Giulio Cesare, uno sciupafemmine. Dongiovannismo ieri, l’altro ieri e oggi

Monica-Bellucci_784x
Monica Bellucci assaltata dai maschi romani (Dolce e Gabbana)

Perché Casanova era italiano e Don Giovanni era spagnolo? E questa mania di Rodolfo Valentino e dei latin lovers? Italians do it better?

Difficile avere termini di paragone ma è certo che non pochi stranieri trovano che ci sia qualcosa di sensuale in noi latini, qualcosa che viene percepito come peccaminoso e quasi amorale ma, per questa stessa ragione, irresistibile (vedi la frizione tra inglesi e francesi in questo ambito).

Ho collaborato per qualche anno all’UNLB di Brindisi e quando gli studenti, provenienti dal nord America e da altre parti del mondo, mi chiedevano perché le ragazze locali fossero vestite in modo provocante e camminassero per il corso in modo così sinuoso (facendo pensare alle donne dei film di Montalbano, per intenderci, o a Belen) io rispondevo che ciò non indicava una loro maggiore disponibilità quanto piuttosto un costume italiano e latino.

[Tempo fa ascoltai questa frase in un documentario americano di History Channel: “Un esercito di Don Giovanni stava per sbarcare …“, in riferimento a una spedizione militare inviata da Mussolini da qualche parte nel Mediterraneo.

C’è da chiedersi se una star come Madonna abbia costruito la sua carriera in parte su questa ambiguità: la “sensualità speciale” italiana]

Ψ

Una serie del vecchio blog ‘Man of Roma’ intitolata Sex and the city (of Rome) cercava di tracciare connessioni tra i comportamenti dei latini contemporanei e le abitudini sessuali romane pre-cristiane, non gravate dal tormento del peccato cristiano (gli italiani, dicevo, erano più pagani e meno cristiani dei nord-europei perché il loro fu un paganesimo estremamente più civilizzato che ha lasciato tracce profonde; loro invece si civilizzarono con il Cristianesimo: una bella differenza).

Restringendo il campo agli uomini trattai in seguito anche il fenomeno del dongiovannismo, sempre con l’intento di cercarne le radici in un passato lontano.

Riporto qui alcune note che si riferiscono a ieri, a oggi e al passato misterioso dei millenni (più vicino di quanto si pensi).

 

Comportamenti irritanti

Alcuni comportamenti dei maschi italiani erano (e sono) pessimi, non c’è dubbio.

Quando i giovani del mio tempo sbarcavano all’Oktoberfest non appena il tasso alcolico andava alle stelle e la gente era in preda all’ebbrezza essi si sentivano in diritto di sedurre TUTTE le ragazze tedesche della loro tavolata, il che naturalmente generava non poca riprovazione.

Negli anni ’60 sciami di adolescenti romani (di cui ahimè qualche volta feci parte anch’io) cacciavano le turiste per il centro storico di Roma. Lo facevano razionalmente, proprio come i cacciatori che studiano le abitudini della ‘preda’, e ovviamente la maggioranza di queste ragazze non ne era affatto contenta (beh, la minoranza invece era il premio riservato a tale comportamento, volgare e intrusivo).

Oggi forse abbiamo meno sfacciataggine per la strada ma si è arrivati a un livello in cui la violenza e maleducazione degli uomini sulle donne è inaccettabile (è aumentata o diminuita? Solo le statistiche ce lo possono dire ma è certo che la pazienza delle donne è agli sgoccioli).

 

Giulio Cesare: il lato nascosto

Cerchiamo di capire meglio considerando i nostri progenitori – che ci hanno influenzati proprio come i nonni influenzano i nipoti – e tra essi scegliamo un romano tra i più ammirati (e amati) di tutti i tempi, Giulio Cesare. In via dei Fori Imperiali spesso i turisti depongono corone di fiori ai piedi della sua maestosa statua di bronzo.

Cesare era grande in tutto ciò che faceva, un’anima suprema, più razionale di Alessandro, astemio, dotato di intenso intelletto, coraggio, forza e audacia fino all’età avanzata.

Era anche un grande visionario e molti storici pensano che senza Cesare (che conquistò la Gallia e mise in condizione di non nuocere un’aristocrazia ormai decadente) il mondo greco-romano sarebbe perito molti secoli prima sotto i colpi dei barbari con enormi conseguenze per l’Occidente, il che lo rende ancor più un gigante rispetto all’uomo comune.

Eppure c’è un altro aspetto di Giulio Cesare che può lasciarci perplessi.

