatles go baroque», Naxos 8.990050F, original Beatles’s songs by John Lennon and Paul McCartney arranged by Peter Breiner in the styles of Handel, Vivaldi or J.S. Bach. A real treat. It was recorded in 1992, in Bratislava by the Slovak Philarmonic. The beat and the music is there with a special flavor.

Ashish. Paul, thanks for that! Thats seems like some Beatles I can stomach! (I have their greatest hits package but don’t listen to it that much.) Will try to find this! Thanks very much! 🙂

The Commentator. (…) I’m starting to like Ashish. He pulls out the Sabbath. I like to listen to hard stuff every once in a while. Why, just today I was blasting The Ramones. But what a long walk from the beautiful masterpieces of Western classical music to rock.

Let’s see Western musical heritage: classical, ragtime, jazz, blues, country, bluegrass, rock, hard rock, motown, disco, punk, techno, grunge – interesting evolution. I know. An incomplete list and definitions. But you get the picture.

Ashish. LOL thank you Commentator. I’m just getting into the stuff actually. There is so much music and so little time!

Sarinda, Indian bow string instrument

MoR. Ashish, you say: “It’s not like I hate Indian music. It just seems more vocal focused.”

Voice, ok. But as far as I know there are lots of instruments as well, complex and exciting. Percussions are very rich, plus we have bow string instruments like Sarinda (see above) and Sarangi, stringed instruments like the Sitar (a great myth of my generation because of the Beatles and Ravi Shankar) and many others I don’t know the names of.

Probably Indian music is monodic, so melody plays a great role, and of course voice can be central, though not only I think. What I like very much is the way the Indians treat the melody (vocal or instrumental), fascinating for its sensual ornaments and especially quarter tones (!!), so exotic to Western ears!

Ashish. Nay, you’re talking Indian Classical music. I was talking about the regular – which is mostly film music and most all of which is vocal focused. But like I said above, the bug of classical music has bitten me now and I’m ready to dive in that ocean.

Bolly Songs and Classical Ragas

MoR. Great. I loved the music you presented in your post: the songs reminded me of my stay in India but the classical Ahir Bhairav type of music you present [which can be listened here] is much more profound, there is a total difference in depth. Depth is to be experienced especially at your age, since it’ll get deeper into your blood. [What I am not at all able to figure out is how, according to these Hindustani ragas, the music is slowly building up in more and more complex variations, I mean in which ways, according to which rules.]

Ashish. That is what I liked about it, depth. You could just lay back and watch as the music danced in front of your eye with varied textures.

Oriental Quarter tones

(We can finish with the Man of Roma talking about things he knows nothing about)

MoR. Oriental and Indian music has quarter tones, I can dare say. In the first notes of the song Hur Hura Asathe you have embedded in your post – I might be wrong – one experiences quarter tones.

On a keyboard, the distance in pitch between for example a C note and a D note (two white keys) is called a whole tone and this tone is cut into two halves (2 semitones) by classical Western music (C-C#; C#-D).

So between a C and a D we have only one possible note in between: C#.

In Oriental music instead a whole tone is cut into 4 different notes, 4 quarter tones.

It is one reason why the first notes of the said song (see the movie below) sound vague to a Western ear, which increases their fascination. I don’t think it is by chance by the way that the Italian word vago (= vague) means both vague and beautiful.

This whole inter-cultural thing is of course fascinating.

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Related post (and conversation):

Examples of Monodic and Polyphonic Music