Era totalmente dipendente dal piacere sessuale (solo l’ambizione in lui era maggiore, sostiene Montaigne) e mise più volte in pericolo la sua carriera per questo motivo (gli asterischi sotto indicano azioni pericolose).

Cesare era molto bello e narcisista. Cercava di nascondere i capelli radi portando più spesso del dovuto la corona d’alloro (Suetonio). Si profumava con gli unguenti più preziosi e si depilava i peli del corpo: voleva che la sua pelle fosse perfetta come quella di una donna.

Cambiò moglie quattro volte. Probabilmente ebbe una relazione con il re di Bitinia Nicomede IV, con Cleopatra regina d’Egitto (*), con Eunoe regina di Mauritania. Forse dormì con non pochi dei suoi soldati.

Sceglieva personalmente schiavi avvenenti di sesso maschile (l’amore omosessuale non essendo condannato a Roma a condizione che gli uomini assumessero un ruolo non passivo, perché esser passivi era contro la dignitas).

Cornificò e venne cornificato. Fece l’amore con Tertulla, la moglie di Crasso (*); con Lollia, la moglie di Gabino; con Postumia, la moglie di Servio Sulpicio; persino con Murcia, la moglie di Pompeo (*), a cui successivamente diede in moglie l’amatissima figlia Giulia.

Ebbe anche una relazione duratura con Servilia, la sorella di Catone il giovane, il suo più acerrimo nemico. Servilia era la madre di Marco Giunio Bruto, uno degli assassini di Cesare (e forse il suo stesso figlio).

Ψ

Beh.

Se questi erano i modi dell’uomo migliore di Roma …

______________
Nota. Leggete la storia dell’affascinante Johnny Stompanato, italo-americano, prototipo dell’American gigolo, e di come sedusse la diva Lana Turner.
E, sul Chicago Magazine, la terribile vicenda nei dettagli del fatale triangolo.

 

La donna con la bottiglia

Donna con bottiglia. Oggi
A quell’età (e in quegli anni) con una donna dalla bottiglia vestita così ci avrebbero portati di corsa alla neuro 😲

Ora un ricordo di cui non sono fiero. Ancora oggi, nella mia immaginazione, rivedo quanto avvenne in modo nitido. Assieme a Gianvi, il mio amico del cuore aretino, andai per un paio d’estati in villeggiatura a Marina di Massa, sulla costa toscana. Avremmo avuto entrambi sui 12-13 anni.

Ora mentre un giorno pedalavamo in tandem su una strada isolata scorgemmo una donna che teneva una bottiglia in mano. La donna era attraente e aveva un bellissimo sedere, cosa inconfutabile anche oggi che ci penso.

Noi che stavamo dietro di lei ma non così vicino la raggiungemmo pedalando e BAM, le diedi con la sinistra una pacca sul sedere.

Lei gridò verso di noi anche se non troppo e poi sorrise con un angolo della bocca. Sarà stata sui 30 anni, o giù di lì.

Imbaldanziti per il nostro successo (aveva sorriso!) facemmo una larga manovra a U per stradine laterali ed eccola di nuovo in lontananza e noi ancora a pedalare verso di lei nel modo più silenzioso possibile in modo da non farle scorgere la nostra presenza.

BAAM, feci ancora io.

Si girò sorpresa. Non pensava che avremmo osato di nuovo e questa volta il suo grido fu più arrabbiato, ma non terribilmente arrabbiato – o così a noi sembrò.

Resi dunque ancor più audaci e come ubriachi girammo in largo e ci ritrovammo ancora su quella strada dove la donna camminava. Prima però che quel sedere magnetico fosse di nuovo alla nostra portata lei si voltò di scatto – non era mica scema – e brandendo con furia la bottiglia gridò a gran voce:

“Se un la smettete di fare i bischeri vi spacco questa bottiglia su quella testaccia. COGLIONI!!!”

Presi alla sprovvista da una simile reazione perdemmo il controllo del tandem che urtò con la ruota anteriore lo spigolo del marciapiede. La ruota scoppiò, il tandem si piegò e noi finimmo a capofitto sull’asfalto.

Beh, ora ci sentivamo più umiliati che esaltati e non sapevamo cosa fare in una situazione di massimo imbarazzo. Lei ci guardava ancora con occhi furibondi puntando la bottiglia ma a breve il suo sguardo si addolcì (aveva visto quanto eravamo giovani e imbarazzati? Era per un’altra, insperata, ragione?)

Alla fine ci sorrise e ci guardò negli occhi. Ricambiammo il sorriso e sentimmo che la gioia ritornava.

E credo imparammo che quando si gioca con la fortuna (e con le persone, che non è un bene) bisogna sapere quando è il momento di smettere, o meglio, di non cominciare.